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Cronaca

Sabrina e Petronella Ortmann: una fa i conti, l'altra scrive poesie. Ma sono la stessa persona

Bolognese, over 50 (l'età una donna non la dice, ma lei sì!), un part-time da contabile e il resto della vita a scrivere poesie. Anzi, a disegnarle, montarle, tagliarle e incollarle

Un alter ego. Questo è Petronella Ortmann. Da un lato c'è Sabrina Barbuti, di professione impiegata amministrativa, che ogni giorno macina numeri e fa quadrare i conti. Dall'altro ecco un nome che prende ispirazione dalla figura della facoltosa moglie di un mercante di sete olandese del '600 nota per la sua potente passione per le case delle bambole che la portò a farne costruire una ora esposta al Rijsk Museum di Amsterdam: pseudonimo per un'attività artistica molto particolare e trasversale, che parte dalla poesia visiva e si interseca con il collage fotografico includendo (sì, perché è tutta una questione di inclusione) la presenza simultanea della scrittura e delle immagini su oggetti e superfici di vario genere, ma anche tecniche come il kirigami giapponese (kiru = tagliare e kami = carta) usato per esempio nei suoi "Quaderni del cuore". 

Clark Kent e Superman verrebbe da dire, anche se qui quale sia il supereroe è difficile deciderlo. Chi è Petronella e chi è Sabrina? 

"Petronella Ortmann è il nome che ho scelto per la mia attività artistica di poetessa mentre nel quotidiano sono Sabrina Barbuti, bolognese over 50 con un impiego nell'area amministrativa a Firenze. Mi divido fra Bologna e la Toscana, ma soprattutto fra la mia professione 'vera' e quella che è diventata la mia passione più grande: la poesia visiva. Ma non ci sono superpoteri, solo la voglia di scegliere di non limitarsi a usare gli occhi per guardare, ma prevalentemente cuore e anima". 

Petronella, cos'è per lei la poesia? E che cos'è la poesia visiva? 

"La poesia è strumento che serve a mettere a fuoco la realtà dentro e fuori di sè. Una lente attraverso la quale guardare il mondo aldilà delle apparenze: la possibilità di vedere oltre il dato sensibile, attraverso la capacità immaginativa. La parola può diventare segno visivo e le immagini assumono una dimensione emotiva in uno spazio vitale: una 'guerriglia' nei confronti della lingua, una disobbedienza emozionale che passa attraverso la destrutturazione della grammatica e della sintassi a completamento dell’impatto visivo del carattere e dell’immagine". 

Come è nata questa attività artistica?

"Ho sempre coltivato il mio aspetto creativo. L'occasione è arrivata nel 2015 grazie all'incontro con Maria Grazia Preda, che fa collage vintage. Io scrivevo poesie e lei lavorava al papier collé fotografico: ho cominciato iniziato un progetto di grafica collegato alle parole e collaborando con altri artisti ho prodotto le mie prime cartoline. Lavorare in rete credo che sia decisamente il valore aggiunto. E poi ho iniziato a frequantare i market (i 'mercatini', anche se risulta un po' riduttivo), luogo dove la poesia non era mai arrivata. E questa poesia è diventata sperimentazione". 

Dunque le poesie sono diventate anche oggetti che si possono tenere in mano, vendere e regalare...

"Sì, anche se quello che conta per me è la gratificazione e non certo il profitto". 

I quaderni del cuore: come sono fatti - VIDEO

E chi si avvicina alle sue poesie? 

"Incredibilmente anche ragazze giovanissime. Questa è la sorpresa. Capisco che molti si riconoscono nelle mie parole. Non sono una poetessa classica, ma cerco un percorso emozionale e sono le emozioni alla fine, quello che conta". 

Cosa sono i "Quaderni del cuore"? 

"Sono dei libri nei quali (ancora una volta!) mescolo varie tecniche. C'è ovviamente la mia poesia, c'è il collage e c'è anche il Kirigami, che è una pratica giapponese del tagliare la carta. L'effetto è una specie di pop-up". 

Nella sua vita, l'attività di poetessa quale significato assume? Carta e display dei dispositivi che ormai sono per tutti di uso (e abuso) quotidiano: perché l'uno e perché l'altro?  

"Lo scopo della mia poesia visiva è quello di rieducare le persone al bello e di stimolare il più possibile empatia con gli altri. La carta ha la valenza dell'esperienza tattile e di una emozione reale. Faccio il classico esempio del libro: io proprio non ce la faccio a leggerli in formato digitale, ho bisogno di sfogliare le pagine, di toccare la copertina, di trovare nell'oggetto una parte di me. Ciò detto, la carta non è in contrasto con i dispositivi connessi, che ci permettono di arrivare a tante persone e diffondere il nostro messaggio su ampia scala. Riconosco insomma, tutta la potenza del mezzo e credo nella convivenza questi due mondi solo apparentemente in opposizione". 


 

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