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Nomine politiche ed emorragia di ricoveri, Gabanelli 'punge' Rizzoli e Bellaria

Una mini-inchiesta pubblica dati e documenti interni che puntano il dito contro la gestione degli ultimi anni. Il Movimento 5 Stelle attacca: 'Lo denunciamo da sempre'

Un calo di ricoveri a favore delle cliniche convenzionate, la fuga di diversi medici illustri verso la sanità privata lombarda. E' una stilettata ad alcune aziende sanitarie bolognesi quella che arriva da Milena Gabanelli e Simona Ravizza, una mini-inchiesta che al centro vede la gestione degli ospedali Rizzoli di Bologna e Bellaria di San Lazzaro. A darne notizia il Corriere della Sera, nella rubrica Dataroom.

La tesi, documentata anche con documenti interni, è che le politiche dei vertici stiano portando a un calo di attività di alcune sale operatorie e dei ricoveri, ai quali corrisponderebbe un aumento dei costi dovuti al ricorso ai privati e a un allungamento delle liste di attesa.

Una emorragia di attività alla quale fa il pari l'emorragia di illustri camici bianchi, trasferitisi altrove nel privato lombardo oppure sostituiti. Inevitabile il riferimento anche alle nomine politiche dei vertici della sanità regionale, un punto che scatena l'attacco del Movimento 5 Stelle.

Silvia Piccinini, capogruppo dei grillini in Regione, ha infatti presentato un’interrogazione alla giunta. “Anche da noi, una volta considerati l’eccellenza del panorama sanitario nazionale, c’è una lenta ma continua perdita di pazienti e competenze, sempre a vantaggio delle cliniche e delle strutture private. E come noi sosteniamo da tempo attraverso interrogazioni, accesso agli atti e interpellanze, la causa di questa emorragia è da ricercarsi esclusivamente nelle scelte di chi amministra questa regione che governa il sistema sanitario secondo una logica esclusivamente politica e non premia conoscenze e competenze”.

Nell’interrogazione presentata si fa riferimento in particolar modo alle nomine decise dalla giunta Bonaccini ai vertici dell’istituto Rizzoli. “In un documento riservato e riportato nell’inchiesta giornalistica si fa riferimento anche al fatto che solo 6 interventi chirurgici su 10 soddisfano il limite dei 6 mesi, smentendo così i dati trionfalistici e totalmente autoreferenziali che questa giunta ormai da anni ci propina per convincerci del suo buon lavoro sulla sanità -conclude Piccinini- un problema che abbiamo rilevato più di una volta e che in occasione dell’assestamento di bilancio riproporremo chiedendo che la Regione pubblichi in modo chiaro e trasparente i tempi di attesa per singola struttura e non per l’intero bacino territoriale di riferimento”.

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