Lunedì, 15 Luglio 2024
Cronaca

Api contro incendi e deserto, la ricerca dell'Unibo

Sperimentazioni condotte anche dall'istituto di scienze agrarie dell'Alma Mater confermano che l'attività di impollinazione può essere accellerata per ripristinare le aree colpite da eventi catastrofici

Desertificazione, incendi e impoverimento dei terreni a seguito di calamità. A ripristinare la vegetazione ci pensano le api.

Presentati ieri, durante un convegno presso l'Aula Giorgio Prodi, in Piazza San Giovanni in Monte, i risultati di una ricerca, svolta in determinate aree di macchia mediterranea in Italia e in Tunisia, nell’ambito del progetto Mediterranean CooBEEration.

Condotta dal Dipartimento di Scienze Agrarie dell’Università di Bologna, la ricerca ha visto anche la partecipazione del Dipartimento di Scienze Agrarie di Torino e dall'Istituto Nazionale Agronomico della Tunisia.

Lo studio si è svolto (per la parte italiana) tra il 2015 e il 2016 in Liguria, in una zona soggetta a incendi, dove in due aree di 400 m2 ciascuna, distanti tra loro qualche chilometro, una con la presenza di alveari, e quindi ben “servita” dalle api, e l'altra senza alveari, sono state delimitate cinque parcelle sperimentali in cui condurre ogni 15 giorni rilievi sulla vegetazione e sugli insetti impollinatori, rivolti soprattutto all'ape.

Le ricerche effettuate in campo hanno permesso di stabilire che la presenza di api accelera il ripristino della vegetazione anche in condizioni estreme. I dati cambiano in base alle tipologie di piante presenti nelle diverse zone di macchia mediterranea, ma quello che emerge è che su alcune specie vi sono produzioni di oltre il 50% in più di semi.

A differenza degli altri insetti impollinatori, l'ape domestica può essere aiutata dall'uomo, attraverso dei nutritori con soluzioni zuccherine posti tra tetto e soffitto dell'alveare, per contribuire a velocizzare il ripristino vegetazionale delle zone a seguito di incendi o altre calamità. Un concetto condiviso, ma sul quale non vi erano, almeno fino ad oggi, dati certi e controprove misurate ad attestarne l'impatto. Promosso da Felcos Umbria (Fondo di Enti Locali per la Cooperazione decentrata e lo Sviluppo umano sostenibile) e Apimed (Federazione Apicoltori del Mediterraneo) e finanziato dall'Unione Europea,

Le api domestiche sono generalmente conosciute perché producono il miele, ma non si aveva ancora la giusta consapevolezza di quanto fossero indispensabili non solo il mantenimento della biodiversità, ma anche per il ripristino di aree soggette a stress di vario tipo. In conclusione: attraverso gli alveari di api domestiche si può intervenire in maniera significativa (e con tempi più rapidi) per la ripresa della vegetazione di alcuni territori. I dati della ricerca saranno pubblicati nelle prossime settimane su riviste scientifiche internazionali.

Partito nel febbraio del 2014, in questi tre anni di attività il progetto Mediterranean CooBEEration ha coinvolto numerosi Paesi del Mediterraneo, tra cui in particolare il Libano, i Territori palestinesi, il Marocco, l’Algeria, la Tunisia e l’Italia. Oltre a DipSA, DISAFA e INAT, i partner del progetto sono e UNDP (Programma delle Nazioni Unite per lo Sviluppo). Una delle linee di lavoro ha riguardato lo svolgimento di una sperimentazione scientifica, che è stata svolta in Italia e in Tunisia, con l’obiettivo di valutare il ruolo dell’ape mellifera nell’impollinazione delle specie spontanee, in particolare nei territori degradati (zone incendiate in Italia e in via di desertificazione in Tunisia) e, più in generale, per la conservazione e il ripristino della biodiversità.

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