Crisi Pratello: affitti alle stelle, no sicurezza e negozi chiudono

Il caso del Piccolo Laboratorio: i costi salgono e gli artigiani non ce la fanno, mentre gli standard dei locali si abbassano. Il racconto dell'amore per una delle vie che hanno fatto la storia di Bologna

Il soffitto pericoloso del negozio

Isabella e Roberta, titolari de Il Piccolo Laboratorio, sono costrette dopo tanti anni di attività nella produzione di finta pasticceria a lasciare via del Pratello: il proprietario dei muri non ha accolto la loro richiesta di tenere l’affitto più basso e, in tempi di crisi, non è più possibile andare avanti. Ma guardandosi intorno si nota un locale fatiscente con problemi di sicurezza. Bologna Today le ha intervistate:

Perché lasciate via del Pratello?
Visti i tempi e le nostre difficoltà, abbiamo chiesto al proprietario del negozio un abbassamento dell’affitto, ma abbiamo avuto come risposta un secco no, con il commento che lui non è un ente di beneficienza. Paghiamo 700 euro al mese per 39 metri quadrati di locale, con caldaia non funzionante e soffitto pendente (vedi foto).

Avete cercato un altro negozio qui?
Sì, ma via del Pratello, diciamo dal civico 20 in poi, ha solo attività notturne. Di molti locali sfitti della via non si riescono a rintracciare i proprietari e l’unica soluzione decente ci costerebbe circa 3 mila euro al mese, cifra ovviamente improponibile.

Fra l’altro dal punto di vista commerciale la strada non è molto proficua…
No, infatti. Di attività diurne ce ne sono poche e quelle che funzionano sono ubicate esclusivamente all’inizio della strada. I bolognesi sono abituati a percorrere sempre le solite vie per passeggiate e acquisti (Rizzoli, Indipendenza e Ugo Bassi) e ci capita spesso di sentirci chiedere: “Ma da quanto tempo siete qui, non vi avevamo mai viste?”, quando il problema è che sono loro a non passarci da secoli…Ci si lamenta del degrado, ma poi, con questi prezzi d’affitto finisce che la saracinesche restano tutte abbassate.

Vi dispiace lasciare questa zona?
Moltissimo, soprattutto per il tessuto sociale che abbiamo trovato qui e i tanti amici e colleghi-amici con cui condividiamo gioie e dolori.

Cosa significa essere artigiane nel 2011?
Non è certo come vent’anni fa. A parte il fatto che non esistono agevolazioni per noi e che noi nello specifico non siamo iscritte a nessuna associazione (visto che pensiamo non si affatto utile o vantaggioso in alcun modo), possiamo affermare che il problema sia di tipo culturale: le persone non apprezzano più i manufatti, non distinguono prodotti fatti a mano da oggettistica cinese e addirittura, alcuni non riescono a credere che queste creazioni non siano prodotti industriali. C’è insomma una vera e propria “diseducazione” alla manualità.

 

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