Martedì, 16 Luglio 2024
Cronaca Centro Storico / Via Riva di Reno

La Finanza sequestra il locale "Piglia la puglia" di via Riva Reno

Blitz della Guardia di Finanza, che ha dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo di beni per oltre 2 milioni: oltre al locale bolognese, coinvolti anche il "Caffè delle Rose" di Rimini e uno stabilimento balneare di Pineto

Blitz della Guardia di Finanza che ha dato esecuzione ad un decreto di sequestro preventivo di beni per un valore di circa 2.300.000 euro. Si tratta della caffetteria-pasticceria-forno 'Piglia la Puglia' di via Riva Reno a Bologna, del "Caffè delle Rose" di Rimini e di uno stabilimento balneare di Pineto (TE). I beni sequestrati sono stati affidati ad un amministratore giudiziario.  

Così nell'ambito dell'operazione denominata “Coffee break” in materia di trasferimento fraudolento di denaro. Il provvedimento rappresenta l’atto conclusivo delle indagini eseguite dal Nucleo pt di Rimini che hanno tratto spunto dal monitoraggio operato sul tessuto economico commerciale della riviera romagnola e che hanno consentito - spiegano le Fiamme gialle - "di rilevare come le quote e la carica di rappresentante legale della società di gestione di uno storico locale riminese, fossero state fittiziamente intestata a terzi al fine di consentire al rgdf-5eale proprietario di eludere le misure di prevenzione a cui poteva fondatamente presumere di essere sottoposto, a seguito di condanna per reati tributari".
I riscontri trasversali hanno portato alla denuncia degli intestatari di diritto e quello di fatto, per il reato di trasferimento fraudolento di valori previsto dall’art.12 quinquies della L.356/1992.

COLLEGAMENTO "CAFFE' DELLE ROSE" - "PIGLIA LA PUGLIA". L'operazione parte nel 2014 quando, le Fiamme Gialle, si erano insospettite sulla gestione del noto locale riminese. All'inaugurazione - riporta RiminiToday - era apparso sui media locali un 39enne foggiano che si era qualificato come il titolare del Caffè delle Rose. Dagli accertamenti, tuttavia, era ermeso che l'uomo non appariva  nella compagine sociale che, oltre al bar di Rimini, gestiva anche le altre due attività economiche finite sotto sigillo. 
ll 39enne, continua a spiegare RiminiToday, era già indagato e finito a processo per un'evasione fiscale per la quale è stato condannato in primo grado dal Tribunale di Pescara. Secondo gli inquirenti delle Fiamme Gialle l'uomo, per paura che in quell'indagine il suo patrimonio potesse venire sequestrato, aveva utilizzato tre prestanome per acquistare e gestire i locali.
Oltre al 39enne, risultano indagati per concorso finalizzato alla fittizia intestazione di beni una cittadina kazaka 54enne,e due pugliesi di 64 e 35 anni.  

gdf 2-2-2

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