Coronavirus, il test Unibo: "Virus stabile, vaccino più facile"

Il pool di ceppi virali presentano poche variazioni tra i contagiati. Confermata infine la correlazione con la provenienza dal pipistrello

Un nuovo passo avanti nella ricerca di un vaccino su larga scala contro il coronavirus. A realizzarlo sono due scienziati dell'Alma Mater di Bologna, che per la prima volta hanno analizzato i genomi dei 56 coronavirus finora sequenziati da vari laboratori nel mondo, inclusi quelli dei due pazienti ricoverati all'Istituto Spallanzani. In questo modo hanno scoperto che tutti i coronavirus umani sequenziati fino ad oggi sono molto simili fra di loro, anche se provenienti da regioni diverse della Cina e del mondo.

In altre parole, "il virus è poco eterogeneo e mutabile: un dato ottimistico- spiega Federico Giorgi, ricercatore di bioinformatica al dipartimento di Farmacia e biotecnologie dell'Università di Bologna- il fatto che la popolazione virale sia uniforme ci dice che un'eventuale terapia farmacologica dovrebbe funzionare su tutti".

Lo studio, pubblicato sul 'Journal of medical virology', è stato realizzato da Giorgi insieme a Carmine Ceraolo, studente della laurea internazionale in Genomics dell'Ateneo felsineo. Si tratta della prima ricerca di questo tipo sul coronavirus, sottolinea l'Alma Mater, essendo lo "studio più esteso di genomica comparativa per questo nuovo virus finora realizzato".

I ricercatori dell'Ateneo di Bologna hanno prima di tutto confermato la probabile origine del coronavirus da una variante animale. Il parente più stretto dei virus isolati in queste settimane corrisponde infatti alla malattia riscontrata in un pipistrello asiatico di medie dimensioni, rinvenuto nella provincia dello Yunnan, in Cina.

Il genoma del nuovo coronavirus umano condivide almeno il 96,2% di identità con quello nel pipistrello, mentre si discosta molto di più dal genoma del virus umano responsabile della Sars, con una somiglianza dell'80,3%. Gli scienziati hanno inoltre scoperto che tutti i coronavirus umani sequenziati fino ad oggi sono molto simili fra di loro, anche se provenienti da regioni diverse della Cina e del mondo.

Tutti i genomi ottenuti dai pazienti infettati dall'inizio dell'epidemia condividono cioè un'identità di sequenza superiore al 99%. "Il virus è poco eterogeneo e mutabile: un dato ottimistico- sottolinea Giorgi- il fatto che la popolazione virale sia uniforme ci dice che un'eventuale terapia farmacologica dovrebbe funzionare su tutti".

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Allo stesso tempo, pero', lo studio bolognese ha anche identificato per la prima volta un singolo punto di elevata variabilità nelle proteine del virus. Esistono cioè due sottotipi virali, che differiscono tra loro per un singolo aminoacido in grado di cambiare sequenza e struttura in una proteina accessoria del virus, un componente che ancora non è stato caratterizzato. (San/ Dire)

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