Mercoledì, 29 Settembre 2021

Accogliere i rifugiati in casa propria, la storia di Maria Cristina e Sainey: "Qui ho ritrovato la famiglia"| VIDEO

Nelle ultime settimane, dopo la caduta di Kabul, sono già moltissime le famiglie italiane che si sono rivolte a Refugees Welcome per dare ospitalità

Sainey Fatty ha 23 anni ed è arrivato in Italia sette anni fa. Era ancora minorenne quando è sbarcato in Sicilia dal Gambia. Il deserto, la Libia, la traversata in mare. Prima i centri di accoglienza, poi lo Spar a Bologna, infine, a casa di Maria Cristina e Luca, casa sua da tre anni. Sainey si era rivolto alla Onlus Refugees Welcome Italia perché non riusciva a trovare casa e così Maria Cristina Visioli, nello Staff dell'associazione, gli ha dato una mano: "Se non ci sono famiglie disponibili – gli ha detto – ti porto a casa con me". E così è stato. Con lui vivono altri due ragazzi, altri, in questi anni, hanno fatto parte della famiglia. "È la cosa più bella che mi sia capitata", racconta Sainey, mentre ci spiega della sua malattia degenerativa della retina e per la quale, ancora, non c'è una cura. La sua storia è diventata un documentario, Un giorno la notte. 

Dal 2013 ad oggi, Maria Cristina e Luca hanno ospitato otto rifugiati. Il modello di accoglienza diffusa, soprattutto dopo l'effettivo smantellamento della rete Sprar, è l'unica che può funzionare, ragiona Maria Cristina, soprattutto a scalfire paure e pregiudizi infondati. Nelle ultime settimane, dopo la caduta di Kabul e la presa dei talebani, sono già moltissime le famiglie italiane che si sono rivolte a Refugees Welcome perché interessate ad accogliere gli afghani. In totale, in base agli ultimi dati del Ministero della Difesa, sono circa 5mila i cittadini e le cittadine afghane evacuati dall'Italia.

Come funziona

Refugees Welcome Italia affianca le famiglie accoglienti che vogliono aprire le proprie porte ai rifugiati. Sul sito della onlus ci sono tutte le informazioni per partecipare al progetto che prevede una formazione ed un affiancamento. Se tutto va bene, infine, parte la convivenza, della durata minima di sei mesi.

Accoglienza in famiglia

"Refugees Welcome Italia promuove un cambiamento culturale e un nuovo modello di accoglienza: crediamo che l’ospitalità in famiglia sia uno dei modi migliori per facilitare l’inclusione sociale dei rifugiati nel nostro Paese e per combattere pregiudizi e paure", si legge.

"L’accoglienza in famiglia può essere, per i rifugiati e le rifugiate, un momento decisivo del percorso verso la piena autonomia: vivere con delle persone del luogo li aiuta a sentirsi parte di una comunità e a conoscere più velocemente il contesto sociale e culturale del Paese ospitante. Il rifugiato o la rifugiata potranno creare più facilmente una rete di rapporti sociali, migliorare la conoscenza della lingua, riattivare risorse umane e professionali, investire in un proprio progetto di vita: riprendere a studiare, trovare un lavoro, frequentare un corso di formazione professionale. L’accoglienza in famiglia favorisce l’espressione delle potenzialità personali, la partecipazione e il raggiungimento del benessere". 

"Uno dei momenti più critici del percorso di inclusione di rifugiati e rifugiate è quello in cui, una volta che è stato riconosciuto loro l’asilo o altra forma di protezione, devono lasciare il sistema di accoglienza, senza aver però sviluppato una adeguata rete sociale di sostegno, né tanto meno completato un percorso di inserimento nel mercato del lavoro o aver trovato una sistemazione adeguata in cui vivere. Per questo motivo, Refugees Welcome Italia offre ospitalità a coloro che, ottenuti i documenti, sono in uscita dai centri di accoglienza, ma non sono ancora pienamente indipendenti e rischiano di trovarsi in una dimensione di marginalità che può compromettere i primi passi compiuti per inserirsi nel nostro Paese". 

"L’accoglienza in famiglia fa bene a tutti: non solo ai rifugiati e alle rifugiate, ma anche ai cittadini che decidono di aprire le porte della propria casa. Chi ospita in casa un rifugiato ha l’opportunità di conoscere una nuova cultura, aiutare una persona a costruire un progetto di vita nel nostro Paese, diventare un cittadino più consapevole e attivo, creare nuovi legami".

Si parla di
Sullo stesso argomento

Video popolari

Accogliere i rifugiati in casa propria, la storia di Maria Cristina e Sainey: "Qui ho ritrovato la famiglia"| VIDEO

BolognaToday è in caricamento