Philip Morris, contratti non rinnovati: 'Americani che agiscono da italiani'

Cambio turno, ferie forzate e contratti in scadenza: così finisce il sogno di tanti lavoratori 'a tempo' della multinazionale del tabacco

Contratti a tempo determinato, di un anno, di sei e tre mesi, non rinnovati alla Philip Morris Manufacturing & Technology Bologna, con due sedi, a Zola Predosa e a Crespellano, in grado di produrre fino a 30 miliardi di stick di tabacco per IQOS e "soddisfare la domanda internazionale dei Paesi dove è commercializzato". L'elegante 'device' a penna che riscalda il tabacco senza bruciarlo,"heat, not burn" appunto, è utilizzato da quasi 4 milioni di persone in 30 paesi, ma per essere commercializzato negli Stati Uniti, necessita del placet della FDA (Food and Drug Administration), l'ente governativo che fa capo al Dipartimento della Salute. 

Il tallone d'Achille del colosso americano, con sede operativa a Losanna, sembra essere proprio la madrepatria. A gennaio infatti il comitato di studio convocato dalla FDA ha messo in stand-by Philip Morris per non aver provato in modo definitivo (e convincente) che IQOS possa ridurre dal 90 al 95 percento la tossicità, esponendo quindi gli utilizzatori a minori rischi di malattie da fumo. Come riporta la stampa americana, le azioni del gruppo erano calate del 6% durante la riunione del comitato, per poi perdere ancora il 2,8.

"Fino a gennaio era un ambiente motivante"

"Molti contratti a tempo indeterminato non sono stati rinnovati, compreso il mio, sono entrato a febbraio 2017 - ha detto a Bologna Today un ex dipendente - l'azienda aveva implementato sette linee di produzione per far partire il mercato americano, ma la FDA non ha ancora autorizzato la commercializzazione, quindi ne vengono utilizzate solo tre o quattro, talvolta una sola" e aggiunge "ho 25 anni e sono alla ricerca di un nuovo impiego, con loro ho lavorato con due contratti di sei mesi. Fino a gennaio era davvero un ambiente motivante, c'era aria di crescita, poi è subentrata l'ansia e lo stress, cambi di turno e ferie forzate". 

"Grande delusione - per un 51enne che per la Philip Morris si è addirittura trasferito da una regione del centro Italia - non avremmo lasciato le nostre con queste prospettive, avessisi parlava di boom di assunzioni, ma sono stato messo a casa il 31 marzo, ho fatto una grande fatica a trovare un alloggio a Bologna ed è durato solo nove mesi, con un contratto prima di 6 e poi di 3. Ora cerco nuovamente lavoro. Nella mia vita professionale ho avuto la fortuna di lavorare per diverse multinazionali, ora siamo al paradosso, si guarda al costo del singolo operaio, mentre gli impiegati non sono mai in esubero".

'Sono americani, ma agiscono da italiani'

"Mi hanno detto che non c'è stato un calo delle vendite, ma solo che era finito il budget, ma chi è ancora dentro mi ha detto che nel periodo di Pasqua hanno impiegato solo due linee. Il nostro posto ora sarebbe stato preso da operaie donne, non è una discriminazione, anzi, è un lavoro duro e pesante, pare ci siano state assunzioni femminili". Secondo questo ex-lavoratore la Philip Morris ha due grandi problemi: "Sono sì americani, millantano la meritocrazia, ma sono in Italia e hanno a che fare con gli italiani, quindi si adattano, salvando chi vogliono salvare. Mi ha chiamato il chief leader un'ora prima della fine del turno per comunicarmi il non rinnovo, a fine aprile dovrebbero uscire altre persone, un'altra mazzata".

Da quanto si apprende, i lavoratori 'in uscita' sono circa 500. "Siamo stati capaci di avere ottime performance sui macchinari, con pochi scarti - continua - questo è il ringraziamento e il premio". E i sindacati? "Non possono non sapere quanto accade in azienda".

"Vengo da un'azienda in crisi, sia che la mia famiglia abbiamo fatto un grosso sacrificio quando ho deciso di cambiare regione e spostarmi in Emilia-Romagna, per tentare di tornare a lavorare, in questo caso con un'azienda di questo calibro - è la riflessione di un ex cassintegrato 48enne - sono stato assunto a tempo determinato per un anno, sperando di potermi risollevare, ma così non è stato". 

"Ho lavorato un anno e un mese, con contratti di tre mesi, mi hanno detto che era necessario fare dei tagli, senza aggiungere altri dettagli - dice un 21enne bolognese - so che tutti i miei colleghi in scadenza tra marzo e aprile non sono stati rinnovati, mentre altri sono in attesa di lasciare l'azienda". 

'Era nei piani'

"E' un meccanismo che conoscevamo perché risponde alla capacità produttiva dello stabilimento - spiega Roberto Guarinoni, segretario della Filctem-Cgil - fin dall'inizio le agenzie che hanno fornito personale a Philip Morris hanno chiarito questo aspetto" e cioè che una parte dei contratti a termine non avrebbero proseguito la loro esperienza. 

Guarinoni parla di "innesti di interinali" utili per "permettere la produzione in attesa della implementazione. L'AD Mauro Sirani Fornasini ribadisce: "Come da piani annunciati, Philip Morris Bologna ha assunto più di 1.200 persone per la struttura di Crespellano negli ultimi quattro anni, con contratti diretti a tempo determinato o indeterminato, rappresentando una delle aziende più attive della regione e del Paese sul fronte delle assunzioni. Oltre al piano di assunzioni previsto per l'investimento, in alcuni casi abbiamo attivato anche collaborazioni temporanee o di agenzia, per far fronte a esigenze temporanee fisiologiche legate alla fase di start-up della fabbrica, che per definizione sono soggette a cessazione". E conclude, "come da piani, parte di queste collaborazioni non sono soggette a rinnovo: questo non influisce sul nostro piano di mantenere fino a 1.600 persone nel complesso, con contratti diretti a tempo determinato o indeterminato".

- Precisazioni dall'azienda -

Intanto negli USA... 

La FDA deciderà nei prossimi mesi se IQOS possa essere venduto negli Stati Uniti e commercializzato come effettivamente meno dannoso delle sigarette. Se ottenesse l'autorizzazione, Philip Morris potrà dire di aver portato a casa una colossale impresa. 

L'azienda ha definito l'audizione un "dialogo aperto e positivo. Siamo fiduciosi nella nostra capacità di rispondere alle domande valide sollevate dal comitato" si legge in una dichiarazione.

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"Sicurezza da dimostrare" per la Fondazione Veronesi

Già un anno fa Roberto Boffi, pneumologo, aveva illustrato i dati scientifici preliminari relativi all'utilizzo di iQOS. "E' stata rilevata la presenza di black carbon, non rilasciato dalle sigarette elettroniche, nelle polveri sottili emesse dalle iQOS, anche se in concentrazioni del 10-15% rispetto alle sigarette normali. Il black carbon è indice di presenza nel PM2,5 di idrocarburi policiclici aromatici - si legge sul sito dela Fondazione - abbiamo rilevato anche una significativa presenza di aldeidi, tra cui la formaldeide che recentemente l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro ha inserito nella lista delle sostanze cancerogene per l'uomo (causa di diversi tumori del rino faringe, ndr)". Motivo per cui, è l'opinione dell'esperto, "occorre mantenere il divieto di fumo nei locali anche per l'iQOS". 

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