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Venerdì, 2 Dicembre 2022
Cronaca Castenaso

Nell'hub dei rifugiati, 6 mesi dopo. La nuova vita tra bombe e sogni

Dopo la prima ondata di accoglienza, come scorre la vita di chi è scappato dalla guerra? Per capirlo siamo stati a Villanova, nel primo hub per rifugiati ucraini in Regione, dove abbiamo incontrato Irina, Victoria e Liliana. I loro figli e le loro storie

Irina ha 32 anni ed è psicologa. Victoria di anni ne ha 31 ed è fotografa. Liliana è una dermatologa di 29enne. Queste tre donne hanno (almeno) tre cose in comune: sono ucraine, sono mamme, sono scappate dalla guerra con i loro figli e da mesi abitano a Villanova di Castenaso, al Living Place Hotel. Albergo che prima di tutti è stato individuato come punto regionale per l'accoglienza dei rifugiati e che oggi ha l'aria di essere la casa di una comunità. O meglio, di una famiglia allargata.

Un pomeriggio trascorso all'interno della struttura, all'ombra degli alberi, a bordo piscina, nella tensostruttura che fa da campo giochi per i più piccoli e fra persone che in questo bel posto ci stanno da ospiti spesso per turismo, dà l'idea di una bella normalità lontana dalle bombe. Ma così non è: "Abbiamo tanto da fare e durante il giorno capita di dimenticarsi quello che sta succedendo nel nostro paese. Ma poi arrivano le notizie sul cellulare, pensiamo al futuro, ci scambiamo messaggi con i nostri familiari rimasti in Ucraina e la dura realtà ci torna davanti agli occhi - raccontano le ragazze - con quest'idea vaga di futuro che non sappiamo se sarà dove siamo nate oppure qui, chissà dove. La cosa positiva è che per i nostri bambini questo è un posto bello, pieno di distrazioni e di giochi, di gite ed esperienze che li fanno sentire in vacanza". E i bimbi infatti possono fare i corsi di magia, imparare l'italiano, andare a scuola con gli altri loro coetanei o seguire le lezioni a distanza collegandosi con le scuole ucraine. 

Ucraina: perchè dalla guerra scappano donne e bambini

La vita di Irina, Victoria e Liliana è stata stravolta ormai più di sei mesi fa, con l'inizio del conflitto con la Russia. Sono scappate dalla loro terra con i loro bambini di 7, 9 e 6 anni dopo giornate durissime trascorse all'interno di bunker nei quali la vita scorreva al buio, mentre i loro uomini e le loro famiglie sono rimaste nel paese di origine. Victoria, in particolare, ricorda quell'intero mese vissuto in un rifugio e la sensazione di impotenza e paura, bisogno a tutti i costi di salvare il suo bimbo e anche se stessa. Arrivando in Polonia, come tante sue connazionali, per poi spostarsi in Italia. Stesso percorso per Irina, che dopo essere stata ospite di alcuni amici polacchi, è arrivata a Bologna: "Conoscevo tante persone che vivono in Italia da tempo e sapevo che è un paese bellissimo. Io però, una volta finito tutto, voglio tornare a casa mia. Sempre che casa mia ci sia ancora". 

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Liliana immagina più facilmente il suo futuro da noi: "Sto aspettando perché la mia laurea in dermatologia sia riconosciuta anche in Italia per poter poi cominciare a praticare anche qui quella che è la professione per cui ho tanto studiato e su cui ho esperienza. Adesso faccio la cameriera, ma con un po' di impegno (con l'italiano è già davvero a buon punto ndr) potrei tornare al mio lavoro. E poi mio figlio vorrebbe fare l'attore. L'Italia è una terra piena di bravissimi attori!" scherza guardando il suo bimbo, il più vivace del gruppo, così come lei stessa dice con un misto di orgoglio e simpatica rassegnazione. 

E a proposito di cinema, il dolore è proprio dato dal fatto che sia invece tutta realtà: "Sembrava di essere in un film pieno di violenza e paura e invece era tutto vero - spiegano le tre donne mettendo insieme le sensazioni che le hanno accomunate prima ancora di incontrarsi (non si conoscevano in Ucraina) - adesso c'è chi di noi pensa di tornare a casa e ricostruire tutto, chi cerca una nuova vita altrove e chi pensa solo a ricongiungersi con i propri mariti, fratelli, padri". 

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