Prati di Caprara, il comitato: "Bosco urbano partita per il prossimo sindaco"

Un dossier curato da una ventina di esperti e consegnato alla proprietà dell'area evidenzia come il verde spontaneo cresciuto negli anni sia un notevole argine a gas serra e riscaldamento dell'interno comparto

Ci sono foto, divenute famose, delle partite del Bologna giocate sull'erba dei Prati di Caprara, primo campo dei rossoblù agli inizi del '900.

Ebbene, in mezzo al verde del bosco urbano che è cresciuto spontaneamente fino a ricoprire quasi completamente una delle aree militari più grandi della città, nei prossimi mesi si potrebbe giocare una partita di altro genere, di certo non meno importante per il futuro di Bologna.

Ne sono convinti i promotori del comitato 'Rigenerazione-No speculazione' che si batte per la conservazione dell'area verde e contro i progetti di edificazione previsti dal Poc (1.300 alloggi) e su questi è riuscito a mobilitare un pezzo della cittadinanza.

"Crediamo che sul bosco urbano si giocherà la partita del prossimo sindaco", dice Roberta Bartoletti del comitato. "Ci aspettiamo che anche i candidati prendano posizioni più chiare e meno ambigue sul futuro di questa area. Bologna dice di voler essere protagonista di sfida ecologica: bene, ha la fortuna di avere una foresta urbana. A Parigi la Hidalgo (Anna Hidalgo, sindaco appena riconfermata, ndr) propone quattro foreste urbane, Bologna ne ha una e dovrebbe solo valorizzarla", scandisce la portavoce del comitato, che dà battaglia da alcuni anni per salvaguardare l'area verde e ha già strappato una vittoria contribuendo alla cancellazione del progetto della Cittadella della moda nell'area Ovest dei Prati di Caprara.

La battaglia, però, non è ancora finita e il Comitato preparato un dossier sui 'servizi' in tema di qualita' dell'aria, biodiversità, che il bosco offre gratuitamente a tutta la città.

Il documento, a cui hanno lavorato ventitrè studiosi e ricercatori (botanici, faunisti, chimici e meteorologi, sociologi, geografi, urbanisti) è stato inviato a alle istituzioni e alla proprietà dell'area, Invimit Bosco, che, spiega il docente di Scienze forestali Giovanni Trentanovi, nei suoi 27 ettari conta 200 specie di flora, 61 specie di uccelli, molti dei quali (rapaci notturni, l'usignolo, il pettirosso, il falco pelligrino) non presenti nelle aree verdi urbane convenzionali, 40 farfalle, sette specie di rettili e anfibi (compreso, probabilmente il tritone, specie di interesse comunitario), almeno 60 specie di funghi.

Senza contare il lavoro fatto per la qualità dell'aria (720 chili di NO2 assorbiti all'anno, con una vegetazione è in grado di catturare da 900 a 1800 chili di polveri sottili,le 90 e le 260 le tonnellate di CO2 assorbite all' anno) e la regolazione del calore (dieci grandi un meno nei nperiodi piu' caldi rispetto al Ravone, quattro in meno rispetto ai viali).

"Invimit ha dato un incarico a un architetto per il progetto, solo che sono i ritardo: se non presentano il piano urbanistico attuativo entro la fine dell'anno perderanno i diritti fissati dal Poc, che scade a giugno del prossimo anno", scandisce Piergiorgio Rocchi, urbanista e animatore del comitato.

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"Su queste aree si gioca il futuro di Bologna come città ecologica: L'istruttoria pubblica si è conclusa con un passo timido a tutela bosco. C'è tavolo tra Invimit e Comune con l'obiettivo di rivedere queste previsioni ma non esiste nessun rendiconto pubblico, mentre si avvicina scadenza del Poc", conclude Bartoletti, aprendo ai progetti sull'area Ovest della Fondazione Golinelli, che sogna di realizzare un polo delle Scienze assieme all'Università, a patto che anche lì si conservi il verde che c'è. (Vor/ Dire)

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