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Mercoledì, 25 Maggio 2022
Cronaca

Ospedali privati in aiuto al pubblico: "Quota 507 posti letto. Abbiamo un bisogno disperato di infermieri"

Intervista a Averardo Orta, presidente provinciale e vicepresidente regionale AIOP: "La stanchezza dopo 13 mesi così intensi si fa sentire. Un'emergenza dura molto meno. La nota positiva sarà un sistema sanitario molto migliorato"

Ospedali pubblici e privati fanno squadra per contrastare il Covid-19 e gli effetti di questo terzo picco che sta mettendo in ginocchio le strutture sanitarie con un raddoppiamento dei ricoveri in poche settimane: prosegue il piano attivato ormai un anno fa volto a incrementare la dotazione di spazi per le degenze e condividere personale e strumenti per questa situazione di emergenza. La rete degli ospedali privati accreditati dell'area metropolitana ha messo a disposizione in questi giorni 507 posti letto totali, di cui 493 Covid e 14 in terapia intensiva: lo spiega Averardo Orta, presidente provinciale e vicepresidente regionale AIOP (Associazione Italiana Ospedalità Privata). 

Nello specifico quali sono le strutture private che stanno accogliendo i pazienti Covid provenienti da tutta l'area Metropolitana? Quanti posti letto riescono a garantire e come sono organizzate per separare le aree pulite da quelle sporche? Da dove arrivano questi pazienti? "Ecco l'elenco delle cliniche e i posti letto che offrono: Villa Laura 6 posti letto Covid; Villalba 64 posti letto e 8 posti letto in terapia intensiva; Casa di cura Prof.Nobili GHC 45 posti letto; Ospedali Privati Riuniti GHC 80 posti letto; Villa Erbosa - San Donato 125 posti letto e 6 in terapia intensiva; Santa Viola 49 posti letto e Villa Ranuzzi 70 posti. Il totale conta 493 posti letto Covid e 14 in terapia intensiva, raggiungendo quota 507 pazienti accolti. Un numero spaventoso se si pensa che siamo al 25% dei posti letto pubblici con 13 strutture a disposizione. Questa collaborazione non è mai stata interrotta, dal marzo 2020, continua a ricevere pazienti che arrivano da tutta l'area metropolitana e specialmente dai pronto soccorso. Le aree Covid e Covid-free sono separate in modo netto e rigido sia a livello fisico che di personale: tra aree pulite e sporche non c'è nessun punto di contatto. Villalba era stata riconvertita al 100% Covid e nella seconda ondata anche Villa Laura e Villa Erbosa". 

Ospedali in crisi: "Ricoveri raddoppiati in due settimane"

Se parla di seconda ondata al passato significa che quella che stiamo vivendo è la terza? In cosa è diversa dalle prime due? "Il termine ondata non è corretto, meglio usare la parola picco: se il secondo picco è passato quello in cui ci troviamo adesso si potrebbe definire il prologo del terzo. A Bologna potremmo parlare di recrudescenze e per tre volte c'è stata una 'risalita'. Una differenza sta nell'evidente diminuzione dell'età media dei ricoverati. L'altra è l'avvento dei vaccini che come ben sappiamo sono stati somministrati a tutto il personale sanitario". 

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"Abbiamo un disperato bisogno di infermieri"

A proposito di personale sanitario: quale la situazione attuale? "Stiamo attraversando una crisi gravissima a causa della carenza del personale infermieristico. Le assunzioni massicce di Ausl hanno assorbito gran parte dei lavoratori (anche i disoccupati e i neolaureati) e altri che hanno preferito l'impiego pubblico a parità di contratto e di retribuzione. Spesso ciò accade perchè dopo qualche anno è possibile chiedere un riavvicinamento al proprio luogo di origine ed è quindi un'opportunità molto allettante per chi viene da fuori. Di fatto noi abbiamo un disperato bisogno di infermieri e stiamo facendo letteralmente i salti mortali per assolvere il nostro ruolo pubblico al meglio". 

"Un'emergenza dura due mesi. Non un anno"

Qual è il clima che si respira fra chi lavora nel settore sanitario oggi, a un anno dall'inizio della pandemia? "Vorrei tanto dire una bugia. La realtà è che si percepisce una forte stanchezza dopo 13 mesi vissuti così sotto pressione. Innegabile che in queste condizioni la tenuta possa cigolare, anche perchè le condizioni di lavoro non sono normali ed tutto più faticolo fra mascherine, visiere, guanti e occhiali. Ma anche i ritmi sono più veloci e c'è un rapido e grande turn-over di pazienti dimessi e in entrata. Insomma, un'emergenza la immaginiamo per due mesi e non per un anno. Una cosa fastidiosa di cui si parla poco è il blocco delle visite dei parenti e tutto ciò che comporta: vigilano, rassicurano, danno sollievo, supporto emotivo, rispondono a tante esigenze non sanitarie. Ma adesso sono bloccate e lo percepiamo". 

Una nota positiva? "Quando tutto questo finirà ci ritroveremo con un sistema sanitario (che era già buono) molto migliorato. Tutto questo stress-test ci avrà resi più efficienti, rapidi, migliori". 

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Averardo Orta 

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