San Pietro in Casale: restaurato il grande dipinto "Trinità e santi" di Giacomo Cavedone

Recuperato insieme ad altre otto splendide opere, nell’ambito del progetto per il recupero del patrimonio artistico Quadri sacri, varato dalla Fondazione Carisbo in collaborazione con l’Ufficio Beni Culturali Ecclesiastici della Curia Arcivescovile di Bologna e con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio

Trinità e santi di Giacomo Cavedone: le due immagini prima e dopo il restauro

Si terrà domenica 13 ottobre 2019 alle ore 10, a San Pietro in Casale, la presentazione ufficiale dell’avvenuto restauro del grande dipinto di Giacomo Cavedone Trinità e santi custodito nella chiesa di San Michele Arcangelo di Cenacchio,

Giacomo Cavedone, Trinità e santi, chiesa di S. Michele Arcangelo di Cenacchio, PRIMA del restauro-2

Alla presenza dei rappresentanti delle Istituzioni locali e del parroco don Pietro Vescogni, verranno fatte rivivere le varie fasi del restauro nel racconto a cura di Angelo Mazza, Conservatore delle Collezioni d’Arte e di Storia della Fondazione, e del restauratore Alberto Rodella.  

Un grande dipinto dalla storia misteriosa

Misteriosa è la storia antica di questo grande dipinto di oltre tre metri di altezza sul quale, nel silenzio della critica d’arte, si era depositata una polvere plurisecolare. Così in una nota la Fondazione Carisbo raccontando: "l’immagine era pressoché illeggibile e i danni provocati dal tempo e dagli uomini hanno lasciato segni drammatici nelle ampie cadute di colore lungo la fascia inferiore, specie a sinistra. Eppure la composizione che, nella rappresentazione della Trinità, sovrappone il Padreterno a braccia spalancate, la colomba dello Spirito santo e la figura sbiancata del Crocifisso dall’impressionate ferita sul petto che cola sangue rivela una suggestiva forza iconica, frutto di un’esaltata visione mistica. A interpretarla, come mostra lo stile essenziale e violento, è Giacomo Cavedone, allievo di Ludovico Carracci e interprete di un rinnovato sentimento religioso, personaggio chiave della cultura artistica a Bologna nella prima metà del Seicento".

"Benché la storia antica del dipinto resti ignota - continua la Fondazione - l’iscrizione sul libro aperto di san Benedetto («Trinità santa protegete queste vostre serve e suore nostre») lascia intendere l’originaria destinazione all’altare di una chiesa legata a un monastero benedettino femminile; forse una chiesa interna, inaccessibile, come farebbe pensare il silenzio delle fonti a stampa e manoscritte. Il restauro realizzato ha restituito un testo figurativo di notevole importanza storico-artistica, oltre che religiosa, ma soprattutto ha sottratto l’opera a un destino di lenta, silenziosa, inesorabile scomparsa".

Il suo riscatto dallo stato di abbandono bene illustra le finalità del progetto Quadri sacri, che si propone di recuperare, all’interno del territorio diocesano bolognese, opere dimenticate, per lo più appartenenti a luoghi periferici segnati dallo spopolamento le cui comunità non sono più in grado di provvedere alla salvaguardia del patrimonio artistico ingente.

Otto le opere restaurate

Tra le otto opere restaurate nell’ambito del progetto figurano il dipinto Visitazione con san Giovanni evangelista di Vincenzo Spisanelli, pittore attivo a Bologna fino alla metà del Seicento, inizialmente come allievo e collaboratore del fiammingo Denys Calvaert, nella chiesa di Sant’Andrea di San Benedetto Val di Sambro; una tela settecentesca con la Madonna, il Bambino e santi di Giuseppe Carlo Pedretti, allievo di Marcantonio Franceschini, conservata nel Seminario Arcivescovile; una pala d’altare con la Natività della Vergine della chiesa di Santa Maria della Quaderna a Ozzano che si è rivelata del bolognese Ercole Procaccini, uno dei pittori più in vista nella Bologna del secondo Cinquecento; infine la pala di Gaetano Gandolfi con la Madonna, il Bambino e santi della chiesa di San Michele dei Leprosetti a Bologna, che ha rivelato la sigla del pittore con la data 1783, oltre allo sconosciuto Ritratto dell’arciprete don Pio Bolognesi nella sagrestia della chiesa di San Giovanni Battista a Minerbio, opera firmata e datata 1781 da Angelo Crescimbeni principale ritrattista a Bologna tra il 1760 e il 1780.

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