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Giovedì, 26 Maggio 2022
Guerra e memoria

Storie di Liberazione, Renato Romagnoli 'L'Italiano': "Per fare il partigiano non ci voleva coraggio"

TESTIMONIANZA / Protagonista del colpo al carcere di San Giovanni in Monte, ha combattuto le battaglie di Porta Lame e della Bolognina

La parola "coraggio" quando si parla di partigiani, viene da sè. Eppure Renato Romagnoli la pensa in modo diverso. Lui che, protagonista della Resistenza a Bologna, il 9 agosto 1944 partecipò all’azione per la liberazione dei detenuti politici e di altri 200 detenuti comuni nel carcere di San Giovanni in Monte e alle battaglie contro le forze nazifasciste di Porta Lame e della Bolognina: "Non ci voleva coraggio, ma l'esatto contrario. Bisognava avere paura per fare quello che abbiamo fatto noi partigiani".

Il nome di battaglia di Renato Romagnoli, che oggi ha 94 anni e vive nel quartiere Savena, era "L'Italiano": "Si moriva comunque, a prescindere dalla capacità di sapersi difendere. Era più probabile sopravvivere con un coraggio non pensato. Ho vissuto gli eventi più importanti avvenuti nella nostra città: sono stato fra i 12 del colpo al carcere e la liberazione dei detenuti, fra i 300 della battaglia di Porta Lame e fra i 17 e unico vivente della battaglia della Bolognina. Sono quello che contravvenendo agli ordini che non sono arrivati, con i miei uomini sono uscito e abbiamo preso possesso del centro della città". 

Renato, davvero pensa di non aver avuto coraggio? 

"A 17 anni, quanti ne avevo io, come si fa ad avere coraggio? Era facilissimo perdere la vita e anche fuori dalla battaglia. E' la paura che ti fa ragionare. Qualcosa di terribile è scattato quando ho visto i morti di Casalecchio: li evevo visti vivi, scendere dalla ferrovia, poi legati a una rete metallica anche intorno al collo, con colpi di arma da fuoco alle gambe, che ne hanno provocato il dissanguamento. Alcuni si sono impiccati per propria volontà. Un'immagine terribile e indimenticabile che mi ha fatto provare odio". 

Avrebbe mai pensato di vedere un'altra guerra, nel 2022 fra Russia e Ucraina? "Le guerre sono inevitabili fin tanto che si producono armi. Perché poi si vendono e si usano". 

Oggi è il 25 Aprile. Come lo trascorrerà e cosa bisogna fare affinchè tutta quella parte di storia non venga mai dimenticata? 

"Non so cosa farò. Di celebrazioni non ce ne sono mai abbastanza, ne vorrei una anche nella piazzetta sotto casa, a San Ruffillo. Personalmente non ho mai smesso di parlare di quello che è stata la Resistenza: siamo sempre andati nelle scuole per dare testimonianze ai ragazzi e parlarne, ma noi siamo sempre di meno perchè a 77 anni dai fatti molti non ci sono più. E io ne ho 94 di anni. Ma sono sempre a disposizione per chiunque voglia sedersi qui con me a parlare della lotta partigiana e della Liberazione". 

Il 25 Aprile torna al Pratello: il programma di Pratello R'Esiste

Renato Romagnoli: una medaglia d'argento al Valore Militare

Comandante della squadra di polizia di una brigata G. A.P. ha partecipato con solo undici compagni animati dalla stessa fede all'audace colpo di mano che ridiede libertà a 240 detenuti politici rinchiusi nelle carceri di San Giovanni in Monte. A Porta Lame e alla Bolognina si è distinto per indomito valore sostenendo una fiera lotta contro preponderanti forze nazifasciste che appoggiate da dodici carri armati cercavano di sgominare e catturare i partigiani rifugiati fra le macerie delle case distrutte dai bombardamenti aerei. Dopo un'epica difesa, piuttosto che cadere nelle mani del nemico, arditamente è balzato fuori dal rifugio e abbattuti col preciso fuoco del suo mitra due soldati tedeschi accorsi per sbarrargli il passo, dava la possibilità ai compagni di sfuggire all'accerchiamento e di portare in salvo i partigiani feriti. Mirabile esempio di audacia, altruismo e sprezzo del pericolo. Bologna, agosto 1944 - 7 novembre 1944. 

La biografia di Renato Romagnoli 

Renato Romagnoli, «Italiano», da Arturo e Cecilia Farnè; nato il 20 dicembre 1926 a Bologna; ivi residente nel 1943. Licenza di avviamento professionale. Operaio alla Ducati. Dopo la licenza all’Istituto d'avviamento professionale diviene operaio alle Officine Civolani della Bolognina. Entrato in rapporto con militanti comunisti, sul finire del 1942 aderisce al PCI svolgendo attività clandestina per l’organizzazione degli scioperi per la pace. Dopo la caduta del fascismo, la notte del 27 luglio 1943 viene arrestato e resterà in carcere fino al 17 settembre. Nel periodo immediatamente successivo, con un nutrito gruppo di bolognesi contribuisce alla formazione dei primi gruppi partigiani sulle montagne venete, assumendo il nome di battaglia “Italiano”. Rientrato a Bologna il 7 aprile 1944, diviene componente della 7ª Brigata Garibaldi GAP.
Protagonista della Resistenza in città, il 9 agosto partecipa con altri dodici gappisti all’azione per la liberazione dei detenuti politici e di altri duecento detenuti comuni nel carcere di San Giovanni in Monte in pieno centro storico; partecipa alle battaglie di Porta Lame (7 novembre) e della Bolognina (15 novembre), entrambe contro preponderanti forze nazifasciste.
A novembre comincia una vasta, sanguinosa offensiva anti partigiana con delazioni, spionaggio, infiltrazioni, torture, assassinii, deportazioni nei lager.

Così la 7ª GAP, al comando di Italiano, ha il compito di selezionare un gruppo ristretto ma affidabile per costituire un corpo di polizia partigiana, proteggere i combattenti e le loro famiglie, colpire il nemico nei suoi gangli militari e politici. Nel 2005 con il libro “Repressione nazifascista e polizia partigiana”, Romagnoli racconterà il particolare aspetto della guerriglia patriottica in città.
Il 21 aprile 1945, giorno della Liberazione di Bologna, Italiano con i suoi compagni partecipa alla presa del centro cittadino e degli uffici pubblici.

La Repubblica riconoscerà il suo contributo decorandolo con la Medaglia d'Argento al Valor Militare. Riconosciuto partigiano dal 3 marzo 1944 alla Liberazione.  [AR] Testimonianza in RB5.

Biografia post 1945

Nell'immediato dopoguerra insieme ad altri partigiani, Romagnoli entra a far parte della Pubblica Sicurezza, al Commissariato Due Torri della Questura. Ma già in dicembre i partigiani saranno licenziati per discriminazione politica e nel luglio 1946, Romagnoli torna a fare l’operaio alla Ducati di Borgo Panigale. Anche in fabbrica è vittima della persecuzione anti partigiana e anticomunista: costretto all'espatrio, viene più volte imprigionato con inconsistenti accuse prefabbricate, e infine assolto nel processo. Assunto in Comune, dove lavorerà per diciannove anni, nel 1953 viene nuovamente licenziato per discriminazione politica da parte dell'allora prefetto e poi reintegrato. Negli anni seguenti ha ricoperto incarichi nel PCI. Dal 1975 è nella dirigenza dell'ANPI provinciale di Bologna, anche con il ruolo di Amministratore e nel 2014 è eletto Presidente.

(fonte Storia e memoria di Bologna)

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