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Presidio Brt: "Magazzinieri da Roveri a Interporto, abbiamo paura" | VIDEO

La protesta nel cortile di Palazzo D'Accursio per chiedere un incontro alla Giunta

 

Dopo il focolaio nel magazzino Roveri di Brt, i lavoratori della logistica di Bologna hanno paura possa diffondersi anche all'Interporto. Diversi sono infatti i magazzinieri interinali che, come denunciano i lavoratori Si Cobas oggi in presidio davanti al Comune per chiedere un incontro, farebbero turni in entrambe le sedi.

Due di loro, dalle Roveri sarebbero poi tornati a lavorare in Interporto e il sindacato ha chiesto all'azienda di fare i tamponi. La paura è che il focolaio possa esplodere anche lì. Secondo quanto riferiscono i Si Cobas, ci sarebbero anche due casi positivi tra gli addetti della Sda e oggi dovrebbero iniziare i test sui lavoratori, che in tutto sono 800. A giugno, come sottolinea il coordinatore del sindacato di Bologna, Simone Carpeggiani, c'è stato un aumento del 30% dei lavoratori interinali, che vengono spostati da una parte all'altra a seconda delle necessità, e si teme che i numeri possano aumentare.

Oggi intanto è iniziato il secondo giro di tamponi ai lavoratori di Bartolini alle Roveri, mentre gli altri continuano a lavorare: "Nessuno si prende la responsabilità di tutelare la salute  – dice Carpeggiani – abbiamo denunciato la situazione a tutte le istituzioni e chiesto la chiusura, ma c'è un rimpallo di responsabilità e quindi chiediamo al Comune che si prenda questa responsabilità. Sarebbe grave se non lo facesse, non si sa altrimenti a cosa servano questa Giunta e questo sindaco. Aspettiamo un incontro urgente, l'epidemia si sta allargando. Tutti aprono, è come se non fosse successo nulla, ma il problema c'è ancora e la verità è che si tutela il profitto invece della salute".

Il sindacato di base si è presentato oggi in Comune chiedendo un incontro, ma non ha ottenuto risposta. In presidio anche alcuni lavoratori Dhl e Tnt. Nel primo magazzino, in base a quanto racconta il driver, dopo un'assemblea i lavoratori hanno chiesto all'azienda di fare i test. "Quando usciamo i clienti ci vedono come reietti – spiega Antonio, driver Dhl – la gente ha paura. Ma anche noi abbiamo paura, per noi e per le nostre famiglie. Siamo in giro tutti i giorni, vediamo centinaia di persone e siamo portatori non solo di pacchi in questo momento. Un test sarebbe almeno il primo passo, finché non si fa è impossibile parlare di contagi".

Nei magazzini Tnt qualcosa si muove: dopo i testi ai facchini, adesso tocca ai corrieri: "Per il momento sembra sia tutto negativo, quindi incrociamo le dita. Siamo 80 persone, speriamo in bene – dice Alessandro, driver Tnt –  non ci siamo mai fermati dal lockdown e siamo sempre stati in prima linea, ora siamo stanchi e timorosi. Per fortuna abbiamo raggiunto un accordo con l'azienda, per cui non entriamo in magazzino e non facciamo firmare ai clienti". 

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