Sanità, così il Covid ha accelerato l'innovazione: "Il futuro sono gli ospedali che fanno sistema"

Un investimento di 265 milioni in 5 anni per un progetto molto ambizioso: "Non stiamo solo riemergendo da una crisi, ma stiamo costruendo un modello nazionale"

"Il Coronavirus ha accelerato il processo di innovazione del sistema sanitario, un'evoluzione che era già nei piani e il cui fulcro sarà il lavoro in rete delle strutture ospedaliere del territorio. Questa la conclusione a cui sono arrivati in modo corale l'assessore regionale alle Politiche per la salute, Raffaele Donini, il presidente della Conferenza territoriale sociale e sanitaria metropolitana, Giuliano Barigazzi e i direttori generali dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria di Bologna Chiara Gibertoni, dell’Azienda Usl di Bologna Paolo Bordon, dell'Irccs Istituto Ortopedico Rizzoli Anselmo Campagna e dell’Azienda Usl di Imola e Andrea Rossi riuniti per presentare il piano per i prossimi anni. E quello dell'Emilia-Romagna potrebbe diventare un modello di innovazione che non sta solo riemergendo da una crisi, ma ha una visione del futuro quando non si è ancora conclusa la pandemia. 

Verso un'idea di ospedali che fanno rete, un intreccio di saperi e professionisti

"Tutto comincia nell'emergenza, che da pandemica è diventata endemica, quando abbiamo dovuto abbattere dei muri e lavorare a nuovi standard per tutti gli ospedali dell'area metropolitana cercando in tempi strettissimi di risolvere il problema della ricollocazione dei posti letto - ha spiegato Giuliano Barigazzi - ma la fase di innovazione e di integrazione era già prevista. 

"Il Covid non ha fatto altro che accelerare quello che per un anno e mezzo avevamo disegnato come idea di sanità, che avesse come cardini integrazione fra saperi, conoscenze, strutture e tecnologie. Si affianca anche l'idea che Donini e il Rettore hanno già spiegato del nuovo rapporto fra università e territori che cominceremo ad esplorare già nelle prossime settimane. L'innovazione sarà a livello nazionale, non stiamo solo riemergendo con forza da un'emergenza, ma abbiamo una visione del futuro quando ancora la pandemia non si è conclusa. 

Il piano di riorganizzazione della rete ospedaliera che ci interesserà per i prossimi due anni ha due obiettivi: il riavvio pieno delle attività e nuovi standard di sicurezza nei percorsi di cura e nelle strutture ospedaliere, ma soprattutto l’apertura di una nuova fase di innovazione nella sanità metropolitana bolognese che ha come cardini: l’integrazione tra le aziende, l’abbattimento delle barriere tra ospedali e il pieno sviluppo del territorio per una compiuta presa in carico delle persone. É il risultato di un proficuo lavoro, non scontato, per il quale desidero ringraziare tutti coloro, tecnici e amministratori, che in questi mesi si sono impegnati perchè potesse diventare realtà". Barigazzi ricorda quando con successo la Maternità del Maggiore, per esigenze analoghe si trasferì provvisoriamente a Villa Erbosa.

Oltre l'emergenza: investimenti per 265 milioni in 5 anni

Dopo aver affrontato i duri dell’emergenza sanitaria, attraverso a un lavoro di squadra regionale che ha visto tutto il territorio impegnato in una collaborazione reciproca e continua, si ridisegna l’attività sanitaria dell’area metropolitana di Bologna. L’epidemia Covid-19, infatti, ha inevitabilmente inciso sull’assetto delle strutture ospedaliere, a partire dalla riconversione dei posti letto riservati ai pazienti ricoverati e dalla conseguente necessità di riorganizzarne la distribuzione che non verrà esternalizzata ma che prevede 'l'affitto' di strutture adeguate. 

E si infatti parte proprio dalla riorganizzazione temporanea dei posti letto e dalla valorizzazione delle migliori risorse di tutte le strutture metropolitane, che permetteranno di mantenere l’elevato livello di qualità del sistema sanitario bolognese. Il piano prevede importanti investimenti che richiederanno, oltre agli 86 milioni di euro già stanziati, ulteriori 180 milioni nei prossimi 5 anni.  Un piano costruito insieme da Regione, Comune, Conferenza territoriale sociale e sanitaria metropolitana, Policlinico Sant’Orsola, Azienda Usl di Bologna e di Imola, Istituto Ortopedico Rizzoli, e condiviso con le organizzazioni sindacali.

