Restyling Piazzola, la voci dei cittadini: "Così non è più un mercato"

Dai rischi per la sicurezza alle qualità delle merci, ecco come la pensano gli avventori di un mercato che, sebbene in varie forme, si svolge in città da settecento anni

Non c’è una vera e propria opinione condivisa, ma solo una serie di riflessioni. Questo emerge da un rapido giro di voci tra i banchi della piazzola, dove fin dal primo mattino si assiepano clienti, turisti e curiosi, per sbirciare tra i banchi nelle ricerca dell’affare, o anche solo per farsi una passeggiata. Sono in pochi a sapere qualcosa circa il piano di 50 tagli alle postazioni ambulanti che il Comune di Bologna ha approvato la scorsa settimana, tuttavia, molti frequentatori abituali si sono fatti un’opinione su pregi e difetti su uno dei mercati più famosi in tutto il Paese. 

«Non ne sapevo nulla della storia delle bancarelle, ma secondo me il mercato è bello così come è» esclama una giovane madre, intenta a rovistare un bancone di maglioni. «Certo – continua – se ci fosse un poco più di spazio tra le bancarelle riuscirei a muovermi più agevolmente quando devo portare in giro mio figlio, con il passeggino». Diversi sono i timori di Attilio, un signore pensionato intento ad armeggiare con un kit di riparazione per la casa: «No, no fanno bene ad allargarsi. Ma dico, se scoppia un incendio come fanno ad arrivare i pompieri? Ma non vede quanti vestiti sintetici ci sono? Qua va a fuoco tutto, se succede». A poca distanza un altro signore decide di inserirsi nella discussione: «Senta, ma quanti incendi ha visto qui negli ultmi 20 anni? No, è che qui hanno fatto un pasticcio deviando gli autobus, e ora cercano di metterci una pezza togliendo delle bancarelle, ecco».

Proseguendo per le corsie del mercato, balza agli occhi quello che è noto da tempo: gli ambulanti tradizionali sono sempre meno, mentre invece fioriscono attività temporanee, oppure mini-boutique che di popolare non hanno proprio nulla, e anche qualche abusivo, che allestisce in tarda mattinata e se ne va presto. «Una volta c’era la fila delle pentole, la fila dei tendaggi, la fila dei “ciappini”. Ora è tutto uguale, e se non stai attenta rischi che paghi di più che in via Indipendenza» è lo sfogo di Alessandra, che accompagnata dalla badante Olga fa un “giro” che è più commemorativo che commerciale. Lucia invece, una insegnante di mezza età, non vede dove stia il problema: «Il mercato è di per sé caotico. E’ normale che lo sia. Non si può cambiare, nn lo si può snaturare, non lo si può “sterelizzare”, sennò diventa un’altra cosa». Alla domanda in cui le si chiede se si sente sicura ad attraversare un luogo così affollato la signora Lucia ammette: «Oddìo, effetivamente da qualche anno la situazione è peggiorata, soprattutto al sabato pomeriggio».

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Passeggiando per le corsie del mercato si può notare una distinzione tra le tipologie delle bancarelle. Ci sono quelle in stile ‘boutique’, con tanto di musica, luci a faretto, e abiti ingrucciati sugli espositori “a isola”, e ci sono le bancarelle più frugali dove gli abiti vengono ammassati sul banco, ed è il cliente che deve letteralmente scovare l’affare. «No guardi, è cambiato tutto» spiega Luciana, una signora di mezza età in compagnia della figlia. Luciana osserva: «Voglio dire, una volta la piazzola era questa (indica il bancone, ndr): Arrivavano gli ambulanti con la roba trovata in giro, tu frugavi per ore e alla fine tornavi a casa con una occasione. Ora invece sembra che ti facciano un favore, a venderti le cose». Ma abbigliamento di qualità in mezzo ai ‘cestoni’ se ne trova sempre meno, dice Luciana, sostituiti dalle merci di importazione a basso costo. «Spero che le cose cambino con il progetto del Comune» chiosa un ex ambulante in pensione, mentre sorseggia un calice di bianco nel bar vicino alla fermata dell’autobus di via Irnerio «Ma sono scettico. Qui c’è sempre qualcuno che farà il furbo. Del resto è il mercato, se non stai attento ti becchi la fregatura».
 

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