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Migranti, parrocchie bolognesi approntano letti per richiedenti asilo

Mentre il sindaco è pronto a chiedere alla Prefettura di convertire l'hub di via Mattei in un Centro di accoglienza straordinaria da 200 posti

A fine Piano freddo le parrocchie bolognesi accoglieranno i richiedenti asilo. Mentre il sindaco Virginio Merola è pronto a chiedere alla Prefettura di convertire l'hub di via Mattei in un Centro di accoglienza straordinaria da 200 posti, per scongiurare la creazione di un Centro per il rimpatrio, la Chiesa bolognese comincia a sensibilizzare le parrocchie. "Qualcuno sta già preparando i posti per l'accoglienza", racconta don Massimo Ruggiano, vicario episcopale per la carità.

All'interno del piano freddo comunale, al quale partecipano diverse parrocchie, il 53% degli ospiti proviene infatti da Paesi non Ue. "Oltre alle parrocchie, ci sono 11 famiglie che stanno già ospitando rifugiati e diversi istituti religiosi mettono a disposizione i loro spazi per accogliere una ventina di persone", spiega il sacerdote.

Progetti e ospitalità

Oltre a questi, l'Eremo di Ronzano, sui colli bolognesi, "ha dato un'ala del convento per famiglie e minorenni". Per ospitare i richiedenti asilo, la Caritas felsinea ha due appartamenti di proprietà e uno preso in affitto da un privato. In provincia, la comunità missionaria di Villaregia ha dato in uso la sua casa madre, nel Comune di Budrio. A Borgonuovo i missionari di padre Kolbe hanno ristrutturato due appartamenti

Questi posti si aggiungono a quelli messi a disposizione da febbraio 2016 all'interno del progetto "Pro-tetto. Rifugiato in casa mia", inaugurato dalla Caritas, che aveva accolto l'invito del Papa ad aprire le porte ai profughi attraverso un gesto concreto durante l'anno del Giubileo della misericordia. In tre anni, 126 ragazzi e tre ragazze hanno trovato accoglienza e la possibilità di costruirsi un futuro attraverso l'ospitalità delle famiglie bolognesi che hanno aderito all'iniziativa. "Sono sempre persone molto giovani, sotto i trent'anni, quasi tutti provengono dai Paesi dell'Africa occidentale, ma abbiamo avuto anche alcuni ragazzi pakistani. Sono quasi tutti musulmani", racconta la coordinatrice del progetto per la Caritas di Bologna Francesca Tiberio. "L'accoglienza è breve, dura sei mesi, prorogabili a nove, perchè questi ragazzi hanno tante risorse e possono guardare avanti, riprendere in mano la loro vita presto. A volte hanno viaggiato fino a due anni per arrivare fino a qui e aspettato altrettanto per avere i documenti. Hanno lasciato a casa una situazione di bisogno a cui vogliono rispondere, sentono una grande responsabilita'".

Vengono accolti in famiglia oppure in edifici delle parrocchie, ma con una famiglia tutor che fa da ponte con la comunità parrocchiale. "Quando finisce il periodo di accoglienza, la maggior parte trova lavoro, mentre hanno più difficoltà a trovare casa", prosegue Tiberio. In tre anni, una novantina di persone è uscita dal percorso di "Pro-tetto" con un contratto di lavoro, due si sono iscritte all'universita' e vivono in studentato, due hanno avuto bisogno di rientrare nel sistema Sprar per particolari fragilità, due sono andate all'estero e solo di pochissime Caritas ha perso le tracce. 

"Ci vengono segnalate dai gestori dei Cas e degli Sprar o dal nostro stesso Centro di ascolto. Sono persone in uscita dall'accoglienza governativa, che il nostro progetto non vuole sostituire. Avevano in mano il permesso di soggiorno, ma avevano bisogno di trovare una collocazione", spiega la coordinatrice bolognese. "Il senso del progetto è rinnovare e sviluppare la cultura dell'accoglienza nelle nostre comunità, l'incontro fra persone è una grandissima occasione. Siamo in attesa di capire come porci, prima di esprimere giudizi", conclude la responsabile con uno sguardo al futuro prossimo, in cui si faranno concreti gli effetti dell'applicazione delle nuove norme sui richiedenti asilo volute dal ministro dell'Interno Matteo Salvini. (Dire)

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