Cronaca

Prostitute, schiave del racket e di riti voodoo: 'Un editto potrebbe salvarle'

La Comunità Papa Giovanni XXIII ha messo in strada una unità speciale: "Una ragazza sfuggita al racket spiega alle altre come fare". Zaccaria: "Scenario che a noi sembra molto lontano"

IMMAGINE REPERTORIO

Per arrivare in Italia dall'Africa hanno contratto un debito fra i trenta e i quaranta mila euro: la promessa di un lavoro onesto in Europa  e la prospettiva di una nuova vita vale la fatica di un viaggio ben poco confortevole e il giuramento di non rivelare mai, per nessuna ragione al mondo, il nome di chi le ha traghettate. 

Il giuramento va rispettato perchè altrimenti su di loro e sulle loro famiglie si abbatteranno sciagure, la pazzia, la morte: a sigillare il patto un rito che avviene raccogliendo in un sacchetto alcuni oggetti e parti proprie delle vittime come sangue, unghie e capelli. Tutto questo fa paura e le vittime sono le tante ragazze nigeriane che una volta finite in questo incubo, faticano a vedere una via di uscita se non quella di stare sulla strada come schiave fino all'estinzione del debito. Ma qualcosa potrebbe essere cambiato. 

Schiave sessuali in mano al racket: l'unità di strada speciale 

E' la Comunità Papa Giovanni XXIII di don Oreste Benzi che ha creato un punto di contatto con le ragazze nigeriane costrette a prostituirsi, per spiegare loro una possibilità concreta di riscatto: "Le donne vittime di tratta e sfruttamento hanno il diritto di sapere che esiste una via percorribile per liberarsi dalla condizione in cui sono cadute - spiega Nicola Pirani, responsabile del progetto - Per tutto il mese di maggio sarà attiva una nuova Unità di Strada speciale a Bologna e provincia".

Minacce di morte, riti voodoo e terribili  traversate

Queste ragazze di strada, arrivate in Italia dopo terribili traversate dall’Africa, sono succubi dei loro aguzzini che ne ricattano le famiglie di origine in patria, le costringono a subire riti voodoo e le minacciano di morte, quasi sempre per il debito del viaggio da saldare. A marzo, però, una grande novità, passata quasi inosservata in Italia, ha aperto una nuova speranza per le prostitute nigeriane: "L'Oba ( il 're') Ewuare II, massima autorità religiosa del popolo Edo (ed ex ambasciatore della Nigeria in Italia), ha emesso a Benin city un editto con il quale vengono resi illegittimi tutti i giuramenti che vincolano le ragazze vittime di tratta ai loro trafficanti, sotto la minaccia di maledizioni" spiegano dall'associazione.  

Ragazze "liberate"

Il tema, dopo l'annuncio dell'associazione Apg23 e i primi buoni risultati, è stato affrontato anche dall'assessora alla Lotta alla violenza e alla tratta sulle donne e sui minori Susanna Zaccaria: "Una cosa che a noi sembra veramente incredibile perché appartiene a uno scenario molto lontano. Il rito juju, che fa parte del voodoo, è diventato lo strumento di maggior controllo delle ragazze nigeriane che si prostituiscono, a maggior ragione dal momento in cui, diciamo, il sistema-tratta ha iniziato a sfruttare il sistema della protezione internazionale, cioè in quei casi in cui le ragazze non sono strettamente sotto il controllo fisico, ma anche per quei periodi in cui stanno da sole e non sono in un centro di accoglienza".

L'editto del Re Ewuare II: giuramenti e pegni illegittimi

Con l’editto, Ewuare II ha imposto un divieto ai “sacerdoti” della religione tradizionale juju, uomini spesso corrotti e truffatori, di praticare il rito con cui le ragazze – alle quali viene promesso un futuro di onesto lavoro in Europa – si impegnano a restituire la somma del viaggio (con cifre che si aggirano sui 30-40mila euro), a non rivelare i nomi degli uomini che le hanno fatte partire e a non tradire il patto, pena la morte o la pazzia che si abbatterà su di loro o i loro cari. Il rito, a pagamento, crea un pegno con un “sacchetto” realizzato con oggetti simbolici: capelli, peli, unghie, sangue e indumenti intimi della vittima, che sarà poi conservato dal sacerdote e restituito solo dopo il saldo del debito. 

