Cronaca Savena / Via Augusto Murri

Maxirissa ai Giardini: "Un flash mob violento", psicologo spiega il fenomeno

"Bologna potrebbe trasformare questa situazione negativa in opportunità, interrogarsi e darsi una prospettiva valoriale più alta , diventare di nuovo un laboratorio di innovazione"

Dopo la maxi-rissa dei Giardini Margherita, che ha coinvolto circa 250 ragazzi fra i 14 e i 18 anni (che avevano organizzato il match sul social-network Ask) e fatto aprire un'inchiesta per rissa aggravata e istigazione a delinquere,  abbiamo fatto alcune domande a Nicola Iannaccone, Psicologo e autore del manuale "Stop al Cyberbullismo" sull'argomento violenza e bande giovanili (GUARDA IL VIDEO).

Ha letto dell'episodio bolognese sulle pagine di cronaca: quanto influisce in questi casi il contesto sociale e quindi la nostra città?

Leggendo anche alcune dichiarazioni, mi sento di smentire l'idea che sia un fatto circoscritto di cronaca, quanto piuttosto un segnale che ci permette di muoverci e studiare dei fenomeni che riguardano il nostro Paese tutto. La città di Bologna è sempre stata una città "laboratorio" rispetto ai movimenti giovanili...il pensiero più immediato va al '77, ma in generale possiamo citare la cultura Pop e dagli anni Sessanta in poi contaminazioni e vita culturale influenzata fortemente dai giovani.

Parliamo di fenomeno "nuovo" o siamo di fronte a un "copione" già letto?

Il fenomeno non è nuovo, ma nuovo il modo di manifestarsi e le modalità con cui possiamo intervenire. La prevenzione, già nella scuola dell'infanzia, è fondamentale.

Non ritiene che si stia dando un peso eccessivo all'accaduto, calcando le differenze di ceto? E' possibile che lo scontro si accenda ancora di più, come evitare?

E' giusto dare peso a questi fatti al di là della maxi-rissa avvenuta a Bologna, e mi riferisco a episodi analoghi che vedono come teatro lo stadio oppure le manifestazioni politiche. In pochi casi però le due "fazioni" si scontrano in modo diretto come in questo caso: è bene dare rilevanza a ben 250 persone che si danno appuntamento e "si menano" continuando poi a mantenere un atteggiamento di sfida. 

Quali differenze, oltre all'immediatezza della comunicazione, si rilevano oggi rispetto agli scontri ad esempio tra "pariolini" e "zecche" a Roma?

Le contrapposizioni ci sono sempre state e l'aspetto nuovo che possiamo considerare è la facilità con cui quei ragazzi hanno trovato un campo sul quale misurarsi e l'immediatezza nella costruzione dell'incontro, paragonabile a un flash-mob violento. Interpretare il fenomeno in questo modo lo rende nuovo. 
 
La piattaforma web, la rete, i social...come interferiscono nei fenomeni violenti giovanili?

Come già sottolineato rendono il tutto molto veloce. E anche rintracciabile. In questo caso però ci troviamo di fronte a un social network particolare, che è Ask e che si comporta un po' come lo spotted di Facebook (si tratta di gruppi dove per esempio gli studenti di una stessa università, e in particolare di una stessa biblioteca, possono inviare messaggi e commenti sugli altri studenti presenti in aula, mantenendo l'anonimato) ma senza il controllo dell'anonimato. Se non c'è educazione media il passaparola diventa più facile e si arriva a tali numeri. L'educazione media diventa un'emergenza su cui misurarsi perchè con il filtro del web ci si trova a dire delle cose che a viso-viso non si direbbero.

Oggi la "maturazione" ideologico-politica è scomparsa o è diventata più tardiva: l'ideologia politica era motivo di scontro in passato, lo schieramento avveniva nell'adolescenza... Oggi con l'indebolimento delle fazioni politiche, molti ragazzi sono totalmente disinteressati...

Nel nostro Paese c'è un forte disagio e queste manifestazioni violente sono la prova che non si trovano canali per esprimersi...le risse ci sono sempre state e sempre ci saranno. Bisogna far capire ai ragazzi non è una loro scelta ma che è un vuoto che li porta fino a qui.

Sui vari siti si leggono anche offese secche a ragazze che si esprimono sull'accaduto...dunque è ragionevole appoggiare le tesi di un mancato rispetto della donna e delle sue opinioni molto radicato?

A quell'età il sessismo c'è già. Su questo chiaramente la rete non c'entra, è nella nostra cultura e lo possiamo leggere attraverso i commenti che vengono fatti dai ragazzi dopo la rissa ..."omosessuale", "troia", termini molto ricorrenti per offendere gli altri: si questo c'è ancora molto da lavorare, non possiamo nasconde il problema. 

Meltingpot e integrazione: pensavamo di aver superato certi problemi e invece leggiamo di parole come "terrone" usata come insulto...

Queste questioni non passano mai e il livello di attenzione deve essere sempre molto alto. Bologna potrebbe trasformare questa situazione negativa in opportunità, interrogarsi e darsi una prospettiva valoriale più alta , diventare di nuovo un laboratorio di innovazione.


 

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