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Salus Space apre i cancelli: "Sarà un luogo aperto alla città"

Taglio del nastro in via Malvezza, nel quartiere Savena. Ospita residenze collaborative e servizi per tutti i cittadini

Salus Space ha aperto i cancelli, in via Malvezza, nel quartiere Savena, e la sua comunità prende vita. Alla fine di un percorso durato oltre 4 anni che ha portato alla riqualificazione dell’ex area di Villa Salus, è nato uno spazio multifunzionale destinato a diventare una nuova centralità urbana. Ospita residenze collaborative e servizi per tutti i cittadini.

Il progetto, coordinato dal Comune di Bologna e finanziato con 5 milioni di euro dal programma europeo UIA (Azioni Urbane Innovative), è il risultato della co progettazione di 16 partner (dipartimenti universitari, associazioni no profit e cooperative sociali, centri di ricerca ed enti di formazione) che continueranno a collaborare anche nei prossimi anni grazie alla costituzione di un Comitato di indirizzo e monitoraggio e alla creazione di una Associazione di Scopo che condurrà la fase di gestione sperimentale dell’intero complesso (2 anni). L’ATS (Associazione Temporanea di Scopo) è costituita da Eta Beta Cooperativa sociale, capofila, Cefal, Istituto Ricerca Sociale, Acli provinciale Bologna, Cantieri Meticci e Aquaponic Design.

Sono tutti partner del progetto Salus Space sin dagli inizi, tranne Aquaponic, associazione nata dal Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro alimentari dell’Università di Bologna, altro partner di progetto.

I futuri gestori sono già al lavoro, con sopralluoghi, riunioni, elaborazione di idee e disbrigo di pratiche amministrative e burocratiche per dare avvio alle attività dal mese di febbraio, ma soprattutto sono impegnati nella selezione e formazione dei futuri abitanti, realizzate insieme al Comune e ad ASP Città di Bologna.

Il progetto architettonico di riqualificazione e rigenerazione dell’area è stato ideato e portato a realizzazione dal settore Lavori Pubblici del Comune di Bologna. Nonostante le difficoltà dovute alla pandemia, i lavori si sono conclusi nei tempi previsti, raggiungendo l’obiettivo di creazione di uno spazio sperimentale altamente sostenibile dal punto di vista ambientale (elevate prestazioni energetiche delle strutture, permeabilità del suolo, riduzione dell’impatto sul microclima).

Le residenze

Undici appartamenti su dodici sono già stati assegnati attraverso un bando pubblico: ospiteranno famiglie e persone single delle più diverse età e provenienze, sia sociali che geografiche. Un mix che rappresenta quattro continenti: le Americhe, l’Europa, l’Asia e l’Africa. In questi giorni i futuri abitanti si sono conosciuti attraverso incontri su piattaforme digitali che li hanno visti insieme, scambiarsi con entusiasmo le motivazioni che li hanno spinti a scegliere la sfida della coabitazione.
A loro si aggiungeranno richiedenti asilo e rifugiati (4 appartamenti), studenti (due appartamenti in convenzione con ErGO) e quattro persone che lavoreranno a Salus Space, scelte anche tra i partecipanti ai corsi di formazione realizzati all’interno del progetto.

Accanto all’ATS, lavoreranno alla costruzione della comunità, alla mediazione culturale e linguistica e alla comunicazione gli operatori di Open Group e Cidas, che si sono aggiudicati il bando PON metro che finanzia il lavoro per i prossimi due anni.

Salus Space sarà un luogo aperto alla città, appena la pandemia lo permetterà, con un punto ristoro, laboratori artigianali, un teatro, attività culturali e iniziative per i bambini del territorio. Nei primi due anni di sperimentazione, i gestori hanno un obiettivo ambizioso da raggiungere: l’autosostentamento della comunità, attraverso l’avvio di una serie di attività economiche, ispirate ai valori espressi dal progetto, collaborazione, inclusione, sostenibilità. L’attenzione all’ambiente si declinerà, oltre che con le attività legate agli orti, nella creazione di una comunità “rifiuti zero”, con la possibile apertura di un emporio aperto alla città dedicato allo sfuso.

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