Ricercatore arrestato al Cairo: studia all'Alma Mater. L'Ong: "È stato torturato"

Patrick George Zaky, attivista e ricercatore, è stato arrestato giovedì 6 febbraio all'aeroporto egiziano per un ordine di cattura spiccato nel 2019, di cui lui però non era a conoscenza. Ignoti anche i capi d'accusa contestati

Foto petizione Change.org

Patrick George Zaky è stato picchiato, sottoposto a elettroshock, minacciato e interrogato in merito al suo lavoro e al suo attivismo. Sul corpo mostra segni visibili delle violenze. Lo ha riferito all'agenzia Dire l'Egyptian initiative for human rights (Eifr), l'ong con cui il ricercatore egiziano collabora.

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Zaky, attivista e ricercatore egiziano di 27 anni, è stato arrestato all'aeroporto del Cairo giovedì 6 febbraio. Il giovane era partito da Bologna, dove da alcuni mesi stava frequentando un master in Studi di genere presso l'Università Alma Mater Studiorum, e ora intendeva trascorrere un breve periodo di vacanza nella sua città natale, Mansoura. 

In una nota diffusa nel pomeriggio, l'associazione, in contatto con gli avvocati del ricercatore, fa sapere che il pubblico ministero di Mansoura ha contestato a Zaky: "la pubblicazione di false voci e false notizie che mirano a turbare la pace sociale e seminare il caos; l'istigazione alla protesta senza l'autorizzazione delle autorità competenti allo scopo di minare l'autorità statale; istigazione al rovesciamento dello Stato; la gestione di un account di social media che ha lo scopo di minare l'ordine sociale e la sicurezza pubblica; l'istigazione a commettere violenze e crimini terroristici".

Come ha riferito all'agenzia Dire Amnesty International, il ragazzo, una volta atterrato, è stato preso in custodia dalla polizia egiziana. La notizia è stata confermata anche dall'associazione locale Egyptian Initiative for Personal Rights (Eipr), con cui Patrick George Zaky collaborava.

Di lui i familiari hanno detto di aver perso ogni notizia da giovedì notte fino a stamani, quando è stato riaccompagnto a casa. Dopo l'arresto, infatti al ragazzo non sarebbe stata data la possibilità di contattare né i famigliari né un avvocato. Amnesty, in base alle informazioni ricevute da fonti sia nel capoluogo emiliano che al Cairo, riferisce che Zaky è stato arrestato per un ordine di cattura spiccato nel 2019, di cui lui però non era a conoscenza. Ignoti anche i capi d'accusa contestati. Lo studente, stando alle stesse fonti, durante l'interrogatorio potrebbe aver subito torture, tra cui l'electroshock.

Amnesty International: "Rischio tortura"

L'Agenzia Dire aveva contattato in passato Patrick Zaky in merito all'ondata di arresti che negli ultimi anni si stanno registrando nel Paese, e che colpiscono attivisti per i diritti umani, oppositori politici, giornalisti e perfino gli avvocati che si occupano di seguire questo genere di casi. Nel 2018 l'attivista aveva detto: "L'Egitto non è affatto un Paese stabile, né dal punto di vista socio-economico né delle libertà fondamentali. La gente non trova lavoro, il costo della vita continua ad aumentare e il governo fa di tutto per limitare gli spazi del dissenso".

L'associazione con cui il giovane collabora "si batte per i nostri attivisti, ma anche per Giulio Regeni". "Condanniamo l'arresto di un attivista per i diritti umani, che ora rischia un periodo di lunga detenzione e torture" ha dichiarato Riccardo Noury, portavoce di Amnesty.

La petizione su Change.org

Conta già migliaia di adesioni la petizione lanciata sulla piattaforma change.org che chiede al governo egiziano di rilasciare Patrick Zary. "Le forze di sicurezza dello stato egiziano coinvolte sono le stesse di quelle che hanno preso parte all'omicidio del ricercatore italiano Giulio Regeni nel 2016", si legge nel testo.

Per l'Università di Bologna l'arresto dello studente egiziano che frequenta il master Gemma (studi di genere) è un fulmine a ciel sereno. C'è la "massima attenzione" per la vicenda, sulla quale per il momento però l'ateneo sta ancora raccogliendo le informazioni del caso. "Lo studente non era là per un incarico dell'Università - si conferma- perché in quel caso l'avremmo saputo immediatamente, visto che abbiamo un monitoraggio dei nostri studenti all'estero". In rettorato si sta insomma lavorando per avere un quadro più chiaro, prima di qualsiasi valutazione. 

Fratoianni: "Governo e Ateneo intervengano"

Dopo la denuncia di Amnesty il governo italiano e le autorità accademiche dell'ateneo bolognese intervengano con decisione nei confronti del governo egiziano per l'arresto del giovane egiziano studente dell'università di Bologna. Arresto avvenuto sicuramente per il suo impegno a difesa dei diritti umani". Lo afferma il deputato Nicola Fratoianni di Sinistra Italiana-Leu.

"Un altro episodio che coinvolge un regime - prosegue l'esponente di Leu - che quotidianamente calpesta i diritti umani e le regole democratiche, che non ha ancora fatto il suo dovere verso l'Italia e la giustizia sulla vicenda Regeni. Se pensiamo poi che c'è qualcuno in qualche ufficio del governo del nostro Paese che addirittura vorrebbe vendere delle navi militari a questi signori, di fronte a questi fatti è ancora più forte la voglia di chiederne l' allontanamento. Ora comunque si tratta di salvare questo studente universitario - conclude Fratoianni - faremo tutti i passi necessari in Parlamento affinché l'esecutivo si attivi per il suo rilascio".

Della stessa idea, il deputato bolognese del Pd Andrea De Maria, che scrive: "È importante che tutte le autorità italiane si attivino in merito, come già stanno facendo il Comune e l'Università di Bologna. Le notizie su Zaky destano grande preoccupazione. A maggior ragione perché si tratta di un attivista che potrebbe essere sottoposto a violazioni dei diritti umani".

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Anche il sindaco di Bologna, Virginio Merola,  si associa alle preoccupazioni di Amnesty International: "Spero che si possano avere presto notizie rassicuranti sullo studente egiziano che sta frequentando un master nell'università di Bologna. Dal balcone del nostro Comune - ricorda Merola - sventola lo striscione giallo per Giulio Regeni, anche per questo non possiamo essere indifferenti a quello che è accaduto".

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