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Tratta e sfruttamento, Jennifer: "Dall'Africa con la promessa di un lavoro, poi la strada"

Era minorenne quando una donna l'ha adescata davanti alla sua scuola, in un piccolo villaggio della Nigeria. La promessa di una vita migliore, di un lavoro come parrucchiera e poi l'incubo

Sperano di raggiungere l'Europa e di lavorare, magari come parrucchiere o baby-sitter, credendo nelle promesse di qualcuno che garantisce per loro, che organizza il lungo viaggio dall'Africa all'Italia, che conosce le persone giuste e che essendo conosciuto in quei piccoli villaggi della Nigeria gode della fiducia della comunità. Insomma, l'incubo comincia sempre con un sogno. 

«La storia di Jennifer è la storia di tante ragazze costrette a prostituirsi sulle nostre strade - a parlare Silvia Ottaviano, respondabile del progetto Oltre la Strada di Casa delle Donne - il copione è sempre lo stesso, intriso di eventi tragici, paura per sè e per la propria famiglia, ricatti, disumanità». A cosa pensiamo quando passando in auto vediamo giovani donne sul ciglio della strada ad aspettare il loro prossimo cliente? Qualcuno pensa che è una scelta, altri sanno che è invece una costrizione, l'unico modo per sopravvivere, l'unico modo per pagare quel riscatto da 80 mila euro, il prezzo di un viaggio-incubo verso la terra promessa. Ascoltare una storia forse, farà cambiare idea ai primi. 

Jennifer (il nome è di fantasia) ha solo 17 anni quando fuori da scuola viene avvicinata da quella che riconosce come sua vicina di casa, persona di fiducia, nota nel villaggio dove vive: «Questa donna le ha proposto di andare in Europa a lavorare come baby-sitter o come parrucchiera - spiega Silvia Ottaviano - ma sua mamma le dice di no. Passa del tempo e la ragazza ci ripensa fino a che decide di accettare attratta da una vita migliore.  Una volta deciso viene portata a Benin City e qui sottoposta a un rito voodoo che la costringe a promettere che restituirà tutti i soldi del viaggio per l'Europa (non ha idea della cifra, ma scoprirà poi che sono 80 mila euro) altrimenti succederà qualcosa ai suoi familiari». 

Schiave del racket e dei riti voodoo: come finziona il 'ricatto'

Il giorno dopo la ragazza parte verso la Libia a bordo di vecchi bus e automobili di fortuna, chiusa poi in una connection house insieme ad altre donne che aspettano di essere "traghettate" dall'altra parte del mare: «Si tratta di una casa chiusa, una casa-prigione dove vengono tenute per giorni e stuprate dagli uomoni che vi entrano. Un incubo che fa loro capire quale sarà realmente il loro futuro in Europa - continua la responsabile di Casa delle Donne Bologna. 

«L'agonia dura due settimane per Jennifer, che si rimette in contatto con la vicina di casa e le chiede perché sia successo tutto ciò: lei la rassicura e le dice che quando arriverà in Italia tutto cambierà. I trafficanti la prendono di notte, all'improvviso e la portano vicino al mare: lì comincia un viaggio infernale. La ragazza vede persone che cadono in acqua e che muoiono.  Poi l'arrivo in Sicilia, per chi ce la fa. Al centro di accoglienza Jennifer ci rimane altre due settimane e in quel periodo ricontatta la donna che l'ha spinta fino a lì: il suo punto di riferimento le dice avrebbe mandato qualcuno a prenderla».

La "madame": una figura di mediazione che porta le ragazze in strada

E così subentra la figura della Madame: «Si tratta sempre di donne della stessa nazionalità delle vittime - chiarisce Silvia Ottaviano -  che la prende con sè e la porta in una città, di solito del nord. Con Jennifer ci sono altre due ragazze e queste l'avvertono sul lavoro che la aspetta. Lei non vuole crederci, ma come potrà fare a mettere insieme tutti quei soldi del debito? Se non pagherà, questo è chiaro, l'incolumità dei suoi familiari in Nigeria sarà a rischio, così come parlano chiaro le minacce. 

Le prime sere in strada non ce la fa. Quando rientra nella casa dove vengono tenute ammassate quelle poverette come lei quello che riceve sono botte e altre minacce, fino a che non cede. E' la Madame a istruirla su come vestirsi, come comportarsi. In due anni riesce a restituire 30 mila euro»

Ma per molte "Jennifer" le cose cambiano. Avviene grazie all'intervento delle forze dell'ordine o del cosiddetto "cliente salvatore", grazie a percorsi di protezione come "Oltre la Strada", che a Bologna coinvolge tre associazioni impegnate a restituire una vita vera alle vittima delle tratte. 

«Su Bologna ci sono percorsi di protezione che includono l'ospitalità in case-rifugio, lezioni di italiano, corsi di formazione e infine inserimento nel mondo del lavoro. Lo ha fatto anche Jennifer: a lei piace cucire ed è diventata una sarta. Nel frattempo sta studiando per ottenere il diploma delle scuole medie. Durante tutto questo percorso ovviamente le ragazze hanno paura perché vengono continuamente minacciate e temono per le loro famiglie. Però ce la fanno. Poche tornano nei loro paesi, solo 52 su 481».

Oltre la strada: il progetto e i numeri

La Regione Emilia-Romagna coordina il progetto Oltre La Strada, che coinvolge i territori regionali fra i quali Bologna. Il progetto si sviluppa in interventi e programmi di assistenza ed integrazione sociale rivolti a persone vittime di sfruttamento e/o tratta (ex art. 18 dlgs 286/1998). L’ente attuatore è l’Istituzione per l’inclusione sociale e comunitaria che, cercando di dare impulso all’innovazione degli interventi in questi ambiti adeguandoli al continuo modificarsi dei fenomeni, svolge una funzione di osservatorio mediante la raccolta e l’analisi dei dati, una funzione di comunicazione mediante l’implementazione, la cura e lo sviluppo dei rapporti con i partner e la gestione della rete, il coordinamento, la supervisione, la partecipazione ai tavoli regionali e nazionali e una funzione di supporto alla definizione delle politiche di governo mediante l’organizzazione di iniziative di informazione e sensibilizzazione, la rendicontazione e la valutazione dei progetti. 
Gli enti gestori (Ass. Comunità Papa Giovanni XXIII°, Ass. Casa delle donne per non subire violenza e Ass. Mondo Donna) sono accreditati alla seconda sezione del registro per l’immigrazione e svolgono presa in carico, gestione dei percorsi e raccolta dati. Da settembre 2016 è stato attivato il progetto sperimentale sullo sfruttamento per accattonaggio, gestito dall'Ass. Comunità Papa Giovanni XXIII°. Da dicembre 2017 è coordinato dall'Istituzione anche il progetto sperimentale sullo sfruttamento e la tratta di minori, gestito dalla Cooperativa Società Dolce.

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