Il Sant'Orsola diventa Irccs: la firma del ministero

Sullo sfondo l'integrazione tra Ausl e policlinico universitario

Dopo la nascita dell'Irccs al Sant'Orsola, fa un nuovo passo la saldatura tra il policlinico universitario e l'assistenza sanitaria locale in capo all'Ausl di Bologna.

Durante la cerimonia per la firma del decreto che ufficializza la nascita del quinto istituto di ricerca e cura dell'Emilia-Romagna, presente il viceministro Pierpaolo Sileri, il rettore dell'Alma mater, Francesco Ubertini, ha rilanciato la proposta di una "azienda unica universitaria territoriale", in grado di fare saltare del tutto le barriere tra i maggiori enti sanitari dell'area metropolitana.

Ora che l'Irccs dedicato ai trapianti e al trattamento dei tumori mette insieme il Sant'Orsola con due unità operative dell'ospedale Maggiore la "componente territoriale a questo punto è l'altra sfida da vincere", sottolinea Ubertini. "Anche noi come Università dobbiamo aprirci a collaborazioni più intense col territorio".

Nell'immediato questo significherà ad esempio più tirocini e più specializzandi impiegati nelle strutture sanitarie del territorio, come le case della salute. Forse più cauti gli amministratori sui successivi livelli di integrazione, ma anche il presidente della conferenza socio-sanitaria, Giuliano Barigazzi, parla di un necessario "salto di qualità" nei rapporti con l'Università.

A partire dalla geriatria: con l'invecchiamento della popolazione, diventa cruciale secondo l'assessore il coinvolgimento degli studenti nella cura delle persone. Per l'assessore regionale alla Sanità, Raffaele Donini, è una "rivoluzione copernicana che dobbiamo sostenere", ma servono, ha detto Donini nel suo intervento di oggi al Sant'Orsola, più fondi per la ricerca.

 "Quello che è accaduto nei mesi di picco epidemico- ha detto invece la direttrice del policlinico, Chiara Gibertoni- ha messo in evidenza limiti evidenti, ma ha anche illuminato il volto di una comunità che ha usato cuore e cervello per affrontare la sfida. Oggi iniziamo un futuro di cooperazione, non di competizione".

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Ringrazia il Governo per i "tempi rapidissimi" il presidente dell'Emilia-Romagna, Stefano Bonaccini. "La firma di oggi permette di investire dove c'è tanto bisogno, cioè in ricerca e innovazione", dice ancora il governatore. Per Sileri il modello della sanità emiliano-romagnola "è un modello che funziona, lo abbiamo visto con l'emergenza Covid. Ha radici solide e profonde, non si è piegato. Aggiungere questo Irccs significa avere altri 600 ricercatori, moltiplicare le pubblicazioni e la nostra capacità di fuoco a livello internazionale. Spero che il Covid ci abbia insegnato a riportare la sanità al centro, insieme alla ricerca" (DIre)

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