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Nuovi centri di logistica, il monito legambiente: "In fumo 300 ettari di verde"

L'associazione ambientalista bacchetta la Città metropolitana. Al centro delle critiche le espansioni ad Altedo e San Pietro in Casale, e le deroghe al consumo di suolo e l'assenza di colegamenti con la ferrovia

I nuovi progetti di impianti di logistica come "una delle maggiori minacce nel periodo di transizione precedente all’imposizione del limite al consumo di suolo". E ancora le norme e i regolamenti per attuare le operazioni edilizie mandate avanti con "un intrico di forzature e re-interpretazioni di atti e pianificazioni". Il tutto per siti di traffico merci su gomma che abbandonano "i criteri selettivi di aggregazione della domanda" e che sono "in forte contraddizione con tutti gli strumenti urbanistici e territoriali vigenti".

Duro documento di Legambiente sui poli logistici in cantiere nel bolognese: con una lettera l'associazione ambientalista si rivolge a città metropolitana e regione, lamendando come "una superficie di 300 ettari sarà sacrificata nel territorio bolognese per essere destinata al settore della logistica". Legambiente contesta quindi "un modus operandi che stringe la mano ad un settore altamente impattante sull’ambiente, a scapito delle campagne e della biodiversità del territorio".

Nuovo polo logistico ad Altedo, Legambiente contro: "Cemento per 43 piazze Maggiori"

Legambiente, insieme alla rete di associazioni contro il Polo di Altedo e di San Pietro in Casale, aveva già sollevato "forti contrarietà verso questi progetti, che tra l’altro non sono i soli a divorare centinaia di ettari di terreno agricolo".

Non solo: ad aggravare questa scelta -secondo gli ambientalisti- c'è il fatto che "alcuni di questi insediamenti potrebbero andare in deroga al 3% di consumo di suolo massimo utilizzabile". Oltretutto, una logistica "completamente scollegata da ferro, ma funzionale alla vicinanza coi caselli autostradali".

Poli logistici di Altedo e San Pietro in Casale

I nuovi insediamenti sono poi "frutto di un intrico di forzature e re-interpretazioni di atti e pianificazioni: per il polo di Altedo, la Delibera 31 della Città Metropolitana datata 25/11/2020, ne sanciva la collocazione contraddicendo però l’Accordo Territoriale, datato 14 maggio 2007 e sottoscritto ai sensi dell’art.15 della 20/2000 e dell’art.9.1 del PTCP., il quale indicava chiaramente che “le attività logistiche e ad elevata generazione di flussi di traffico dovranno essere localizzate nella piattaforma logistica dell’Interporto […] quando occupano una superficie fondiaria superiore a 10.000 mq”".

"Paradossalmente -continua Legambiente- questo non accade per il polo di Altedo, ma nemmeno accadrà per tutte le nuove realizzazioni legate alla logistica oggi presenti sul tavolo della Città Metropolitana (come indicato all’interno del PULS). In una dichiarata condizione da parte dell’interporto di non poter ospitare nuovi insediamenti, la strategia punta ad ampliare il numero dei poli, abbandonando i criteri selettivi di aggregazione della domanda".

Questa visione va in forte contraddizione con tutti gli strumenti urbanistici e territoriali vigenti, insieme alla necessità di aggregare gli insediamenti per garantire la distribuzione delle merci su ferro.

"E-commerce ormai detta le regole"

È ormai indiscutibile che la logistica in particolare quella legata all’e-commerce -questo il ragionamento- abbia acquisito maggior interesse da parte degli investitori con l’avanzare della pandemia. Lo dimostrano i dati: nel 2020, in Italia la frequenza di acquisto nell’e-commerce è aumentata del 79% e la consegna a domicilio rimane la modalità preferita di ricezione dei prodotti per oltre il 93% degli utenti (Osservatorio B2c Politecnico di Milano). Un andamento che Legambiente problematizza: "Porta con sé gravi danni per il territorio, su cui oggi la politica non è in grado di imporre una regolamentazione in tempi efficaci".

"Ancora una volta tutte queste scelte vanno in una direzione ben precisa e non fanno altro che confermare che la logistica sarà un settore strategico nel futuro economico bolognese – dichiara Legambiente - Per questo motivo chiediamo da tempo una pianificazione regionale per stabilire in che modo possa inserirsi nel territorio. Servono strumenti di controllo pubblico rapidi quanto è rapida la dinamica di mercato che lo caratterizza, altrimenti vedremo le nostre campagne letteralmente divorate a scapito del comparto che più caratterizzava fino a ieri la nostra regione: quello dell’agricoltura".

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