menu camera rotate-device rotate-mobile facebook telegram twitter whatsapp apple googleplay

Racket funerali, indagati interrogati: "I controlli? Assenti"

Tutti avrebbero ammesso il sistema spartitorio in atto, ma respinto allo stesso modo l'ipotesi di aver creato l'associazione a delinquere

Anche se c'è chi dice di aver denunciato o segnalato che qualcosa non andava, a quanto pare non c'era, per motivi ancora da chiarire, nessun tipo di controllo su quanto accadeva nelle camere mortuarie dell'Ospedale Maggiore e del Policlinico Sant'Orsola-Malpighi di Bologna.

Questo, a quanto apprende l'agenzia Dire, è quanto emerso finora dagli interrogatori delle persone arrestate nell'ambito dell'inchiesta 'Mondo sepolto', che la scorsa settimana ha portato alla luce due cartelli di imprese che 'controllavano' le camere mortuarie delle due strutture per "mantenere e consolidare il monopolio nella gestione dei servizi funebri".

Dopo gli interrogatori delle nove persone finite in carcere, oggi sono comparsi davanti al gip bolognese Alberto Ziroldi metà dei 18 arrestati per cui sono stati disposti gli arresti domiciliari. Quasi tutti hanno risposto alle domande del magistrato, ad eccezione degli operatori della camera mortuaria del Sant'Orsola Maria Campisi, Paolo Montaguti e Francesco Ramoscelli, che si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. La loro linea, sostanzialmente, sarebbe la stessa degli indagati sentiti ieri: tutti avrebbero ammesso, pur senza scendere nei dettagli, l'esistenza del sistema spartitorio emerso grazie alle indagini, affermando però di non averlo messo in piedi, ma di averlo trovato, dato che la situazione era la stessa da decenni, e di essersi adeguati ad esso.

Tutti gli indagati sentiti finora hanno dunque respinto l'accusa più grave, vale a dire quella di aver costituito un'associazione per delinquere in cui ognuno aveva un ruolo ben preciso assegnato 'a tavolino', limitandosi ad ammettere (alcuni del tutto, altri in parte) le proprie responsabilita' negli episodi di corruzione contestati

Racket pompe funebri, gli arrestati: E' così da 30 anni'

Spetterà, ovviamente, alla Procura provare l'esistenza dell'associazione che, secondo gli investigatori, è emersa dalle indagini. Agli indagati, in tutto 65 persone e otto società, sono infatti contestati, a vario titolo, i reati di "associazione per delinquere finalizzata alla corruzione, corruzione di incaricato di pubblico servizio, riciclaggio e svariate violazioni connesse alla responsabilita' amministrativa degli enti".

Quanto alle persone sentite oggi, sempre a quanto apprende la Dire, tutte avrebbero ammesso, in tutto o in parte, gli episodi contestati, precisando però di aver, sostanzialmente, eseguito direttive altrui.

Racket pompe funebri: arriva il nucleo di controllo

Sul fronte dei controlli, invece, tutti avrebbero confermato che non ce n'erano, anche se qualcuno sosterrebbe di aver segnalato, in passato, quanto accadeva al Maggiore e al Sant'Orsola. La prossima tappa sarà la conclusione degli interrogatori degli indagati che si trovano agli arresti domiciliari, prevista per domani. A quel punto Ziroldi dovrà decidere, entro cinque giorni dalla loro presentazione, sulle richieste di scarcerazione avanzate ieri dai legali di quasi tutte le persone finite in carcere, e su quelle di revoca degli arresti domiciliari fatte dai difensori degli indagati sentiti oggi e di quelli che saranno ascoltati domani. In questo caso, il tempo a disposizione del magistrato per prendere una decisione è di 10 giorni. (Ama/ Dire) 

Argomenti
Condividi
In Evidenza
Attualità

Casalecchio: aperto il nuovo ristorante McDonald’s 

Salute

Più sedentari causa smartworking e Dad. La personal trainer "L'esercizio fisico è un 'farmaco', può previene malattie croniche"

Ultime di Oggi
Potrebbe interessarti
In primo piano
Torna su

Canali

BolognaToday è in caricamento