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Le 13 ragazze venute dal Sud America: scoperta casa di prostituzione in Bolognina | VIDEO

Arrivate in Italia con la promessa di un lavoro. L'operazione della squadra mobile

Tredici ragazze dal sud America all'Italia, con la falsa promessa di un lavoro, ma avviate alla prostituzione in zona Bolognina. L'indagine della Squadra Mobile della Questura di Bologna, coordinata dal sostituto procuratore Stefano Dambruoso, ha portato all'individuazione e al sequestro di una casa di prostituzione, indagando un intero nucleo familiare che avrebbe ricavato più di mezzo milione di euro nell'arco di tre-quattro anni.

Casa di prostituzione in Bolognina, tutta la famiglia coinvolta

Il giro di prostituzione sarebbe stato un vero e proprio affare di famiglia: padre bolognese e madre venezuelana, finiti ora agli arresti domiciliari, e due figli, un maschio e una femmina, i quali hanno invece ricevuto il divieto di dimora.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, le ragazze, due o tre a volta presenti all'interno dell'appartamento, erano sorvegliate dalla famiglia 24 ore su 24 grazie ad un impianto video installato all'interno dell'appartamento. Il motivo alla base del controllo sarebbe stato quello di ottimizzare i tempi degli incontri: dieci minuti per ogni cliente, per un massimo di cinquanta clienti al giorno, alla cifra di 50 euro per ogni prestazione di cui solo 10, però, rimanevano nelle tasche delle ragazze, mentre i restanti 40 euro sarebbero finiti agli sfruttatori. L'operazione della squadra mobile è partita lo scorso novembre, dopo che alcune delle ragazze del giro si sono rivolte alla Polizia di Stato.

Prostituzione in Bolognina, le parole del Capo squadra mobile di Bologna

“Un nucleo familiare, marito moglie e due figli - commenta ai microfoni di ètv Roberto Pititto, Capo della Squadra Mobile di Bologna - pienamente partecipi ad un’attività di sfruttamento e favoreggiamento della prostituzione con ruoli interscambiabili”. 

“Un controllo continuo da parte degli indagati che rimproveravano le ragazze quando si intrattenevano più tempo rispetto a quello stabilito, proprio al fine di ottimizzare l’incontro con i clienti. L’attività è partita dal racconto di due ragazze che hanno denunciato lo sfruttamento a cui erano sottoposte. Un controllo continuo da parte degli indagati, i quali avevano installato all’interno dell’appartamento un sistema di video sorveglianza per poterle controllare in qualsiasi momento. Le due ragazze, sature - conclude Pititto - si sono quindi rivolte alla Polizia di Stato”.

Bologna, ancora prostituzione

Agli inizi del mese, i carabinieri di Medicina e Imola avevano fatto emergere una banda dedita allo sfruttamento della prostituzione tra il bolognese e la Romagna.
Gli arresti erano scattati a Ferrara, Budrio e Cesena. Il gruppo aveva messo in piedi una efficace rete di sfruttamento di cinque giovani donne dell'est Europa, alle quali ogni tanto si aggiungevano altre due, che si premurava di aggirare i divieti imposti dalla restrizione anti Covid in vigore all'epoca. Un progetto che poteva arrivare nei momenti di picco a raggiungere anche i 100mila euro al mese di reddito illecito.

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