Lunedì, 17 Maggio 2021
Cronaca

Denaro per i permessi di soggiorno: dipendente del patronato nei guai

Avrebbe intascato denaro da cittadini stranieri, rilasciando ricevute false e attestando il superamento del test di lingua obbligatorio mai avvenuto

Foto archivio

Denaro per rilasciare o rinnovare il permesso di soggiorno che poi si sarebbe intascato, rilasciando ricevute false. La Procura ha chiesto così il rinvio a giudizio per il dipendente di un patronato, al quale vengono contestati i reati di "furto aggravato dall'essere stato commesso con abuso di poteri e violazione dei doveri inerenti un pubblico servizio". 

In qualità di addetto all'assistenza agli stranieri nelle procedure di rilascio o rinnovo dei permessi di soggiorno, l'uomo avrebbe richiesto somme dai 100 euro ai 270 euro, a seconda dei casi, "mediante artifici e raggiri". Si legge negli atti che adducendo intervenute modifiche normative, in realtà inesistenti, si faceva consegnare il contante, sostenendo di doverlo versare a chi di dovere, e suggerendo di tornare in un secondo momento per ritirare la ricevuta. 

Secondo quanto emerso dalle indagini, l'impiegato, utilizzando il tagliando di un bollettino postale, dopo vari "collage", consegnava ai malcapitati la fotocopia di una falsa ricevuta di pagamento. I cittadini stranieri truffati sarebbero 11, a questi si aggiunge il Presidente e legale rappresentante pro-tempore dell'INAS-CILS. 

TEST DI LINGUA. Come stabilito dal decreto del Ministero dell'interno del 4 giugno 2010 "Il cittadino straniero che vive legalmente in Italia da più di 5 anni e intende chiedere il permesso CE per soggiornanti di lungo periodo (articolo 9 testo unico immigrazione) deve sostenere e superare il test di conoscenza della lingua italiana, disciplinato dal decreto del ministro dell'interno 4 giugno 2010". 

Una manna anche questa per il dipendente "infedele" che dietro pagamento avrebbe rilasciato un documento falso, attestante il superamento del test di lingua mai sostenuto. E' indagato per corruzione per un atto contrario ai doveri d'ufficio e dovrà rispondere anche dei reati previsti all'articolo 110 del codice penale (D. Lgs. 286/1998): "Chiunque contraffà o altera un visto di ingresso o reingresso, un permesso di soggiorno, un contratto di soggiorno o una carta di soggiorno, ovvero contraffà o altera documenti al fine di determinare il rilascio di un visto di ingresso o di reingresso, di un permesso di soggiorno, di un contratto di soggiorno o di una carta di soggiorno, oppure utilizza uno di tali documenti contraffatti o alterati, è punito con la reclusione da uno a sei anni. Se la falsità concerne un atto o parte di un atto che faccia fede fino a querela di falso la reclusione è da tre a dieci anni. La pena è aumentata se il fatto è commesso da un Pubblico Ufficiale". Indagati anche sette cittadini stranieri. 

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