Mercoledì, 27 Ottobre 2021
Cronaca

Covid-19, un giorno in terapia intensiva: "Virus attivo e pazienti complessi, massima attenzione per ogni manovra"

INTERVISTA Piero Caruso, coordinatore della Terapia Intensiva Covid-19 di Villalba: "I familiari possono chiamarci per avere notizie in ogni momento. I malati arrivano anche da altre regioni"

Piero Caruso è il coordinatore della Terapia Intensiva di Villalba, clinica che con l'emergenza Coronavirus ha prestato metà della sua struttura ai malati infetti di grado più o meno grave. I sette letti messi a disposizione per le cure intense sono già tutti occupati da pazienti che sono stati trasferiti dall'Emilia-Romagna e anche da altre regioni: "Sono tutti casi piuttosto complessi nei quali la patologia ha dato qualche problema respiratorio - spiega Caruso -  fra le zone di provenienza abbiamo Parma, Piacenza e Guastalla". 

Età e stato dei pazienti? Strumenti elettromedicali di cui hanno bisogno? Immagino sia improbabile fare una stima sulla permanenza in terapia intensiva..."L'età media è la stessa che sentiamo nei report dei telegiornali, quindi sui 65 anni, sesso in maggioranza maschile (5 a 2), tutti con ventilazione automatica. Per ognuno di loro c'è un ventilatore meccanico: non tutti sono vigili, quelli più gravi sono addormentati e la loro respirazione è completamente assistita, altri alternano fasi a respirazione assistita/naturale, ma nessuno in modo autonomo (sempre con la cannula tracheostomica). Fare previsioni è appunto improbabile se non impossibile, visto che non abbiamo uno storico e ogni paziente ha una storia clinica a sè. Diciamo che raggiungendo le 34 ore di respirazione autonoma lo spostamento in reparto è prossimo...". 

Come e quanto è cambiata la sua routine da quando Villalba è stata convertita parzialmente in ospedale Covid-19? "Pazienti complessi come quelli arrivati da noi necessitano attenzione perchè il virus è attivo e noi dobbiamo essere dotati di un equipaggiamento particolare composto da calzari, doppi guanti e occhiali, addirittura caschi ventilati quando dobbiamo eseguire alcune operazioni come le manovre di broncoaspirazione. Il nostro grande vantaggio è che la nostra azienda si è battuta molto per avere tutta l'attrezzatura necessaria che in questo periodo non è certo semplice reperire. Inoltre i malati di Coronavirus necessitano attenzione particolare anche per delle manovre che in questo contesto diventano più lente e delicate: un esempio che posso fare è quello della pronazione, cioè sistemare la persona in posizione prona, ovvero a pancia in giù, così come è bene per far espandere meglio i polmoni e migliorare gli scambi gassosi. Tutto ciò rallenta i tempi rispetto alla normalità insomma". 

Come, i familiari, possono avere aggiornamenti sui loro cari che fra l'altro sono anche lontani? "Con noi possono avere un contatto diretto e parlare al telefono con il medico anestesista in qualsiasi momento, visto che ovviamente i colloqui di persona non sono consentiti. Anche con le strutture che li hanno curati prima di noi il rapporto è diretto e naturalmente si mantengono i protocolli terapeutici delle altre strutture dando continuità". 
E voi come state? "In generale all'inizio, fra medici e infermieri, c'era un po' di timore per qusto virus, ma la cosa importante che è successa è stata provare questo grande senso di orgoglio per il fatto di poter dare una mano a combatterlo. Certo arriviamo a sera esausti, ma è una bella sfida".
E la vita personale? La separazione di molti operatori sanitari dalle famiglie per evitare il contagio è un dato di fatto e non è cosa semplice..."Per quanto riguarda me, vivo con una collega. Siamo entrambi tamponi negativi naturalmente. E' la prima volta che vediamo una cosa del genere, devastante a livello mondiale. Tengo a precisare che tutte le restrizioni sono giuste anche se talvolta dure da accettare, restare a casa è il modo per interrompere la catena di contagio". 

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