Devi disattivare ad-block per riprodurre il video.
Play
Replay
Play Replay Pausa
Disattiva audio Disattiva audio Disattiva audio Attiva audio
Indietro di 10 secondi
Avanti di 10 secondi
Spot
Attiva schermo intero Disattiva schermo intero
Skip
Il video non può essere riprodotto: riprova più tardi.
Attendi solo un istante...
Forse potrebbe interessarti...

In cucina con i rifugiati: tutto pieno per il 'Refugee food festival'\VIDEO

Dal 25 al 29 giugno cinque ristoranti di Bologna hanno aperto le proprie cucine a cinque chef rifugiati

 

Costa D'Avorio, Mali, Nigeria, Pakistan, Siria. Sono i Paesi di origine dei cinque cuochi dell'ultima edizione del Refugee food festival, il progetto itinerante durante il quale i ristoratori coinvolti affidano le loro cucine a chef rifugiati. 

Per la seconda volta a Bologna, quest'anno il festival si è svolto contemporaneamente in 15 città. Un ponte tra l'Europa e il resto del mondo: da Città da Capo a Londra, da Bruxelles a Lesbo. Cucinare, insieme, e mangiare, sempre insieme, per cambiare la visione dell'accoglienza e dello status di rifugiato e accelerare l'integrazione socio-professionale dei cuochi rifugiati. Si fa dal 2016, raccogliendo la società civile attorno al tavolo, luogo universale di pace e uguaglianza.

Venerdì 28 giugno siamo andati ad assaggiare la cucina maliana al Fuori Orsa, il ristorante sociale della cooperativa Arca di Noè, ex Al Bineri, che insieme a Bologna Cares e all'Asp è tra gli organizzatori della versione bolognese del festival.

Ai fornelli Keita Minamba, arrivato dal Mali nel 2015 dopo uno sbarco nel Mediterraneo e quasi un anno in Libia. "Quello che succede lì - dice - non è facile raccontarlo. È meglio che rimanga chiuso lì, non si può capire". 

Bologna adesso è la sua casa, qui ha imparato a cucinare e qui lavora come cuoco al ristorante La Svolta. "Il mio piatto italiano preferito?Gli gnocchi - sorride - però mangio anche molte lasagne bolognesi".

Potrebbe Interessarti

Torna su
BolognaToday è in caricamento