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Cronaca Fiera / Piazza della Costituzione

Mafie in Emilia, il maxi-processo Aemilia oggi al via alla fiera di Bologna

Un calendario fitto con 29 giorni di udienza tra ottobre e dicembre. 219 imputati, difensori e parti offese affollano l'aula speciale allestita nel Padiglione 19, attrezzata anche per le udienze in video-conferenza, visto che almeno 9 di essi sono sottoposti al regime del 41bis, il cosiddetto "carcere duro"

Al via oggi il maxi processo Aemilia, il più grande processo contro le infiltrazioni mafiose al Nord Italia (QUI IL PRIMO VIDEO). Rappresentanti delle Istituzioni, associazioni e sindacati, ma anche cittadini e curiosi si sono radunati questa mattina fuori dai locali della Fiera di Bologna, in Piazza della Costituzione, dove è stata allestita un'aula speciale nel Padiglione 19, attrezzata anche per le udienze in video-conferenza, visto che almeno 9 di essi sono sottoposti al regime del 41bis, il cosiddetto "carcere duro". Fitto il calendario: 29 giorni di udienze che si svolgeranno tra ottobre, novembre e dicembre. Nella mattinata di oggi le dichiarazioni di Mezzetti e Bonaccini.

Il Comune si è  impegnato con il Tribunale, insieme all’ente Fiera, per trovare una collocazione consona al processo, che inizialmente pareva dovesse essere trasferito fuori Regione, vista la mancanza di aule adatte nel capoluogo felsineo. Infine l'Emilia Romagna ha deciso di mantenere in 'casa' le udienze, stanziando 480 mila euro per l’affitto del Padiglione e per la realizzazione dei lavori necessari al suo allestimento.  

REATI E IMPUTATI. Sono gli 219 imputati, per circa 200 reati contestati. "Qui non manca nulla, questi reati sono significativi della capacità  di infiltrazione che l'organizzazione criminale ha messo in campo per dimostrare la sua forza". Così il procuratore capo di Bologna, Roberto Alfonso, aveva tirato le somme parlando dell'atto di fine indagine che ha chiuso l'inchiesta "Aemilia", centrata sulla ricostruzione post sisma e affini.  

Le persone attualmente in misura cautelare sono 62, tra custodie in carcere e domiciliari, sei dei quali sottoposti al carcere duro del 41 bis. Si tratta dei soggetti ritenuti capi dell'organizzazione malavitosa. Gli indagati per i quali è stato notificato o si sta per notificare il fine indagini sono 224, tra quelli arrestati e molti altri.
Sono 54 gli indagati per associazione a delinquere di tipo mafioso cui si contesta la direzione dell'organizzazione. "Tutti gli altri i abbiamo considerati come appartenenti all'organizzazione", aveva spiegato Alfonso. Spiccano anche le posizioni di concorso esterno, in particolare per Bologna quella della consulente finanziaria Roberta Tattini. Oltre alle posizioni principali, sono stati contestati circa 200 reati (i capi di imputazione sono 189, cui vanno aggiunte le contestazioni bis e ter). "Ci sono numerosissime estorsioni oltre ai danneggiamenti collegati, tante usure e incendi. C'è stato un periodo in cui Reggio Emilia era una città infuocata", ricordava Alfonso, citando la decina di danneggiamenti ai camion.

Il più grande processo sulle Mafie al Nord ha inizio

Altro capitolo è dedicato agli affari dell'organizzazione criminale: ci sono i reati di reimpiego di capitali illeciti, "numerosissime" intestazioni fittizie, alcuni reati sui rifiuti e contravvenzioni collaterali, tante frodi e reati fiscali (fatture per operazioni inesistenti). "E' un quadro molto allarmante", aveva insistito  Alfonso sugli atti,  aggiungendo che si contano "numerosi reati sulle armi per molti indagati, violazione dei sistemi informatici ad opera dei rappresentanti delle forze dell'ordine, episodi di corruzione".

MOVIMENTO 5 STELLE: "SERVE UN IMPEGNO STRAORDINARIO DEL MINISTERO". A poche ore dall'inizio del processo la capogruppo del Movimento 5 Stelle in Regione, Giulia Gibertoni: "La Regione chieda al ministero un impegno straordinario per garantire un regolare svolgimento del processo Aemilia. Bisogna garantire uomini e mezzi adeguati alla Polizia penitenziaria". Il tema dei costi è stato sollevato stamane dall'assessore regionale Massimo Mezzetti e dal presidente Stefano Bonaccini, che si faranno sentire col ministero anche sul futuro procedimento a Reggio Emilia.

"Non ci risulta che siano state previste misure speciali dopo la denuncia di qualche giorno fa di alcuni sindacati della Polizia penitenziaria che lamentavano scarsezza di uomini e mezzi per poter far fronte a un processo di cosi' elevata importanza ed impegno", ha aggiunto la Gibertoni che gia' in precedenza aveva sollevato il problema di uomini e mezzi e che oggi rilancia: "Dopo aver ottenuto che il processo non finisse fuori regione, a Milano o a Firenze, da oggi e' di fondamentale importanza assicurare che lo stesso si possa svolgere con assoluta regolarita. Per questol'allarme lanciato dai sindacati ci preoccupa". (fonte DIRE)
 

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