Assalti esplosivi ai bancomat del nord, al palo la banda: perquisizioni e sequestri a San Lazzaro

"Programma criminale definito e duraturo nel tempo, tanto da progettare di assaltare sportelli automatici anche in Francia e in Belgio"

L'intervento a San Lazzaro

All'alba di oggi, 18 luglio, 100 Carabinieri di Bologna, insieme ai colleghi veneti e di Lecce, con il concorso del RIS di Parma, hanno dato il via all’operazione "Sorgente”, che ha inchiodato i membri di una banda dedita agli assalti agli sportelli degli istituti di credito del Veneto, della Lombardia e dell’Emilia Romagna.

A Bologna, in particolare, presso il campo nomadi di San Lazzaro di Savena, l’attività è stata coordinata dai Carabinieri della Compagnia della stazione, coadiuvati dal Nucleo Radiomobile del Comando Provinciale Carabinieri di Bologna, 5° Reggimento Carabinieri Emilia-Romagna e Vigili del Fuoco. Durante le operazioni è stato eseguito il sequestro di un paio di veicoli, alcuni smartphone, denaro e attrezzi da scasso.

Tra custodie cautelari in carcere,  arresti domiciliari e obblighi di dimora, i militari hanno identificato e fermato 9 persone, 6 sinti dai 24 ai 52 anni, due vicentini di 45 e 58 anni, e una donna di Treviso di 43. 

L’attività investigativa, avviata nel 2019, ha consentito di accertare che gli indagati si erano associati, con compiti distinti e ben definiti, per commettere una serie di assalti agli sportelli automatici degli istituti di credito, manomessi utilizzando congegni esplosivi artigianali composti da polvere pirica – le cd. “marmotte”, che venivano introdotte nei bocchettoni erogatori del contante e poi innescate elettricamente.

Le indagini sono state condotte pedinando gli indagati e intercettando le comunicazioni, sorvegliando a distanza le loro dimore e le basi logistiche della banda, costituite dai diversi garage dove venivano nascoste le autovetture utilizzate per le razzie e dai una carrozzeria in Veneto, dove si provvedeva a riparare le auto e a cambiarne il colore. Determinanti le analisi del RIS di Parma. 

Agli indagati, oltre all’associazione per delinquere, al riciclaggio, alla ricettazione e alla detenzione e al porto di materiale esplosivo, allo stato sono contestati anche il tentato furto del 18.11.2019 allo sportello della filiale del Monte dei Paschi di Siena di Sarmeola di Rubano, il furto del 16.12.2019 allo sportello della filiale della Banca Popolare di Puglia e Basilicata di Vicenza, dal quale riuscivano ad asportare la somma di euro 5.080,00, e il tentato furto del 17.04.2019 allo sportello dell’ufficio postale di via Sacro Cuore di Padova.

Una tappa importante dell’indagine è costituita dalla localizzazione e dal successivo sequestro in provincia di Treviso, in un garage in provincia di Padova, dell’autovettura utilizzata dagli indagati per commettere i raid, all’interno della quale sono stati rinvenuti 6 ordigni esplosivi dall’elevato potenziale, costituiti da 1.200 grammi circa di polvere pirica, una batteria per innescarli elettricamente, telai in ferro artigianali utilizzati per inserire le ccdd. “marmotte” nel bocchettone dei bancomat e un ariete, sempre in ferro e realizzato artigianalmente, che serviva per sfondare le vetrate degli istituti di credito, nonché altri attrezzi, indumenti utilizzati per il travisamento e un secchio, nel quale raccoglievano le banconote contenute nelle casse automatiche forzate.

L'auto era stata rubata la sera del 20.09.2019 a un cittadino tedesco in vacanza a Mirabilandia, in comune di Ravenna, e originariamente era di colore blu metallizzato e con targa tedesca, ma all’atto del rinvenimento è risultata riverniciata di un colore nero opaco e riportava targhe contraffatte, costituite da caratteri alfanumerici magnetici.

I promotori e organizzatori del gruppo criminale sono tutti pregiudicati per reati gravi, mentre altri indagati svolgevano compiti logistici, funzionali alla realizzazione dei colpi, dei quali ne condividevano i profitti.

"Avevano un programma criminale definito e duraturo nel tempo, tanto da progettare di assaltare sportelli automatici anche in Francia e in Belgio", fanno sapere i Carabinieri. Inoltre, disponevano di attrezzature tecniche per ostacolare le indagini, quali disturbatori di frequenze radio     – i cd. “jammer” – e rilevatori delle stesse frequenze per individuare eventuali microspie. L’attenzione prestata per rendere l’organizzazione impermeabile alle attività di contrasto era molto elevata: evitavano di portare con loro i telefoni cellulari per non essere rintracciabili, prestavano una particolare attenzione a non lasciare tracce dattiloscopiche e/o biologiche e, addirittura, si rivolgevano l’uno all’altro ricorrendo a pseudonimi, di volta in volta diversi. 

In Evidenza

Potrebbe interessarti

I più letti della settimana

  • Coronavirus, bollettino 24 novembre: +2.501, per la prima volta flessione sui contagi settimanali

  • Coronavirus Emilia-Romagna: il virus picchia duro, nell'imolese morto un 45enne

  • Siglata nuova ordinanza. Riaperture negozi, corsi e lezioni di ginnastica a scuola: ecco cosa cambia

  • Mangia la pizza e finisce in ospedale con un filo metallico nell'esofago: due denunce

  • Dati Covid confortanti: l'Emilia-Romagna verso la zona gialla (ma non subito)

  • Emilia-Romagna, bollettino covid 26 novembre: + 2157, 515 a Bologna. Calano i casi attivi

Torna su
BolognaToday è in caricamento