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Coronavirus, protesta in Regione: "Reddito, salute e lavoro: la crisi la paghino i ricchi"

Sindacati di base e collettivi: "Blocco immediato degli ammortizzatori sociali e istituzione di un reddito universale; riforma di welfare e sanità pubblica; patrimoniale, fiscalità fortemente progressiva; taglio alle spese militari e riconversione in senso ecologico del modello produttivo"

 

Sindacati di base e collettivi insieme per dire basta alla precarietà, rivendicare il diritto alla salute sul luogo di lavoro e pretendere reddito di base e una soluzione per gli affitti a fronte della crisi economica a cui si sta facendo fronte dall'inizio dell'epidemia del Covid-19.

In 200 stamattina in viale Aldo Moro tra educatori sociali e del doposcuola in appalto, rider, facchini dello spettacolo e della logistica, lavoratori del turismo, inquilini, medici specializzandi, rispondono all'appello. La protesta ha seguito i mantra del distanziamento sociale, a tutela della salute di tutti e nel rispetto delle disposizioni di sicurezza anti-contagio, come ricordato anche nell'evento pubblicato su Facebook nei giorni scorsi, con tanto di 'x' distanziate sul terreno.

La casistica delle categorie di lavoratori che si è runita questa mattina sotto la sede dell'Assemblea legislativa dell'Emilia-Romagna è vasta e variegata, e sebbene anche durante gli interventi viene ammesso che "non sempre siamo d'accordo su tutto", su una cosa non si transige: "Non pagare noi la crisi", come si legge sullo striscione che campeggia sul palco improvvisato, ma piuttosto "Make the rich pay", ovvero far pagare ai ricchi lo scotto dell'emergenza economica. E già che ci siamo, correggere le storture del passato che hanno portato a precarietà, assenza di diritti e situazioni "grigie" sul posto di lavoro. Infatti, se il motto di una nazione intera in questi giorni è il ritorno alla normalità, "nessuno di noi vuole la normalità perché è la normalità che ha creato questo". La richiesta principale è che Regione e Governo attuino una "riforma radicale e strutturale del sistema di welfare e della sanità pubblica", dando priorità alla salute sul lavoro.

Nel frattempo, perà, chi vive in un contesto lavorativo precario dev'essere aiutato subito con l'introduzione di un "reddito universale di base", invocato da più parti negli ultimi tempi, e contestualmente una soluzione al problema abitativo per chi non riesce a pagare l'affitto. Proposte che dovrebbero essere finanziate idealmente con il taglio alle spese militari e l'avvio di una tassa patrimoniale. Tra chi ha aderito alla mobilitazione promossa dai sindacati di base anche il Forum per il diritto alla salute, i promotori della campagna 'Reddito di quarantena', Riders Union Bologna, RentStrike Bolognina, e i collettivi Saperi naviganti, Ya Basta, Laboratorio salute popolare, Crash e Cua. (Dire)

"Prendiamo i soldi dai dirigenti Hera"

"Stop ai compensi milionari" recita un cartello "Prendiamo i soldi dai dirigenti Hera". Un attivista denuncia: "Il 29 aprile Hera ha approvato il bilancio consuntivo. Il Cda ha pertanto liquidato 952.000€ come compenso dell'Amministratore delegato per l'anno 2019 (2700€ al giorno!). Hera in questa fase di emergenza non sta scontando nessuna bolletta a chi è in condizioni di povertà". 

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