La Regione mette a bando due vaccini, i medici: "Scelta azzardata"

Con il criterio del prezzo più basso: il vaccino a 13 valenze (Pcv13), da sempre usato, con quello a 10 valenze, più economico e capace di coprire direttamente una gamma minore di famiglie

L’assessorato alla sanità dell'Emilia-Romagna ha indetto una gara mettendo in competizione due diversi vaccini anti-pneumococcici. In pratica quello adottato è il criterio del prezzo più basso: il vaccino a 13 valenze (Pcv13), da sempre usato, con quello a 10 valenze, più economico e però capace di coprire direttamente una gamma minore di famiglie (sierotipi) di batteri, 10 invece che 13.

Di “scelta azzardata” e potenzialmente dannosa per la salute dei bimbi, parlano i medici emiliano-romagnoli, tanto più che il batterio Streptococcus pneumoniae è capace di provocare otiti, polmoniti e meningiti e sepsi: patologie gravi che possono anche essere mortali.

Ad allarmarsi dopo aver scavato nei dettagli di un maxi bando regionale da 68 milioni di euro sono state le più importanti sigle di rappresentanza nel mondo medico: Fimmg (medicidi famiglia), Siti (medici vaccinatori) , Fimpo (pediatri di famiglia) e Sip (pediatri ospedalieri).

“Il Pcv10 potrebbe essere anche equivalente al Pcv13, ma non ne siamo certi, non ci sono studi che lo dimostrino con chiarezza e anzi gli ultimi dati sollevano dubbi sulla questione. Quindi il vaccino 10 valente noi non possiamo certo raccomandarlo, spiega il prof Paolo Bonanni del Dipartimento di Scienze della Salute dell’Università di Firenze e coordinatore del board del Calendario Vaccinale per la Vita. “Lo stesso Piano nazionale prevenzione vaccinale – conclude Bonanni – scrive che bisogna utilizzare i vaccini con la massima copertura possibile”.

Il caso è finito sui banchi dell’assemblea regionale, con il consigliere Michele Facci (Movimento Sovranista) che ha presentato un’interrogazione e ha puntato il dito contro l’assessorato alla sanità: “Per la Regione mere valutazioni economiche sembrano più importanti della tutela della salute, e così a rimetterci saranno i più deboli per definizione, cioè i bambini”.

La scelta non è piaciuta a medici e pediatri perché, è scritto in un nota tecnica condivisa, “allo stato attuale delle conoscenze, degli studi scientifici e dei dati di sorveglianza disponibili”, si “continua a raccomandare l’utilizzo del vaccino a 13 valenze per l’immunizzazione infantile nel nostro paese”. E se la gara premiasse il Pcv10 la sanità regionale, si legge nella nota tecnica, si troverebbe di fronte ad una “scelta azzardata e potenzialmente portatrice di aumento dei casi di patologia pneumococcica anche grave non giustificabile“.

Una posizione che cozza con quella della Società italiana di igiene e di pediatria, della Federazione italiana dei medici di famiglia e della Federazione italiana medici pediatri. Nei giorni scorsi i medici hanno espresso le loro preoccupazioni direttamente all’assessore Venturi, e a breve dovrebbe esserci un nuovo incontro.

In Italia solo il Piemonte ha scelto nel 2017 di passare al Pcv10, e già l’anno scorso ci sono state polemiche con i medici che chiesero (inutilmente) di rivedere la scelta “a garanzia della tutela della salute dei bambini piemontesi”. Questa volta però, rispetto alla scelta piemontese, pediatri e medici di famiglia si fanno forti dei dati arrivati dal Belgio, dove dal 2015 c’è stato in alcuni territori un passaggio dal Pcv13 al 10. Il risultato, racconta un articolo che ha aperto un dibattito scientifico ancora in corso e che è stato pubblicato nell’agosto di quest’anno dalla prestigiosa scientifica Lancet e firmato da ricercatori dell’università di Leuven, è stato l’incremento dei casi di malattia invasiva penumoccoccica nei bimbi da 0 a 2 anni. E per giunta, hanno spiegato gli scienziati, proprio nei sierotipi lasciati scoperti dal passaggio da un vaccino che garantisce 13 sierotipi coperti, ad uno che ne garantisce solo 10. In particolare sono schizzati alle stelle i contagi legati al sierotipo 19a, “uno dei più resistenti contro gli antibiotici”. (dire) 

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