Salta l'appalto, addetti pulizia dell'agenzia delle Entrate senza stipendio

In piena emergenza sanitaria

Con lo stipendio a singhiozzo, o comunque in ritardo e con la paura di non riceverlo nemmeno, ora gli addetti de La Veneta Servizi, consorziata del Consorzio Manital, occupati nell'appalto per la pulizia dell'Agenzia delle Entrate di Bologna, continuano a lavorare nel bel mezzo dell'emergenza coronavirus.

Nei mesi scorsi la paga è arrivata con ritardo, ma ora "sono ancora senza stipendio", lamenta la Filcams-Cgil. E, come se tutto questo non bastasse, ieri, "nella settimana forse più critica di questa grave situazione, giunge la notizia che l'Agenzia delle Entrate ha risolto il contratto d'appalto con il Consorzio Manital e la consorziata La Veneta Servizi.

Quest'ultima, inoltre, ci informa che non provvederà al pagamento né delle mensilità di dicembre e della tredicesima 2019, né nella mensilità di febbraio". E intanto lavoratrici e lavoratori continuano a garantire il loro servizio districandosi tra le "serie difficoltà che un addetto alle pulizie trova, in prima linea contro il propagarsi del covid-19".

Gente, insomma, che non desiste facilmente; e, infatti, la Filcams ha fatto sapere alle aziende coinvolte nella vicenda "che non ci fermeremo nella lotta per la garanzia della retribuzione di ogni singolo lavoratore e provvederemo immediatamente ad attivarci al fine di recuperare giudizialmente ogni somma ancora dovuta".

Chi è coinvolto in questa storia deve assumersi la propria "responsabilità" e aiutare a risolvere "questa grave situazione immediatamente senza ulteriori ripercussioni sulle spalle delle lavoratrici e dei lavoratori. Chi lavora deve essere pagato", ammonisce il sindacato.

I dipendenti de la Veneta sono stati 'travolti' dalle traversie, che vanno avanti ormai da un anno, di Manital Idea, capofila del Consorzio Manital, precipitata "in una profonda crisi economica e societaria, tanto da essere stata commissariata nello scorso gennaio. Ciò ha portato, con riferimento al Consorzio e alle consorziate, l'impossibilità di ricevere denaro dalle committenze (perlopiù pubbliche) con conseguente mancato o ritardato pagamento delle retribuzioni delle lavoratrici e dei lavoratori".

E si tratta, ricorda la Filcams, di "madri e padri di famiglia, che oggi in piena emergenza coronavirus non hanno mai mancato nel prestare responsabilmente il proprio servizio presso tutte le sedi emiliano-romagnole dell'Agenzia delle Entrate dimostrando l'importanza, l'onestà e l'orgoglio che essi hanno del proprio lavoro".

A gennaio ci fu una iniziativa di protesta che denunciò come a furia di non ricevere lo stipendio, "questi lavoratori non hanno più i soldi neanche per pagarsi l'abbonamento all'autobus per andare al lavoro"; si sta parlando di cifre dai 300 ai 500 euro netti al mese. Soldi che arrivano col contagocce. (Mac/ Dire)

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