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La rabbia di piazza Maggiore: "Dopo un anno ancora scuole chiuse ma non serve" | VIDEO

Il comitato priorità alla scuola ha indetto una manifestazione sul crescentone. Anche a San Lazzaro in piazza Bracci presidio di protesta: "15, 30, 60 giorni... anno scolastico finirà in Dad?"

 

Di nuovo scuole chiuse e ancora manifestazioni per le riaperture. Bologna non ci sta e il Comitato priorità alla scuola porta in piazza duecento persone per chiedere la riapertura delle scuole, di fatto prima ancora che abbiano effettivamente chiuso. Domani  27 febbraio infatti sarà l'ultimo giorno in presenza, poi, dall'1 marzo, tutti ritornaneranno a distanza per due settimane. A eccezione di nidi e materne.

"Ritornare di nuovo alla didattica a distanza ha generato un'ondata di rabbia da parte dei genitori – racconta Paolo, insegnante delle superiori e del comitato – ma oggi andando a scuola anche il corpo docente era sulla stessa linea d'onda. Non è possibile che ad un anno dall'inizio di questo problema l'unica soluzione messa in campo sia sempre la stessa: la chiusura delle scuole". In piazza ci sono genitori, docenti e ragazzi che sono rimasti spiazzati dalla decisione di chiudere di nuovo le scuole in seguito alla decisione di far passare l'Emilia-Romagna ad arancione scuro. 

Le richieste del comitato priorità alla scuola

"Priorità alla Scuola denuncia anche il silenzio del nuovo governo - scrivono - richiamandolo al suo ruolo, pur consci come siamo consci che la nomina dei sottosegretari è compito che sottrae grandi energie e risorse. Ci aspettiamo che il Ministro Patrizio Bianchi, così solerte nelle dichiarazioni al momento dell’ingresso in carica, ora spenda almeno qualche parola per stigmatizzare la facile scorciatoia della chiusura di tutte le scuole adottata da molti amministratori locali di fronte all’aumento dei contagi"  

"Ci aspettiamo che il nuovo governo si pronunci subito per porre fine alla gravissima differenziazione locale in materia di istituzioni scolastiche, che il precedente esecutivo aveva fatto finta di ignorare, e che invece i TAR avevano dovuto rilevare, con le loro sentenze che annullavano le ordinanze di chiusura regionali. 

Le richieste: fare in modo che questo anno scolastico si chiuda in presenza, sul serio; fare in modo che la revisione dei criteri di composizione delle classi diventi il principale obiettivo del nuovo Ministro dell’Istruzione; scongiurare definitivamente le cosiddette «classi pollaio», ovvero avere classi con meno studenti-esse, è cruciale per la sicurezza e il miglioramento della didattica; fare in modo che il Recovery Fund sia utilizzato, e la spesa dello Stato sia incrementata in modo strutturale, per un autentico rilancio della scuola pubblica, secondo le linee che abbiamo già presentato a inizio febbraio.

Anche a San Lazzaro genitori in rivolta: "Anno scolastico finisce in Dad?"

Anche a San Lazzaro i genitori degli Ic 1 e 2 si sono fatti sentire, con un presidio a distanza nella centralissima piazza Bracci. "Già un anno fa la scuola è stata la prima realtà a chiudere e l’ultima a riaprire. Quest’anno sono cambiati gli attori, ma il risultato è lo stesso" scandiscono i genitori. "La politica non può proporre sempre la soluzione più semplice e peggiore per tutti, in particolare per le nuove generazioni. 
Ora 15 giorni di chiusura. Poi diventeranno 30, poi 60 e poi sino alla fine della scuola. Tutto questo dopo un anno dall’inizio di quella che doveva essere la gestione di un’emergenza temporanea e che è invece diventata il modo “normale” di affrontare il tema istruzione".

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