"L'evento in realtà ha una portata davvero storica per la Nigeria, vedremo probabilmente a lungo termine come andrà perché sappiamo che queste organizzazioni si riorganizzano molto velocemente, però diciamo che adesso come adesso stiamo vedendo già degli effetti" ha detto l'assessore Zaccaria. 

Nel bolognese circa 110 le sfruttate

Le migliaia di ragazze nigeriane che arrivano in Italia e in altri Paesi europei ogni anno sono costrette a prostituirsi per ripagare il debito. Si tratta di donne poco istruite, spesso analfabete, che vengono raggirate anche perché il più delle volte sono convinte che la cifra da pagare sia espressa nella valuta locale, e non in euro. Il 90% di loro viene proprio dall’Edo State, nella zona del delta del Niger. Le prostitute sfruttate tra Bologna e provincia sono circa 110, di cui 50-60 nigeriane. Queste ragazze hanno paura di denunciare i loro aguzzini e di violare il pegno con cui vi si sono legate. Spesso non parlano l’italiano, non sanno leggere e non hanno saputo della decisione dell’Oba che ha posto al di fuori della religione juju la pratica dei giuramenti rituali. Oppure, quando lo hanno saputo, sono state circuite dalle madame, che le hanno convinte della falsità della notizia dell’editto.
 
Come spiegano dalla Associazione Comunità Papa Giovanni XXIII, è stata organizzata una speciale Unitàdi Strada che si muove con lo scopo di avvicinare le ragazze nigeriane sfruttate nel bolognese e spiegare loro la nuova situazione: "L’unità sarà attiva per tutto il mese di maggio, due volte alla settimana, con una uscita diurna e una notturna. Nella squadra, composta da due persone, oltre a un operatore della Comunità ci sarà una mediatrice culturale nigeriana che da sei mesi lavora con le prostitute salvate". 

Patricia, sfuggita al racket

Patricia era arrivata in Europa nel 2015 per cercare il marito, di cui aveva perso le tracce, ma è stata ingannata: “Non è una psicologa – spiega Nicola Pirani, responsabile del progetto – perché in Nigeria questa figura professionale non gode di riconoscimento sociale e le ragazze ne avrebbero paura. Patricia, conoscendo la cultura nigeriana, la lingua, le norme religiose e le credenze di quel popolo, riesce ad avvicinare le schiave sessuali e a convincerle a parlare”. 

L’impegno della Comunità Papa Giovanni XXIII

Don Oreste Benzi, fin dai primi anni ‘90, ha dato inizio all’esperienza della “condivisione di strada”: gruppi di persone che incontrano le donne costrette a prostituirsi per proporre loro, una volta instaurato un rapporto di fiducia, una via d’uscita, ovvero l’accoglienza in una struttura comunitaria. Le Unità di Strada della Apg23 sono équipe formate da 3-4 volontari e membri di Comunità che percorrono le zone con un’alta concentrazione di ragazze. A Bologna sono già attive due Unità di Strada: una che opera il venerdì sera, composta da sole donne, e una diurna. Grazie al progetto, attivo dal 2000, ogni anno vengono salvate dalla tratta tra le 25 e le 30 ragazze. Sono state oltre 500 dall’inizio delle attività. 

Tra il 2016 e il 2017 in numero delle ragazze sfruttate è sensibilmente aumentato

I numeri dell'Associazione: "L"Associazione Papa Giovanni XXIII nel 2016 in Italia ha assistito 150 vittime di tratta in strutture e famiglie della Comunità. Sono l24 le Unità di Strada attive nelle diverse regioni italiane. Alle ragazze salvate (oltre 7mila dall’inizio del progetto) la Comunità garantisce un’accoglienza completa dal punto di vista materiale, medico, psicologico e nel disbrigo di pratiche burocratiche".

Una chance: così possono cominciare una seconda vita 

Dopo un primo periodo di qualche mese viene data loro la possibilità di un vero e proprio inserimento all'interno della società, con l'apprendimento della lingua italiana, una formazione scolastica, lavorativa e professionale. In seguito le ragazze, qualora lo desiderino, vengono accolte all'interno di una delle Case Famiglia della Comunità. Qui, inserendosi in un contesto familiare accogliente e consolidato, vengono stimolate al fine di riallacciare relazioni sane, riconquistare la fiducia in se stesse e cominciare una nuova vita.

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