Giovedì, 28 Ottobre 2021
Cronaca

Mercati contadini, Colombo: "C'è un piano, incomprensibile chiuderli"

Il consigliere Andrea Colombo chiede di riaprire "in sicurezza" i mercati contadini in città, chiusi dal Comune

"Penso che Bologna dovrebbe adeguarsi all'ordinanza della Regione, che, riconoscendoli come servizi fondamentali per la popolazione, salvaguarda le attività di vendita di generi alimentari e anche i mercati all'aperto purché ci sia un apposito piano comunale. Questo piano nella nostra città esiste fin dallo scorso maggio, grazie al lavoro fatto insieme da Consiglio, Giunta e operatori agricoli". Lo segnala il consigliere comunale Pd a Bologna Andrea Colombo, in un post dove chiede di riaprire "in sicurezza" i mercati contadini in città, chiusi dal Comune.

Sarebbe "incomprensibile" tenerli chiusi, continua l'ex assessore, "quando abbiamo disposto già da mesi le necessarie misure di sicurezza che proprio per ordinanza regionale consentono ora di tenerli aperti, e quando l'ultimo Dpcm autorizza i mercati alimentari perfino nelle Regioni 'rosse', per cui la nuova zona arancione non c'entra nulla". Tra l'altro, conclude Colombo, "i mercati contadini sono all'aperto, quindi anche più sicuri rispetto a supermercati e negozi al chiuso, e offrono cibo sano e sostenibile, importante per la salute delle persone e dell'ambiente, anche contro la pandemia".

"Del tutto inaspettata la decisione di chiudere i mercati cittadini dei produttori agricoli del nostro territorio". Commenta così Coldiretti Bologna l'aggiornamento delle norme anti covid che vietano il regolare svolgimento dei mercati all'aperto. "Sulla scorta dell'esperienza maturata nella prima fase della pandemia avevamo concordato con le Istituzioni le misure anti covid per far sì che i mercati di Campagna Amica che fanno vendita diretta dei prodotti del territorio nelle piazze delle città rispettassero in tutto e per tutto le norme imposte dalle prescrizioni istituzionali", ricorda Coldiretti Bologna.

"Chiediamo un tavolo di confronto con il Comune che ci permetta di venire rapidamente a capo di una situazione che da un lato creerebbe danni gravissimi al tessuto economico dell'agricoltura locale pur non nuocendo in nessun modo alla sicurezza sanitaria della popolazione". I produttori, rimarca Coldiretti, "rischiano di veder vanificati gli sforzi del loro lavoro con la merce invenduta".

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