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Studente Unibo

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Zaki, appello corale a Mattarella e Draghi per la liberazione dello studente egiziano: "Patrick non ti lasceremo solo"

A parlare anche il sindaco Merola: "Se si aderisce alle convenzioni Onu il tema dei diritti umani non può avere barriere nazionali"

Tutti insieme per far tornare a casa Patrick Zaki. Da Bologna con il sostegno di molti sindaci italiani, a un anno dalla carcerazione dello studente egiziano, l'appello per la liberazione ha una voce sola anche se a parlare sono in tanti: oltre al Rettore Francesco Ubertini, ci sono il sindaco Virginio Merola, il governatore Stefano Bonaccini, Presidente della Regione Emilia-Romagna, l'artista Gianluca Costantini e alcuni studenti che hanno letto in diretta web i messaggi e le email arrivate in tutti questi mesi per chiedere giustizia. Ci si rivolge al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ma anche al futuro Governo Draghi. E ciò avviene nel corso di un'iniziativa di mobilitazione organizzata dall'Alma Mater di Bologna .  

Un anno in carcere: "Patrick esempio di impegno morale e civile"

"Patrick ha compiuto i suoi 29 anni in carcere, tristemente. Lì è rinchiuso da un anno e continua ad aspettare fra rinvii e rinnovi di custodia cautelare. Mentre il suo profondo impegno morale traspare dai messaggi che scrive, è incarcerato perchè difensore dei diritti umani e non per altre ragioni inventate - ha detto il Rettore Francesco Ubertini - Oggi sono qui con noi tanti sindaci italiani per dimostrare che Patrick non è più solo un cittadino dell'Alma Mater e di Bologna, ma un giovane uomo che il nostro intero Paese riconosce come esempio di impegno morale e civile e al quale vorremmo dare la cittadinanza italiana e quindi europea". E Ubertini si rivolge direttamente a Mattarella. 

"C'è chi non ndrà più in Egitto per quello che stanno facendo a Zaki"

L'idea di appellarsi a al Presidente della Repubblica, così come spiega il sindaco di Bologna "significa che noi chiediamo la cittadinanza italiana per Patrick, sapendo che questa coincide con la cittadinanza europea. E quindi ci permetterà che, anche a livello europeo, si assumano tutte le responsabilità conseguenti. Se si aderisce alle convenzioni Onu il tema dei diritti umani non può avere barriere nazionali. Molti cittadini di Bologna andavano in Egitto. Ora non ci vanno più per la pandemia, ma molti non ci andranno più per quello che state facendo a Patrick Zaki".

"Ho sentito obiettare da qualcuno che sarebbe un'ingerenza nei confronti degli affari privati di un altro Stato sovrano - ha detto il governatore dell'Emilia-Romagna e presidente della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini - e a questo rispondo che quando si parla di diritti umani, non c'è confine che tenga. Capita oggi a Patrick, potrebbe capitare in futuro a ognuno di noi. La democrazia è un valore che va corroborato ogni giorno. E la Regione è pronta a mettere in campo tutti gli strumenti possibili per far tornare Patrick libero" 

E le Istituzioni non sono state le sole ad alzare la voce questa mattina. La voce degli studenti Unibo, attraverso tre di loro, è arrivata con una letture delle email e i messaggio arrivti in questi mesi per Zaki: tutti lo confortano, lo esortano a tenere duro, gli promettono vicinanza al suo ritorno e soprattutto chiedono giustizia. 

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L’impegno per Patrick ha visto oggi unita l’intera comunità dell’Università di Bologna e di molti altri atenei nazionali e internazionali. Quando, durante una visita in carcere, gli è stato fatto sapere che Bologna gli aveva conferito la cittadinanza onoraria, e come Bologna altre città italiane, Patrick ha espresso con emozione ed entusiasmo la sua gratitudine, per quello che lui aveva già chiamato ‘il popolo gentile italiano’ comunicando il suo profondo desiderio di riprendere i suoi studi e di ritornare in quella che ora è anche la sua città. Intanto è nata anche la sala studio temporanea dedicata a Patrick, gestita da Biblioteca Salaborsa e allestita all'interno della Sala degli Atti di Palazzo Re Enzo.

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