Raffaele Donini: "Necessario adeguare le strutture ai nuovi protocolli di sicurezza"

"In pochi mesi abbiamo assistito a un lavoro serissimo di coordinamento tecnico fra i direttori che oggi ci consegna un quadro positivo. la chiave è stata l'assunzione comune di responsabilità politica e strategica - ha dichiarato Raffaele Donini - La proposta di riorganizzazione della Rete ospedaliera Metropolitana Bolognese si rende necessaria per adeguare le strutture ai nuovi protocolli di sicurezza sanitaria riguardanti l’emergenza Covid-19. Un lavoro serio, meticoloso e proficuo, segno tangibile della collaborazione tra Aziende ospedaliere e territoriali, che hanno tradotto in progettualità concreta gli indirizzi della Regione e della Conferenza territoriale socio sanitaria bolognese. Rispetto alle prime proiezioni, che prevedevano l’ipotesi di oltre 400 posti letto da esternalizzare, si è raggiunto un risultato di grande equilibrio, grazie al fatto che si sono messi in campo importanti progetti interaziendali che prevedono l’utilizzo di strutture ospedaliere pubbliche già esistenti sia in città, che in ambito metropolitano. È solo in via assai residuale il ricorso a limitatissime esternalizzazioni. Continuerà il confronto e il dialogo con tutte le rappresentanze sindacali per ottenere una larga condivisione dei progetti di riorganizzazione in corso. Sono davvero soddisfatto del lavoro fin qui svolto, in coordinamento fra loro, da parte di tutti i direttori generali delle Aziende sanitarie ospedaliere e territoriali. La Regione accompagnerà il necessario piano degli investimenti previsti, ricercando adeguati finanziamenti, per rafforzare ulteriormente il sistema sanitario regionale, pubblico e universalistico”.

La situazione dei posti letto

Forte integrazione tra le Aziende, riorganizzazione e ristrutturazioni le linee d’azione condivise che, da maggio ad oggi, hanno consentito il recupero di oltre 250 posti letto negli ospedali pubblici, portando così il numero di posti per i quali si ipotizza una ricollocazione al di fuori della rete a 88 per il Policlinico Sant’Orsola, 25 per l’Istituto Ortopedico Rizzoli e 30 per l’Azienda Usl di Bologna. Il trasferimento complessivo, dunque, riguarderà solo 143 posti e sarà temporaneo, limitato a 24-36 mesi, il tempo necessario per portare a termine i primi lavori strutturali previsti dal piano. Un numero che si è molto ridimensionato, grazie alle azioni intraprese in accordo con la Regione e la Conferenza territoriale sociale e sanitaria di Bologna, rispetto alla perdita di oltre 400 posti - tra Sant’Orsola, Azienda Usl e Rizzoli - stimata dalle Aziende con una prima, immediata analisi svolta nella fase finale del picco epidemico Covid-19. Molte le azioni già messe in campo per risolvere le criticità, dalla riorganizzazione dell’attività clinica al recupero o riconversione di ambienti non utilizzati (come sale riunioni ed ambulatori) e altrettante quelle previste per fronteggiare l’immediato futuro.

Bordon, Ausl Bologna: "Salito su un treno in corsa, ho capito che avremmo fatto cose belle e importanti" 

Paolo Bordon, direttore generale Ausl di Bologna: "Sono salito su un treno in corsa, ma da subito ho percepito questa grande disponibilità di intenti che porta a poter fare insieme tante cose belle. Da una situazione di emergenza possono nascere delle opportinotà e questa operazione non si limita certo alla sola ricollocazione di letti, ma mette insieme dei professionisti e somma delle eccellenze condividendone i percorsi in una operazione di vantaggio per il sistema e per i pazienti. Far ripartire l’offerta e i servizi sanitari nelle migliori condizioni di sicurezza sia per i cittadini che per gli operatori è l’obiettivo comune al centro della collaborazione tra le quattro Aziende sanitarie del territorio metropolitano. Un lavoro di squadra, declinata una virtuosa integrazione, che si è fatto carico di garantire le maggiori risposte all’interno del sistema pubblico e solo per pochi servizi cercare temporaneamente spazi alternativi con alti criteri di qualità ed efficacia”.

