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Piazze chiuse, giovani PD attaccano le ordinanze di Merola: "Visione miope e vuota di idee"

"Rappresentano un biglietto da visita importantissimo per Bologna e non possono più essere vissuti con le ricette di un’emergenza che, ormai, emergenza non può più essere definita"

Foto archivio

"Le strade della nostra città, soprattutto nell’ultimo weekend, le abbiamo viste tutti: troppa gente congestionata e ammassata, disordinata, alla ricerca di quella socialità che in questi mesi è dovuta venire necessariamente meno". Lo scrive in una nota Facebook Rosy Davidde, segretaria provinciale dei Giovani Democratici Bologna. 

"Ma se è vero che questi comportamenti irresponsabili non possono essere accettati, è altrettanto indispensabile che le istituzioni capiscono che è l’ora di un cambio di passo deciso nella gestione degli spazi pubblici - continua Davidde - non ho mai nascosto preoccupazioni e condanne verso chi, in modo ostinato, ha cercato e cerca di riacciuffare prepotentemente una routine che oggi, per una drammatica pandemia che ancora non abbiamo sconfitto, non possiamo più vivere". 

Davidde "legge con preoccupazione" le nuove ordinanze firmate dal sindaco Virginio Merola relativamente alle piazze San Francesco, Verdi e a una porzione di Piazza Aldrovandi, dove, da venerdì 7 maggio, fino al 7 giugno, non si potrà entrare né fermarsi giorno e notte, dalle 00 alle 24, eccetto che per partecipare alle attività culturali in programma o frequentare i dehors autorizzati. Giusto essere cauti, attenti, ma è inaccettabile ( si può dire imbarazzante?) constatare, a distanza di un anno, una visione cosi miope e vuota di idee. È tempo di responsabilità, ma da parte di tutti".

Il sindaco, ieri ha tuonato ancora contro gli assembramenti: "Io non faccio appelli retorici, informo tutti che si stanno inguaiando e che si stanno mettendo a rischio di ammalarsi", afferma Merola rispondendo ai cronisti che lo interpellano sugli assembramenti che non accennano a finire". 

Davidde si dice convinta "che la pandemia impone un approccio differente ai grandi luoghi di aggregazione e di incontro, ma è il momento che l’amministrazione indichi quello che rivendica da ormai troppo tempo - tuttavia - questi luoghi rappresentano un biglietto da visita importantissimo per Bologna e non possono più essere vissuti con le ricette di un’emergenza che, ormai, emergenza non può più essere definita. Serve una nuova visione cittadina, capace di proiettarci nella Bologna innovativa e capofila di pratiche rivoluzionare".

Per la segretaria occorre studiare "un nuovo punto di contatto tra socialità, libera e non dettata da eventi culturali e di svago imposti dall’amministrazione e dalla forza della moneta, e i luoghi che la città ci presenta . Non neghiamo spazi, ma individuiamone di nuovi, recuperiamone altri dandogli nuova armonia.

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