Cronaca

Vicino di casa abusò di due fratellini: la Procura fa ricorso e chiede il carcere

Divieto di dimora non sufficiente per la Procura che ha fatto ricorso al Riesame per la carcerazione del 63enne pedofilo. Diverse proteste anche in città per la pena decisa dal Gip

"Per una persona accusata di pedofilia il divieto di dimora non è misura sufficiente, perché pur allontanandola dalle vittime, non impedisce di venire a contatto con altri minori e ripetere così la condotta criminale".

L'arresto non è più obbligatorio quando il caso consente di applicare misure alternative. Il pm della Procura di Bologna Augusto Borghini ha presentato al Riesame, contro la decisione del Gip, la richiesta di carcerazione carcere per il 63enne indagato per violenza sessuale pluriaggravata e continuata in danno dei due minori, fratello e sorella di 8 e 9 anni.

L'uomo era vicino di casa delle piccole vittime, che talvolta gli venivano affidate dai genitori, e avrebbe abusato dei bimbi, palpeggiandoli. Chiedendo il carcere, il pm scrive che il divieto di dimora ''non appare sufficiente a contenere o evitare condotte connotate da grande cinismo e vigliaccheria e dalla più totale assenza di ogni remora derivante non solo da regole etiche forse mai acquisite, ma anche dalla comune sensibilità e solidarietà umana''. La misura non limita infatti la possibilità di movimento dell'uomo, questi potrebbe venire a contatto con altri bambini e tali occasioni ''potrebbero fungere da moltiplicatore di quelle condotte criminali che l'indagato ha già dimostrato di non poter contenere''.

Il pm nel ricorso definisce poi ''squallida'' la spiegazione data dall'uomo, che avrebbe detto che era stata la bambina a prendere l'iniziativa. Questo il pedofilo avrebbe detto ai genitori - che l'hanno riportato in sede di denuncia - quando i due lo affrontarono.

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