Tempistiche dell'operazione: 36 mesi al massimo

E' Chiara Gibertoni a fare il punto anche sui tempi: "Come ha detto il presidente Barigazzi, che ha esposto l'assetto che il Sant'Orsola si prepara realizzare per i prossini 2 anni, dopo uno sforzo notevole di organizzazione e analisi delle criticità. Il periodo più duro si limiterà ai tempi indicati, 36 mesi massimo. La cosa interessante è il fatto che abbiamo provato anche strade inesplorate. Il lavoro fin qui fatto è solo un tassello di un importante piano di rivisitazione delle strutture sanitarie metropolitane e dei percorsi di presa in carico che si svolgerà per i prossimi cinque anni. Il Policlinico di Sant’Orsola esce dall’epidemia Covid particolarmente colpito e la sfida oggi è trasformare la difficile fase di emergenza sanitaria vissuta in questi mesi in una opportunità per sviluppare ulteriormente la qualità del servizio sanitario regionale nell’ambito metropolitano bolognese, realizzando compiutamente l’Irccs e l’integrazione territoriale e ospedaliera tra Aziende sanitarie quale elemento chiave per l’efficacia delle cure e dell’offerta di percorsi e presa in carico ai cittadini”.

Anselmo Campagna: “Di fronte all’emergenza Covid-19 l’Istituto ha messo le proprie risorse e competenze a disposizione dell’Area Metropolitana per rispondere al primario bisogno di salute rappresentato dalla Traumatologia e ha maturato la proposta di una Rete Ortopedica e Traumatologica Metropolitana, coordinata dal Rizzoli. Tutte le strutture di ortopedia e gli ambulatori dell’urgenza ortopedica dell’area metropolitana sono a pieno titolo parte di questa rete, che trattando tempestivamente le lesioni ortopediche garantisce una specifica attenzione per l’urgenza, riducendo l’impatto sulle liste d'attesa per gli interventi chirurgici programmati. La Traumatologia rappresenta anche l’opportunità per l’Istituto di sviluppare nuovi percorsi di ricerca clinica. La presenza del Rizzoli con i suoi professionisti all’interno del Maggiore è un progetto di vera integrazione e di formazione per i nuovi specialisti ortopedici”.

Andrea Rossi racconta cosa accade a Imola, un servizio che si estenderà per accogliere i paziendi di tutto il territorio: "L'Azienda Usl di Imola intende portare un contributo fattivo alla rete ospedaliera metropolitana a partire dal settore traumatologico, garantendo una risposta altamente qualificata ai pazienti residenti nei territori limitrofi a quelli aziendali, che potranno essere centralizzati direttamente dal 118 al Santa Maria della Scaletta. I pazienti ne beneficeranno per tempestività di trattamento e prossimità al proprio domicilio e contestualmente la rete organizzativa permetterà una più equilibrata ripartizione delle attività traumatologiche nell'area metropolitana". /EC

Focus sul Policlinico Sant’Orsola  

Al Sant’Orsola è stata riorganizzata l’attività clinica, migliorato l’utilizzo di posti letto, ristrutturati settori/stanze occupate da altre destinazioni o non utilizzate, riconvertendole in degenza; è stato potenziato l’organico per avviare l’attività in aree attualmente non attive; sono state ricollocate, nella prospettiva di una appropriatezza e qualificazione del percorso di cura, attività sanitarie in altri ospedali della rete pubblica.

É stata anche avviata una collaborazione con la Fondazione Policlinico Sant’Orsola, che prevede la realizzazione di un progetto di accoglienza per i pazienti provenienti non da Bologna, in particolare se in attesa di esito del tampone per rilevare la presenza di Coronavirus, in strutture extra ospedaliere.

I posti letto più urgenti ancora da ricollocare sono quelli delle Unità Operative di Chirurgia orale e maxillo facciale, Chirurgia plastica, Otorinolaringoiatria e audiologia per cui si sta programmando il trasferimento dell’attività presso l’Ospedale Bellaria. Inoltre, per i posti letto di Ortopedia,in particolare per attività traumatologica, sarà necessario identificare un luogo da affittare mediante interpello rivolto a strutture autorizzate e accreditate.
Una situazione transitoria, riassorbita non appena saranno ultimati i lavori al via in questi giorni nelle ali A e B del Padiglione 5 (tempo stimato di circa 24-36 mesi), che consentiranno un recupero di 120 posti letto.

