Giovedì, 18 Luglio 2024
Cronaca Centro Storico / Piazza Maggiore

5 Giovani giustiziati in piazza Maggiore. Amnesty vs la pena di morte

Ieri giornata mondiale contro la pena capitale, gli attivisti di Amnesty hanno dato vita ad una finta esecuzione per ricordare che in alcune parti d'Europa è ancora in vigore questa "punizione disumana e degradante"

Cinque boia incappucciati impugnano un’arma e freddano altrettanti giovani, condannati a morte. I corpi dei giustiziati crollano riversi a terra, sul selciato di piazza Maggiore. Così, nel cuore della città, gli attivisti di Amnesty International Bologna hanno deciso di urlare il loro no contro quella che definiscono una “punizione crudele, disumana e degradante”. L’occasione è stata appunta  la IX giornata mondiale contro la pena di morte, che si celebra il 10 ottobre.
La mobilitazione di ieri era dedicata alla Bielorussia, l'unico paese europeo e dell'ex Unione sovietica che ancora applica la pena capitale.

IN EUROPA ANCORA SI UCCIDE COSì. "La Bielorussia è il solo paese in Europa che continua a pretendere di uccidere in nome della giustizia" - ha dichiarato Roseann Rife, esperta di Amnesty International sulla pena di morte.

LA DENUCN IA DI AMNESTY. La pena di morte è avvolta dalla segretezza. “I prigionieri vengono informati solo pochi minuti prima dell'esecuzione, che avviene con un colpo di proiettile alla nuca. Ma la crudeltà della pena capitale va ben oltre l'esecuzione. Le famiglie sanno dell’esecuzione solo dopo settimane o persino mesi dopo; non ricevono i corpi dei loro cari messi a morte e non vengono informate sul luogo in cui sono stati sepolti.
La Bielorussia deve porre fine alle esecuzioni!”

L’ULTIMO CASO, LA MORTE DI ANDREI BURDYKA.  Si ritiene che almeno 400 prigionieri siano stati messi a morte in Bielorussia dal 1991, ma il numero effettivo delle esecuzioni resta sconosciuto a causa della segretezza che circonda l'uso della pena di morte nel paese.
Il 23 settembre 2011 la famiglia del condannato a morte Andrei Burdyka ha ricevuto una telefonata dal tribunale regionale di Grodno con cui è stata avvisata che poteva recarsi al registro dell'anagrafe civile per ritirare il certificato di morte del congiunto. Burdyka e un altro uomo erano stati condannati a morte il 14 maggio 2010 per triplice omicidio. Si ritiene che entrambi siano stati messi a morte intorno alla metà di luglio di quest'anno. La famiglia dell'altro uomo è ancora in attesa di comunicazioni ufficiali.
La madre di Burdyka, Nina Semyonovna, reclama di sapere dove suo figlio è stato sepolto e sta facendo il giro dei cimiteri della capitale Minsk e dei dintorni per trovare la tomba.
Il 19 marzo 2010, la madre di Andrei Zhuk ha provato a consegnare un pacco di cibo al figlio, condannato a morte. La direzione del carcere ha rimandato il pacco affermando che il detenuto era stato "trasferito" e l'ha avvisata di non cercare più suo figlio, in attesa di comunicazioni ufficiali dal tribunale. La mattina del 22 marzo, il personale del carcere l'ha informata che suo figlio era stato messo a morte insieme a un altro prigioniero.
La donna ha raccontato ad Amnesty International l'angoscia che prova nel non sapere dove si trovi il corpo del figlio e di come suo nipote spesso si fermi a fissare in silenzio la fotografia del padre.

23 ESECUZIONI LO SCORSO ANNO. Nel 2010, Amnesty International ha registrato migliaia di esecuzioni in 23 paesi. Alla fine dello scorso anno, i condannati a morte in attesa d'esecuzione erano almeno 17.800.
“La pena di morte – scrive Amnesty - è la più estrema delle punizioni crudeli, disumane e degradanti. La disumanità della sua applicazione emerge da ogni parte del mondo. I prigionieri raccontano delle devastanti condizioni di vita nei bracci della morte, della loro angoscia nell'attesa di un'esecuzione che spesso avverrà solo grazie alla "confessione", sotto tortura, di un crimine che sostengono di non aver commesso.
"Quando Amnesty International venne fondata nel 1961, - ha concluso Rife - i paesi che avevano abolito la pena di morte per tutti i reati erano solo nove e il tema era scarsamente considerato dal punto di vista dei diritti umani. Cinquant'anni dopo, la tendenza mondiale verso l'abolizione non può essere fermata e l'azione di Amnesty International verso questo obiettivo continua" -.

 

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