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Lunedì, 6 Dicembre 2021

Arresti prostituzione. Pestaggi, matrimoni fittizi e finte assunzioni: così agiva la banda di sfruttatori|VIDEO

Tre appartamenti in centro , 39mila euro sequestrati e 7 misure cautelari. Un'indagine della squadra mobile durata oltre un anno

Matrimoni fittizi, finte assunzioni, pestaggi, violenza sessuale, minacce a vittime e familiari, condotte e reati messi in atto dagli sfruttatori, albanesi e italiani, che permettevano a 5 ragazze albanesi di essere "in regola" sul territorio italiano e quindi di poter portare guadagni prostituendosi in strada o all'interno di appartamenti del centro di Bologna. Un'indagine iniziata oltre un anno fa, coordinata dal Sostituto Procuratore Tommaso Pierini, e portata avanti dagli agenti della Squadra Mobile, con l’ausilio di personale della Polizia di frontiera dell'Aeroporto Marconi, che ieri, 18 ottobre, ha portato al fermo di 7 persone, 2 cittadini albanesi e 5 italiani. 

Tentato sequestro di persona

L'attività della Squadra Mobile è scattata dopo il tentativo di sequestro di persona di una giovane prostituta, cittadina albanese, a Borgo Panigale, nel parcheggio dell'Hotel La Pioppa. I fatti risalgono alla notte del 2 ottobre 2020, quando gli equipaggi della polizia erano intervenuti per soccorrere la giovane che aveva cercato di allontanarsi definitivamente dal suo sfruttatore.             
Con il coordinamento della Procura della Repubblica venivano, immediatamente, avviate le indagini che portarono quindi direttamente al mondo del reclutamento e dello sfruttamento della prostituzione. 

Le prime 4 misure

I poliziotti della Squadra Mobile e della Polizia Aeroportuale, hanno identificato il principale sospettato del tentativo di sequestro mentre stava per lasciare il paese, seduto a bordo di un volo di linea diretto a Tirana. L'uomo, 39enne, era anche in possesso di oltre 7mila euro ritenuti provento dell'attività criminale. 

Nei mesi successivi, gli inquirenti riuscivano a identificare le ragazze sfruttate, ma anche i complici del tentato sequestro e del favoreggiamento. In particolare, appurarono che il tentativo di sequestro di persona era stato ideato e attuato da tre soggetti, di cui due albanesi e un italiano. Quest'ultimo si era finto cliente della prostituta per poi "consegnarla" ai complici. 

Vennero così emessi la custodia cautelare in carcere nei confronti di un cittadino albanese 40enne, gli arresti domiciliari per un cittadino italiano di 64, complice dell’agguato, e l’obbligo di presentazione alla polizia giudiziaria per un terzo cittadino italiano, di 43 anni, titolare del contratto di locazione di un appartamento adibito a  luogo di appuntamenti.

Le misure cautelari sono state eseguite lo scorso 3 febbraio con perquisizioni personali e domiciliari, provvedimenti di sequestro di telefoni cellulari, nonché di 10.500 euro, sospetto profitto illecito dell’attività.  criminosa.

Le vittime 

Cinque donne albanesi, dai 20 ai 30 anni, che talvolta arrivavano in Italia consapevoli dell'attività che avrebbero svolto, ma con la promessa, dopo un periodo di tempo, di poter ottenere una somma di denaro sufficiente per acquistare un appartamento nel paese di origine. Ovviamente, tali accordi non sono mai stati rispettati, anzi erano stati sottratti i loro passaporti e frequenti sono stati i pestaggi se tentavano di ribellarsi. Una di loro, tornata in Albania per cambiare vita, era stata raggiunta e minacciata, stesso trattamento era stato riservato ai familiari. Dalle testimonianze è emerso che i proventi dell’attività di prostituzione dovevano essere versati interamente nelle mani dei due fratelli che si avvalevano della complicità  di cittadini Italiani, destinatari di misura cautelare, che accompagnando le ragazze ogni giorno sulle strade.

Gli arresti del 18 ottobre

Operazioni di intercettazione telefonica delle utenze in uso agli indagati, l’acquisizione dei documenti legati ai matrimoni fittizi degli italiani con le albanesi e delle assunzioni come badanti, hanno portato a chiarire la posizione di due fratelli, cittadini albanesi, responsabili del reato di sfruttamento della prostituzione ai danni di varie connazionali, costrette a prostituirsi in strada sulla via Emilia, Anzola dell’Emilia e Valsamoggia, o all’interno di 3 appartamenti del centro di Bologna, in zona San Felice, ora sotto sequestro, e dove, nel corso della perquisizione sono stati trovati 39mila euro. 

Sono quindi finiti in carcere due fratelli albanesi di 49 e 44 anni, ai domiciliari tre italiani di 30, 63 e 47 anni, residenti a Bologna provincia, e per ad altri due italiani di 44 e 53 anni è scattato il divieto di dimora. Sono accusati a vario titolo di induzione alla prostituzione, sfruttamento della prostituzione, atti persecutori, lesioni personali e minacce aggravati. Per uno dei cittadini albanesi si configura anche il reato di violenza sessuale. 

Fratelli con precedenti specifici

Sono state le impronte a portare la polizia ad altri episodi di sfruttamento della prostituzione, a Torino, che avevano già portato in carcere i due fratelli albanesi, pena in seguito indultata. In pratica avevano cambiato nome e cognome "una pratica possibile in Albania fino a qualche anno fa", così le loro generalità risultavano "ripulite". 

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