Azienda Usl Bologna

Per quanto riguarda l’Azienda sanitaria di Bologna, è previstolo sviluppo del progetto di ambito urologico, denominato “stone center”, presso l’Ospedale di San Giovanni in Persiceto, con l’apertura di 6 posti letto dell’Azienda ospedaliero universitaria e l’identificazione della piattaforma operatoria del medesimo ospedale come principale sede metropolitana per la risposta alla patologia litiasica, con conseguente incremento di sedute operatorie dedicate.

E ancora: lo sviluppo organizzativo dell’attività di chirurgia generale a medio-bassa complessità con riarticolazione dell’offerta sulle sedi di San Giovanni in Persiceto, ove verrà garantita la risposta ai cittadini residenti nel territorio della Pianura Ovest, e Bazzano, identificata come principale piattaforma logistica del programma di medio-bassa complessità chirurgica del dipartimento chirurgico aziendale.
Sempre all’ospedale di Bazzano saranno potenziati i posti letto delle cure intermedie, un’attività inizialmente pianificata per gli inizi del 2020 e che viene confermata sebbene, in conseguenza della pandemia, sia necessaria una ripianificazione temporale correlata agli interventi strutturali da avviare sullo stabilimento di Bazzano.

Si punterà anche sulla sempre maggiore caratterizzazione dell’Ospedale Maggiore per l’attività chirurgica ad alta complessità, con focus sulla patologia oncologica e in emergenza/urgenza. Ospedale Maggiore dove è inoltre previsto l’ampliamento della dotazione di letti semintensivi e intensivi nell’ambito del progetto Hub regionale terapie intensive.

E ancora,  l’Ausl sta provvedendo a ricollocare per un periodo di circa due anni mediante l’affitto logistico di spazi in strutture accreditate e autorizzate da individuarsi previo interpello (mantenendo per sé la dotazione di personale), i posti letto di cure intermedie e di post acuti attualmente collocati presso l’ospedale Bellaria, in modo tale da rendere disponibili circa 30 posti letto destinati ad accogliere l’attività chirurgica di maxillo facciale, chirurgia plastica e otorinolaringoiatrica dell’Azienda Ospedaliero-Universitaria. In questo modo viene a realizzarsi una piattaforma unica per la risposta alle patologie del distretto testa-collo al servizio dei cittadini dell’area bolognese.

Istituto Ortopedico Rizzoli

Rispetto ad una ipotesi iniziale di riduzione della dotazione di 115 posti letto, una analisi interna più approfondita ha permesso di limitare di oltre la metà tale riduzione, portandola a 53 posti letto. Due gli obiettivi su cui è necessario lavorare: da un lato realizzare, con specifici investimenti, un programma di ammodernamento tecnologico ed ampliamento strutturale dell’Istituto, dall’altro ricollocare presso piattaforme esterne alla rete degli ospedali pubblici un volume di attività pari ad almeno 25 posti letto.

Si lavora anche sul progetto di Rete Ortopedica Metropolitana. Questo nuovo assetto consentirà di sviluppare protocolli per la ripartizione dei pazienti traumatologici tra le strutture ospedaliere presenti sul territorio, con il forte coinvolgimento dell'Azienda Usl di Imola che si farà carico di una quota di traumatologia anche per territori limitrofi, come Ozzano, San Lazzaro, Budrio e Molinella; un piano da cui si attendono miglioramenti sia in termini maggiore tempestività del trattamento, sia della prossimità alla residenza del paziente. La realizzazione della Rete Traumatologica Metropolitana prevede: l’acquisizione da parte dello IOR di 25 posti letto presso l’ospedale Maggiore in quanto Trauma Center e da assegnare a equipe afferenti all’Istituto, consentendo così al Rizzoli di potenziare e concentrare le attività in elezione e gli interventi più complessi; l’istituzione di un coordinamento dei nodi “chirurgici” e delle interfacce con la rete dell’emergenza -in ingresso- e la rete riabilitativa e della post acuzie -in uscita-, al fine di governare l’intero processo per prevenire la congestione dei centri traumatologici metropolitani di riferimento.


 

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