Cronaca

I colori del Pride sfilano per la città: "Sì alla legge Zan, ma non basta"

Il corteo è partito da Villa Angeletti e si concluderà ai Giardini Margherita

Da Villa Angeletti ai Giardini Margherita attraversando via de' Carracci, Via Fioravanti, Via Tiarini, Via Matteotti, via Indipendenza, via Irnerio, Via Filopanti, Viale Ercolani, Viale Carducci. E' il percorso del Pride, anzi del Rivolta pride, partito nel pomeriggio dal parco della Bolognina. 

""Siamo almeno in 30mila per le strade di Bologna per il Rivolta Pride. Oggi ci siamo riprese la città, per dire che vogliamo molto di più di Ddl Zan, contro la violenza sistemica che colpisce le nostre vite di persone lgbtqia+, di persone con disabilità o razzializzate".

A sostegno del pride, anche il candidato sindaco del centrosinistra, Matteo Lepore, che in un post su Facebook scrive: "Oggi a Bologna sfila il Pride. E in queste stesse ore, accade che l’approvazione del DDL Zan è sempre più a rischio. Eventuali modifiche al testo già approvato alla Camera significherebbero, infatti, rimandarne a chissà quando l’approvazione, dopo 25 anni di tentativi e attese. Eppure una legge che punisca i crimini d’odio commessi sulla base dell’orientamento sessuale, della disabilità, dell’identità di genere di una persona è necessaria più che mai".

"Da Bologna - continua - dalla città più progressista d’Italia, la città che per prima ha concesso uno spazio, nel 1982, a un circolo di cultura omosessuale, poi divenuto il Cassero, vogliamo ribadire il pieno sostegno al ddl Zan e alla sua votazione così com'è. Vogliamo ribadire il nostro pieno sostegno all’eguaglianza e alla parità di diritti civili e sociali. Buon Pride, Bologna!".

Cos'è il Rivolta Pride

"Il Rivolta Pride si inserisce all'interno della settimana transfemminista organizzata da Non Una Di Meno, perché la violenza contro cui combattiamo è la stessa. Lo hanno reso evidente gli attacchi al Ddl Zan, così come la decisione di Erdogan di ritirarsi dalla Convenzione di Istanbul, motivata da una retorica della famiglia tradizionale fortemente omolesbobitransfobica. La lotta alla violenza sistemica è una lotta transfemminista e queer, una lotta intersezionale e trasversale, perché trasversale e sistemica è la violenza che combattiamo".

Cosa è la violenza sistemica? È la violenza che ci colpisce quotidianamente, e che attraversa trasversalmente la società intera. Si trova nelle strade, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle istituzioni, nelle nostre case. È una violenza che arriva dalle istituzioni, dai luoghi di lavoro, dalle scuole, fino alle nostre case. La pandemia ha aggravato le condizioni di vita delle persone LGBTQIA+, delle donne, delle persone razzializzate, delle persone disabili. L'isolamento e la crisi economica hanno messo in luce le contraddizioni che già vivevamo prima del Covid. Lo abbiamo già detto: non vogliamo tornare alla normalità, perché è proprio a causa di questo status quo se le nostre vite vengono costantemente minacciate. Siamo stanch* e arrabbiat* ma ci muove la passione e la necessità di cambiare tutto per permetterci piena autodeterminazione: molto più di Zan, molto più di legge 194 e molto più di legge 164! Vogliamo tutto!

Chi siamo?

"Siamo collettivi, associazioni, attivist? che dal 2019 hanno preso parola insieme per rispondere alla proposta di legge contro l'omotransfobia dell'Emilia Romagna: abbiamo scritto e manifestato ponendo l'accento sui reali bisogni materiali e contro gli scambi politici sui nostri corpi".

"Abbiamo poi aderito alla piazza nazionale del 15 maggio e organizzato la piazza di Bologna del 16 maggio sotto lo slogan #moltopiudizan.  Abbiamo preso parola a partire dalle differenze espresse dalle nostre sessualità e generi dissidenti, come persone con disabilità e siero-coinvolte. Chiediamo molto più di Zan perché una misura repressiva non ci basta: desideriamo e abbiamo diritto all'accesso alla salute, ad un reddito di autodeterminazione e alla cittadinanza e al permesso di soggiorno svincolati dalla famiglia e dal lavoro".

"Quella di oggi è stata una manifestazione politica e performativa. Politica perché abbiamo preso parola a partire dalle nostra marginalità, rivendicazioni e desideri. Performativa perché abbiamo organizzato delle performance artistiche, affermative e rivendicative durante il percorso contro le strumentalizzazioni, gli attacchi omolesbobitransfobici e chiunque cerchi di regolare i nostri corpi e i nostri desideri".

"Il rivolta Pride è stato un corteo completamente autogestito, dove ci siamo prese cura l’un* dell’altr* e della nostra safety, perché la nostra sicurezza non la deleghiamo! Per noi Rivolta Pride significa innanzitutto un modello organizzativo che sia realmente partecipato, che costruisca un percorso politico di ascolto e confronto a partire dalla democrazia diretta e dalle esigenze multiformi della nostra comunità. Rivolta Pride è innanzitutto la presa di parola nella costruzione della manifestazione come nello spazio pubblico per rivendicare: ora delle nostre vite parliamo noi". (Credits foto: Cecilia Fasciani e Davide Blotta)

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