Cronaca

Attentati Parigi, Elisabetta: "Ero lì. Ora vivo con paura, mi guardo le spalle in maniera diversa"

Due bolognesi a Parigi quella terribile notte: "Sentivamo solo suoni di sirene, poi il buio, le luci dei ponti e della cattedrale di Notre Dame erano spente, per strada polizia, ambulanze, gente come impazzita e non sapevamo dove andare"

Elisabetta e Marco a Parigi

Era andata a festeggiare il suo 27° compleanno a Parigi, la città romantica per eccellenza, e ci era andata proprio con il suo fidanzato, ma quello che doveva essere un viaggio fatto di tenerezze "si è trasformato in terrore e paura". 

E' il racconto di Elisabetta Franco: la giovane di origini liguri vive con il suo compagno 31enne, Marco Pais, a Bologna. La sera del 13 novembre, quando nella capitale francese si è scatenato l'inferno, sono prima andati a cena e poi hanno deciso di concludere la serata in musica: metal o jazz? Così Elisabetta e Marco hanno scelto un posto più tranquillo e meno affollato, preferendo al Bataclan, un altro famoso locale al 38 di Rue de Rivoli "La Cave".
"E' un locale undergroud - sotto il livello della strada - a un paio di km dal Bataclan, e non c'era linea telefonica. Quando durante la pausa siamo saliti in strada per fumare una sigaretta, abbiamo guardato i nostri cellulari: 36 chiamate io e 22 Marco, tutte di parenti e amici. Le due famiglie non si conoscono, quindi abbiamo subito pensato a qualcosa di grave". Elisabetta ha subito chiamato la madre, l'aveva sentita alle 19.30 informandola del programma della serata: sarebbero andati a sentire un concerto. Lei disperata e in lacrime le ha riferito di quanto stava accadendo, aveva già chiamato la Farnesina e l'Ambasciata. 

"Sentivamo solo suoni di sirene" e così che comincia la loro fuga. "Poi il buio, le luci dei ponti e della cattedrale di Notre Dame erano spente, per strada polizia, ambulanze, gente come impazzita, famiglie con bambini che correvano senza una meta, e neanche noi sapevamo dove andare, non sapevamo dove fossero gli attentatori, ma abbiamo continuato a correre fino a quasi svenire". 

"Mio fratello è Vigile del Fuoco a Lecce e per telefono ci guidava dicendoci dove non dovevamo andare", continua Elisabetta, "Ci siamo ritrovati dall'altra parte della Senna, finchè non abbiamo visto un albergo e lì ci siamo rifugiati, erano circa le 4. Non c'erano mezzi di trasporto e taxi, così alle 5.15 siamo arrivati al nostro albergo nel quartiere latino, in Place d'Italie". 

Il volo per l'Italia era previsto in mattinata, così Elisabetta e Marco hanno chiamato l'ambasciata che ha confermato la regolarità dei voli. La metropolitana era chiusa ma sono riusciti a trovare un taxi e poi un bus per raggiungere l'aeroporto "Paris Beauvais Tille". Ma non era ancora finita, dopo la notte in bianco e il terrore hanno dovuto pazientare ancora, sfiniti, e sottoporsi a file e controlli per due ore.

"Ora ci stiamo riprendendo piano piano - conclude Elisabetta - Marco non mi mai lasciato la mano. Ci pensiamo spesso e ne parliamo. Io ho paura, e oggi mi guardo alle spalle in maniera diversa". 

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