L'economia della regione rallenta: "Sensibile alla crisi dell'automotive tedesca"

Il rallentamento del maggior importatore della manifattura emiliana fa rallentare la macchina produttiva regionale

Chunque erediterà la guida della regione dopo le elezioni regionali, dovrà innanzitutto fare i conti con l'economia. Quela dell'Emilia-Romagna sta infatti rallentando. Lo certifica la Banca D'Italia, che in una analisi vede il rallentamento dello sviluppo nel primo trimestre del 2019. 

Un sistema che "ancora mostra dinamiche positive" nel confronto con le altri regioni italiane, conferma il direttore della sede di Bologna, della Banca centrale, Maurizio Rocca, ma che potrebbe subire ulteriori ribassi.

Molto dipenderà dall'evoluzione della situazione dell'economia tedesca, che vive un momento di difficoltà legato soprattutto alla flessione dell'industria dell'automobile e alla meccanica.

"La Germania è il primo mercato di sbocco per l'economia dell'Emilia-Romagna, per questo gli effetti del rallentamento tedesco si riverberano qui", spiega Rocca. Si tratta, in effetti, di due sistemi manifatturieri legati da rapporti di fornitura molto stretti: per questo una diminuzione della produzione in Germania può avere conseguenze negative sull'industria dislocata lungo la via Emilia.

Non solo. I rallentamento dell'economia, in parte innescato dalla crisi sui dazi, "ha riguardato tutti i mercati: la grande apertura al commercio internazionale dell'Emilia-Romagna, da punto di forza potrebbe diventare un punto di debolezza", ammonisce Fabio Quintiliani, analista di Bankitalia.

L'economia dell'Emilia-Romagna rallenta: le cifre settore per settore

Nell'industria in senso stretto l'attività economica nella prima parte dell'anno ha ristagnato (-0,8%): la produzione si è ridotta per le pmi, crescendo solo per le più grandi, che hanno potuto contare sull'export (+4,7%), una crescita, tuttavia, più contenuta rispetto al +5,7% del primo semestre 2018). A preoccupare è il calo degli ordinativi: -1,8%.

Anche la ripresa del settore delle costruzioni registra uno stop dopo due anni di espansione: la crescita delle compravendite rallenta (dal +11,3% dello scorso anno al +7,7% del primo semestre 2019), mentre i prezzi hanno subito una variazione positiva dello 0,9%.

L'incertezza (non solo per i macro-scenari, ma anche per il rinnovo degli incentivi da parte del governo), deprime anche gli investimenti, che sono risultati deboli e in calo. I prestiti alle imprese sono diminuiti dello 0,9% a giugno (+3,1% alle famiglie). Tornano a crescere i depositi, segno della "cautela" di imprese e cittadini.

Nel frattempo, la rischiosità del credito continua a rimanere bassa: ormai il flusso degli impieghi deteriorati è tornato a livelli pre-crisi. L'economia scricchiola, ma la flessione non si è riverberata, per ora, sul mercato del lavoro. La Banca d'Italia certifica il calo della disoccupazione in regione al 5,5% e l'aumento degli occupati.

Tuttavia, osserva la banca centrale, le assunzioni risultano in calo, mentre la cassa integrazione nei primi nove mesi dell'anno torna a crescere: +30,8%, con punte del 77,4% per la cassa integrazione straordinaria e una flessione del 3,9% per quella ordinaria. Del domani, peraltro, non c'e' certezza.

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Le imprese sondate da Bankitalia prevedono una situazione di stabilità. "Restano rilevanti rischi al ribasso connessi con il dispiegarsi degli effetti delle tensioni sui mercati internazionali e il rallentamento dell'economia tedesca. Ci sono le tendenze in atto e poi ci sono le decisioni, come quelle sui dazi tra Usa e Cina, che si fatica a immaginare quali effetti possano avere. Fare previsioni in questa fase storica è ancora più arduo", conclude Rocca. (Vor/ Dire)

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