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Colpi fino a 100 mila euro, 'incastrati' professionisti delle rapine in banca

Modus operandi che si ripete, un basista 'organizzatore' e due ospiti in trasferta: così agivano in team riuscendo ad accumulare bottini sui 100 mila euro a colpo

Erano dei veri professionisti delle rapine e fra i colpi messi a segno nel loro curriculum ci sono bottini fino a 100 mila euro. Un contesto malavitoso strutturato, caratterizzato da una complessa organizzazione di mezzi e di persone, che venivano portati e ospitati in trasferta nel bolognese per poi mettere in pratica i reati studiati nei minimi particolari. 

E proprio oggi la sezione Reati contro il patrimonio della Squadra Mobile della Questura di Bologna ha dato esecuzione all’ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa lo scorso 24 febbraio dal GIP Francesca Zavaglia, su richiesta del PM Flavio Lazzarini, a carico di tre persone: G.C., nato nel 1973 a Manduria (Taranto); G.L. catanese del 1994 e F.G. nato sempre a Catania nel 1991. 

UNA TENTATA RAPINA IN BANCA ANCHE A FERRARA. I tre si trovavano già nell'istituto penitenziario dopo che il 2 ottobre 2017 erano stati arrestati in flagranza di reato dal personale della Questura, insieme ad altri tre pregiudicati (G.G., Bologna 1979; L.B.G, Catania 1982 e B.G alias Harry Potter, nato nel 1988 a Catania), per il reato di tentata rapina pluriaggravata ai danni dell’Agenzia della Cassa di Risparmio di Ferrara sita in via Mazzini 160.

IL COLPO A BOLOGNA IN VIA FIRENZE. In sede di convalida dell’arresto sono stati ritenuti responsabili anche del tentativo di rapina pluriaggravata avvenuto il 29 settembre 2017, ai danni della Banca Popolare di Milano in via a Bologna . Gli arresti erano l'epilogo di un’attività investigativa complessa che prendeva le mosse da due rapine avvenute qualche mese prima sempre a Bologna, una il 14 giugno (ai danni del Banco BPM spa) e il 28 luglio 2017 (ai danni della Cassa di Risparmio di Ravenna).

In entrambi i casi il modus operandi era lo stesso, ovvero "due uomini senza l’impiego di armi, né travisamento, agendo con un comportamento minaccioso e coartivo, connotato da elevatissima professionalità criminale", dopo aver mantenuto per oltre un’ora tutte le persone presenti all’interno degli istituti di credito in uno stato di privazione della libertà, attendendo l’apertura della cassa temporizzata dello sportello bancomat, erano riusciti a prelevare la somma rispettivamente di 73.245 mila euro  e di 99.690 mila euro. Dopo aver chiuso clienti e dipendenti all’interno di una stanza, privandoli della loro libertà personale anche in un momento successivo al compimento della rapina, erano poi fuggiti a bordo di motociclo oggetto di furto. 

LO STUDIO DELLA BANDA E DELLE MOSSE. Proprio a seguito della seconda rapina gli investigatori della Squadra Mobile hanno acquisito le immagini di alcune telecamere che riprendevano il momento del cambio di veicolo e i due rapinatori, poi identificati, che, dopo aver abbandonato il motociclo rubato,salivano uno a bordo di una utilitaria nera, l’altro a bordo di una moto enduro bianca e rossa.

Entrambi i veicoli risultavano intestati a una cittadina moldava convivente del tarantino, colui che di fatto è stato riconosciuto come conducente della moto enduro Yamaha. Poi le investigazioni sono andate avanti mediante presidi tecnologici e numerosi pedinamenti, consentendo alla Polizia di comprovare come sempre il tarantino avesse svolto il ruolo di basista del gruppo, occupandosi di andare a prendere in aeroporto e poi di ospitare a casa propria i cittadini siciliani che a fine settembre giungeranno a Bologna per tentare di perpetrare le due rapine in banca per le quali verranno tratti in arresto in flagranza di reato. L'uomo di fatto si occupava anche di reperire anche i mezzi puliti e quelli rubati ed effettuava i sopralluoghi per la buona riuscita delle rapine.

A seguito della comparazione fisiognomica resa possibile grazie all’arresto in flagranza dei due catanesi, all’epoca incensurati, è stato possibile riconoscerli con certezza come coloro che avevano fatto accesso all’interno dei due istituti di credito e si erano resi responsabili delle due rapine consumate.

Il GIP, nel valutare la sussistenza delle esigenze cautelari, ha sottolineato l’elevata professionalità dell’agire illecito degli indagati, giudicati inseriti in un contesto malavitoso strutturato, caratterizzato da una complessa organizzazione di mezzi e di persone, corroborato dall’elevato numero di rapine poste in essere in un breve lasso di tempo e che hanno fruttato ingenti profitti. 


 

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