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Il sarcofago egizio "Unmontu" torna a splendere sotto gli occhi dei bolognesi

Grazie al progetto "Restituzioni" i bolognesi potranno seguire passo dopo passo il restauro di questo meraviglioso sarcofago risalente al 746 – 655 a.C

Un affascinante cantiere aperto, quello allestito al Museo Civico Archeologico di Bologna per il recupero del sarcofago egizio "Unmontu": tutti i visitatori potranno da oggi ammirare il lavoro che sta impegnando un team di specialisti sia sulla diagnostica che sul restauro vero e proprio. 

Il restauro, il cui cantiere di restauro proseguirà fino a dicembre 2017 (in una modalità appunto aperta al pubblico, viene realizzato nell'ambito della XVIII edizione di "Restituzioni"  a cura di Intesa Sanpaolo ed è la terza edizione consecutiva di "Restituzioni", il programma biennale di restauri di opere pubbliche ideato e curato appunto da Intesa Sanpaolo. Il 18 febbraio prossimo verrà presentato il risultato finale. 

"Progetti come questo - spiega Paola Giovetti, responsabile Istituzione Bologna Musei - ci danno modo di crescere nella conoscenza delle tecniche di restauro e sono inoltre molto apprezzati: pensate che abbiamo anche degli appassionati che in queste occasioni prendono dei giorni di ferie per seguire i procedimenti!". E se un giorno si pensasse di fare un reality? L'idea che emerge dalla presentazione. 

La proposta presentata per la XVIII edizione del progetto prevede il restauro conservativo del sarcofago antropoide ligneo di un alto funzionario egiziano chiamato di Unmontu, attribuibile per tipologia, apparato iconografico e testuale all'epoca della XXV dinastia (746 – 655 a.C.). Il prezioso manufatto è giunto a Bologna attraverso un lascito del pittore bolognese Pelagio Pelagi, che donò alla sua città natale un'immensa collezione di reperti comprendente anche 3109 antichità egiziane acquistate sul mercato antiquario negli anni tra il 1824 e il 1845, successivamente confluite nel patrimonio del Museo Civico Archeologico come uno dei principali nuclei originari.

Sin dal suo arrivo in città nel 1861 questo sarcofago attirò l'attenzione degli studiosi e dei cittadini bolognesi per la vivace policromia, il raffinato apparato iconografico e la ricchezza dei testi funerari in caratteri geroglifici che si distribuiscono in colonne sull’intera superficie esterna sia della cassa sia del coperchio.

Nelle scorse settimane è stata avviata la valutazione dello stato conservativo del manufatto attraverso un complesso studio conoscitivo condotto sotto la direzione scientifica di Daniela Picchi, funzionario egittologo del museo, e a cura del Consorzio CROMA Conservazione e Restauro di Opere e Monumenti d'Arte di Roma, con il supporto scientifico di esperti in diverse discipline operanti in vari atenei e istituzioni: Alma Mater Studiorum - Università di Bologna, Università di Urbino “Carlo Bo”, Università degli Studi di Modena e Reggio-Emilia, Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree – CNR, Istituto di Geoscienze e Georisorse – CNR, Centro di Datazione e Diagnostica – Università del Salento, Soprintendenza per i Beni e
le Attività Culturali della Valle d'Aosta.

L'articolato progetto diagnostico, finalizzato a fornire le conoscenze preliminari agli interventi di restauro, è stato supportato dalle più avanzate tecnologie non distruttive. Accanto all’analisi tomografica computerizzata con raggi X e alla datazione con il metodo del radiocarbonio sono state effettuate analisi anatomiche per determinare la specie legnosa e uno studio relativo alla
policromia mediante indagini non invasive e micro-invasive; approcci diagnostici tesi ad un’analisi accuratissima del manufatto, che hanno permesso di individuare i materiali costitutivi, le tecniche esecutive, le diverse fasi di lavorazione ed eventuali interventi conservativi di epoca moderna.

IL RESTAURO PRESEDENTE E LA DIFFICOLTA' DATA DA UNO STRATO DI VERNICE ROSSA. Le risultanze delle indagini hanno evidenziato un precario stato conservativo del sarcofago e la necessità di un nuovo intervento, dopo un precedente restauro effettuato negli anni sessanta del Novecento. Come già sperimentato in passato, il Museo Civico Archeologico condividerà con il pubblico questo importante momento di ricerca e conservazione aprendo le porte del cantiere per seguire gli interventi di restauro fino al termine previsto nel dicembre 2017: "La difficoltà che abbiamo riscontrato è lo strato di vernice-mastice che ricopre il sarcofago e che nel tempo si disidrata e si muove in modo differente rispeto agli altri materiali - spiega Silvia Foschi - Il sarcofago è composto da diversi strati: sul legno una copertura totale di tessuto di lino, poi la calcite e sopra ancora i colori. Colori che richiamano alla 25°dinastia". 

IL RESTAURO "IN DIRETTA". In corrispondenza delle fasi più significative del lavoro sarà infatti possibile assistere “in diretta” alle pazienti operazioni degli esperti grazie ad un box/laboratorio posizionato tra le teche espositive della sezione egizia, la terza in Italia per importanza. Una modalità di fruizione, quella del “cantiere aperto”, particolarmente efficace coma pratica di divulgazione e valorizzazione dei beni culturali, per favorire la conoscenza del patrimonio artistico conservato negli spazi museali attraverso un'emozionante esperienza di coinvolgimento.

La restituzione del sarcofago, che ne salvaguarderà correttamente la futura fruizione all'interno del percorso espositivo, verrà così assicurata da una virtuosa sinergia tra le competenze scientifiche attivate dal Museo Civico Archeologico e l'impegno di Intesa Sanpaolo nella difesa dei beni artistici nazionali.

LA FINE DEL LAVORO E L'ESPOSIZIONE ALLA VENARIA REALE. Al termine dei lavori, domenica 18 febbraio 2018 alle ore 16.00 Daniela Picchi e Emiliano Antonelli del Consorzio Croma presenteranno gli esiti dell'importante operazione in una conferenza aperta al pubblico. Inoltre, a conclusione della campagna di restauri finanziati per la XVIII edizione di Restituzioni, il sarcofago di Unmontu, unitamente ad altre 200 opere salvate, provenienti da 17 regioni italiane, sarà esposto alla Venaria Reale di Torino, in una grande mostra organizzata da Intesa Sanpaolo dal 27 marzo al 16 settembre 2018.

 

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