Addio a Philippe Daverio, Bonaccini e Felicori: "Ha saputo portare l'arte nelle case di tutti"

A Bologna è stato consulente artistico di "Genus Bononiae" della Fondazione Carisbo. Criticò duramente la mostra di Vermeer del 2014

Se n'è andato a 71 anni Philippe Daverio, originale critico e divulgatore d'arte. Il conduttore della trasmissione rai "Passepartout", dimostrando che l'arte fa audience anche in TV, è morto all'Istituto Tumori di Milano. 

"Con lui se ne va un pezzo importante della cultura del nostro Paese, un intellettuale che ha saputo portare con intelligenza l'arte nelle case di tutti gli italiani", questo il cordoglio del presidente della Regione Stefano Bonaccini e dell'assessore Felicori  “un grande divulgatore che, attraverso una narrazione originale e affascinante, ha saputo portare con intelligenza l’arte nelle case degli italiani. Con Philip Daverio se ne va un pezzo importante della nostra cultura e un lettore eclettico e mai banale del mondo contemporaneo. E davvero tante sono state le occasioni nelle quali Daverio ha collaborato con enti e istituzioni dell’Emilia-Romagna, per raccontare le nostre bellezze e il nostro straordinario patrimonio artistico. A lui va il pensiero commosso di tutti noi”.

Nato nel 1949 nell'Alto Reno, è stato critico, gallerista, scrittore, insegnante e anche assessore a Milano, oltre a personaggio televisivo. A Bologna è stato consulente artistico di "Genus Bononiae" della Fondazione Carisbo. 

In città criticò duramente la mostra di Vermeer del 2014: "In una città come Bologna - dice Daverio - dove uno dei musei più importanti d’Italia vive situazioni drammatiche di sopravvivenza, perché buttare soldi in operazioni come questa, e non su un lavoro serio sui beni culturali? Ancora un po’ e le sovrintendenze saranno costrette a spegnere le luci. Per non parlare dell’Emilia, che esce da un terremoto: una parte delle opere d’arte delle sue chiese sono ancora messe in rifugio, sono ancora in deposito. Questa è solo una roba inutile. Imbarazzante".

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Philippe Daverio, nell'intervista descrisse la mostra bolognese, come "Totalmente priva d’interesse" e secondo il noto critico "Si raggiunge lo stesso risultato comprando una confezione di cioccolatini belgi. C’è già la ragazza sulla scatola, si vede meglio il quadro, e in più si possono mangiare i cioccolatini". E poi: “Ecco, se vuole illustrare la mia opinione su quest’operazione, pubblichi questa foto”: e l'immagine è quella della Barbie nelle sembianze della protagonista del dipinto di Vermeer.

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