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Disturbi mentali in aumento con la pandemia. L'Ausl e i tavoli per sensibilizzare sul tema | VIDEO

In occasione della Giornata mondiale della salute mentale del 10 ottobre un ciclo di trenta tavoli pubblici per discutere sul tema: "Combattiamo lo stigma, uscirne si può"

In vista della Giornata mondiale della salute mentale, celebrata ogni anno dall’Organizzazione Mondiale della Sanità il 10 ottobre, l’Azienda USL di Bologna, il Comune, la Città Metropolitana e l’università di Bologna inaugurano un ciclo di trenta tavoli pubblici di conversazione sul tema. L’iniziativa, che coinvolge numerose realtà dell’associazionismo e della cooperazione sociale del territorio bolognese, prenderà vita in vari luoghi della città: obiettivo dei tavoli è quello di proporre una riflessione generale, ma anche su temi specifici, che contribuire alla condivisione della conoscenza e della sensibilizzazione sul tema. Questo, come sottolineato da tutti i relatori presenti all’incontro, per far sì che oltre alle autorità sanitarie ci sia una certa consapevolezza sul tema della salute mentale all’interno della società e della comunità in cui l’individuo vive. Non basta che l’utente si rivolga alle autorità sanitarie: il primo obiettivo è quello di costruire una comunità che vada incontro all’individuo e che si occupi di temi importanti nella vita di ognuno, come possono essere la casa o il lavoro. 

Salute mentale, i dati

I dati forniti dall’Ausl sono di per sé preoccupanti: in alcuni casi l’utenza è addirittura quadruplicata. Tra le cause principali dell’aumento di disturbi mentali c’è sicuramente la pandemia. Negli ultimi anni i centri di Salute mentale dell’Azienda USL di Bologna si sono trovati ad accogliere presso i propri servizi un numero in continua crescita di persone adulte in carico ai servizi territoriali: si è passati da 1.209 utenti del 2019 ai 4.824 nuovi utenti nel 2021. Il totale degli utenti del 2021 è stato di oltre 15mila persone adulte, di cui il 10% di età compresa tra i 18 e in 24 anni. Negativi anche i dati a proposito della Neuropsichiatria infantile e dell’adolescenza: da 3.198 nuovi utenti nel 2019 si è passati ai 3.740 nel 2021. 

Salute mentale: Ausl potenzia i servizi

Salute mentale, l’importanza della comunità

“Il disagio che si risolve con un forte radicamento nella società. Le ore di un paziente a contatto con le autorità sanitarie sono molto poche rispetto a quelle che l’individuo passa all’interno della società, per questo è importante creare un ambiente sempre più accogliente anche al di fuori delle istituzioni sanitarie” dice in conferenza stampa Paolo Bordon, Direttore generale dell’Ausl di Bologna. 

“La salute mentale – dice Roberta Toschi, consigliera comunale e delegata del Sindaco – è un tema ampiamente inserito nel contesto cittadino. Non è un tema nuovo. In consiglio comunale lo abbiamo rinnovato in seguito alla pandemia: come commissione ci siamo infatti ritrovati a trattarlo frequentemente. Abbiamo registrato un aumento del disagio sicuramente collegato alla pandemia, ma anche alle fragilità sempre più presenti nel territorio. Per questo la società è la comunità hanno un valore sempre più importante, ed è auspicabile che queste siano sempre più integrate con le autorità sanitarie. L’età dei pazienti si sta sempre abbassando e vede comportamenti come disturbi alimentari e autolesionismi sempre in aumento”.

Tra gli oratori della conferenza stampa che si è svolta nella sede dell’Ausl di via Castiglione 29 c’è anche Pamela Bolognini. Pamela nel 2015 si è rivolta alle autorità sanitarie in seguito ad un periodo di forte difficoltà. Dopo sette anni, Pamela è diventata ESP (esperta nel supporto tra pari) e sta finalmente uscendo da quel periodo buio: “Il centro di salute mentale non può essere l’unica cosa. Si riparte da zero: serve una comunità, un lavoro. E lo dico da paziente, in carico dal 2015. Ho iniziato con un tirocinio formativo è da lì ho cominciato a riprendere in mano la mia vita. Lo stigma purtroppo esiste: mi sento spesso dire ‘tu prendi psicofarmaci, hai un problema’. Si ha la sensazione che una persona che prende medicine sia una persona pericolosa, da rinchiudere. Invece non è così: bisogna accogliere le persone e non giudicarle. È importantissimo il lavoro che viene fatto tra medici e utenti ma anche tra utenti stessi”.

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