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Cronaca

Tanta Emilia nel Pd dopo elezioni: Schlein, De Micheli, Bonaccini i nomi in campo per la segreteria

Il partito verso il congresso tra spinte centripete e riaperture a Renzi e Calenda. La ex ministra si candida

Tanta Emilia-Romagna per il day-after del Partito democratico, uscito malconcio (ma non steso) dall'improvvisa consultazione elettorale, anche nella regione considerata rossa per eccellenza. Enrico Letta sarà ancora segretario per qualche mese, ma nel Pd già si fanno i nomi di Stefano Bonaccini e di Elly Schlein per il congresso della prossima primavera. Dulcis in fundo, in un partito in pieno fermento post-elezioni, accanto ai nomi di presidente e vice presidente della Regione, è uscita l'autocandidatura di un'altra big dem emiliana, Paola De Micheli. Dai territori a ridosso della via Emilia sembra quindi provenire la reazione a caldo del partito, dopo una tornata elettorale dove sia il Sud che le aree interne -anche nella stessa regione- hanno confermato di aver voltato le spalle alla più grande formazione politica di centrosinistra italiana, erede indiretta del Pci.

Al di là delle frasi di circostanza, ancora una volta si cercano nomi e cognomi per il rilancio, con buona pace dei vari "ripartire dai territori", dei "tornare tra la gente" e ancora dei "prima i programmi poi i nomi", massime che sempre riecheggiano dalle stanze che contano, dopo una sconfitta nelle urne. E anche se il distacco con i riformisti più radicali (citofonare Renzi e Calenda) si sia per ora consumato, dentro al partito si riflettono le pulsioni di tutto l'arco che va dal centro alla sinistra, incluso chi vorrebbe riavvicinarsi al redivivo Movimento 5 stelle a trazione Conte. A queste tensioni non fa difetto il partito emiliano.

Bonaccini, Schlein e De Micheli per il congresso Pd

Di candidati in pectore a capo partito, sulla via Emilia, ce ne sono diversi. C'è Stefano Bonaccini, il presidente della regione, in predicato di diventare lui il prossimo segretario Pd. Compito non facile, ma che vedrebbe -il governatore spesso lo rivendica sul territorio da lui amministrato- di nuovo il tentativo di fare coesistere due anime opposte, con un chiaro sguardo ai ceti produttivi, al partito del Pil. Partito che non è solo composto dagli imprenditori industriali, ma anche da quella consistente aliquota di operai e impiegati che nell'industria lavorano e dove -sovente nei primi- forte è stato il richiamo prima leghista e ora meloniano dal tornio alle urne. Un profilo rassicurante da presentare al Paese, quello del 'Bona', attento sia sul fronte del mercato che dei diritti civili.

Non solo, Bonaccini sa di essere governatore di una regione del nord. Con la robusta maggioranza della destra in parlamento e i venti di riforma della Costituzione in chiave presidenzialista che spirano, Bonaccini sarebbe l'uomo giusto per toccare palla con un altro controverso cavallo di battaglia, e cioè l'autonomia differenziata. Argomento divisivo tra Fdi e Lega, dove il Pd potrebbe lavorare di scalpello (e non più di cacciavite) per cercare si spezzare l'unità nelle fila avversarie.

Naturalmente è l'ala più a sinistra a vedere con fastidio una eventuale segreteria Bonaccini. In molti, dentro e fuori dal partito, rimproverano al governatore emiliano di essere tanto, troppo legato al mondo produttivo e al passato renziano, legame riflesso anche in giunta regionale, dove il Pd governa anche con Italia Viva.

Spinosi e indigesti alla sinistra sono sentiti anche i dossier infrastrutturali sul tavolo della giunta Bonaccini, tra Passante di Bologna, nuove seggiovie in un Appennino, rigassificatori off-shore e progetti di poli logistici nella Bassa, con annesso consumo di suolo. Ancora irrisolto infine il pesante nodo dei contratti al ribasso nel mondo della logistica regionale, applicati dalle cooperative spurie del settore, senza soluzione di continuità.

L'incognita Schlein: eletta a Roma, si apre il nodo successione

Se la sua candidatura ai vertici del Pd non è ancora ufficiale, sicuro è il passaggio di Elly Schlein da viale Aldo Moro a Montecitorio. Incompatibile infatti la carica di giunta con quella di parlamentare, la 37enne italo-americana (ha anche la cittadinanza Svizzera essendo nata a Lugano) dovrà giocoforza trasferirsi -almeno politicamente- a Roma per entrare in aula su banchi del centrosinistra. Nata dentro al partito ai tempi di #occupyPd, Schlein è poi uscita durante la segreteria Renzi. Dopo una parentesi nelle file di Possibile, la giovane leader di sinistra è rientrata nell'orbita Pd da indipendente, per poi scegliere di far parte della seconda giunta Bonaccini con la lista Coraggiosa. 

E' a lei che un'altra ala del Pd guarda: donna, under 40, dichiaratamente omosessuale, radicale ma non populista, Schlein incarnerebbe sia l'immagine del rinnovamento interno che della questione di genere e dei diritti civili, ma con un profilo non troppo ostile al sistema. Una posizione che però -sostengono i detrattori- finirebbe per essere quella del generale senza esercito, facilmente vittima dei veti incrociati delle correnti, senza contare che fuori dalla regione in molti ancora non la conoscono politicamente, in primis quel partito del Pil di cui sopra. C'è anche un altro fatto, non poco secondario, per gli addetti ai lavori: Schlein non è più del Pd, quindi teoricamente non potrebbe candidarsi a ruoli di partito, e nemmeno votare (se non, forse, alle primarie). La stessa interessata infine, non ha ancora sciolto riserva riguardo a una sua possibile candidatura.

Intanto rimane aperto il nodo -tutto emiliano- della successione -questa sì, certa- alla carica e alle deleghe della vicepresidenza di Viale Aldo Moro. C'è chi parla di spacchettamenti delle deleghe, in altri casi invece di un mini-rimpasto e di un nuovo assessorato, sganciato dalla vicepresidenza. Per mantenere gli equilibri politici, naturalmente la nuova figura andrebbe cercata dentro alla lista Coraggiosa, ma i papabili sono solo uomini (Igor Taruffi il 'vice' naturale) e questo incrinerebbe l'immagine della giunta sul fronte parità di genere.

Si candida De Micheli: ex ministra, alla quarta legislatura

Tornando al congresso Pd, ultima entrata in scena per la consultazione interna del prossimo tardo inverno è la ex ministra delle Infrastrutture e manager nel settore delle conserve Paola De Micheli. Piacentina, 49 anni, già parlamentare, De Micheli ha avanzato la propria candidatura poche ore dopo la sconfitta alle urne.  "Bisogna riconoscere gli errori commessi -ha ammesso De Micheli parlando scarso del risultato del Pd- anche quelli sotto il governo Draghi, che ha varato norme restrittive sui diritti del lavoro, per esempio nel settore della logistica".

Con un curriculum che mostra già una consolidata esperienza di governo, De Micheli sembrerebbe la candidata naturale alla successione, pure lei in grado di togliere il Pd dall'imbarazzo di non avere mai avuto un segretario donna e di avere anche al vertice un collaudato elemento interno di punta dell'organico di partito. C'è un però: per chi vorrebbe un cambiamento radicale, De Micheli è troppo di sistema. Parlamentare da quattro legislature, sottosegretaria nei governi Renzi e Gentiloni, ministra nel secondo Conte, il suo volto non rappresenterebbe quella rottura che dalla base si evoca per cambiare indirizzo politico. E cioè un partito più di lotta, che di governo.

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