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Violenza sulle donne, le magliaie 'social' realizzano 100 scarpette rosse

Una installazione che mette in mostra 100 scarpette rosse per 100 donne uccise: "7 km di filato, che 34 mani hanno intrecciato con ferri e uncinetti in quasi 600 ore di lavoro"

Cento scarpette fatte a maglia per ricordare cento donne vittime di violenza di genere e femminicidi. Sono state realizzate da "Maglia che ti passa", un gruppo di laniste che a cadenza regolare si ritrova in vari luoghi pubblici della città per "sferruzzare" tutte insieme per produrre sciarpe e maglioni, e sono diventate una installazione esposta al Voltone del Podestà, in Piazza Maggiore in concomitanza con il Festival – La Violenza Illustrata de La Casa delle Donne. 

Simbolo della lotta contro ogni tipo di abuso di genere e contro la violenza sulle donne, le scarpette rosse hanno fatto la loro prima comparsa il 27 luglio del 2012, quando l'artista Elina Chauvet le utilizzò per la prima volta in un'installazione artistica pubblica davanti al consolato messicano di El Paso, in Texas, per ricordare le centinaia di donne uccise nella città messicana di Juarez. Come ogni novembre, in corrispondenza con la giornata contro la violenza sulle donne (il 25 novembre) anche quest'anno Casa delle Donne ha presentato una serie di incontri ed eventi per fare sensibilizzazione. 

"Abbiamo avuto il privilegio di essere invitate a partecipare al Festival – La Violenza Illustrata su richiesta della Casa delle Donne - spiega Fancesca di Maglia che ti passa - Ci sono voluti circa 7 km di filato, che 34 mani hanno intrecciato con ferri e uncinetti in quasi 600 ore di lavoro per realizzare una istallazione di oltre 100 scarpe rosse, per ricordare 100 donne, vittime riconosciute di violenza di genere, di femminicidio, di sopraffazione perché erano donne e per ricordare, simbolicamente con un punto interrogativo, le vittime non note, talvolta vittime di crimini non conosciuti".

"Fare le scarpe è stato divertente, intrigante, tecnicamente una sfida. Contarle ci ha messo un po’ d’ansia: temevamo di non farcela e ci ha fatto tirare un sospiro di sollievo quando abbiamo capito che la meta era raggiungibile. Recuperare le chiavi, capire come aprire il portone per entrare nella cappella, montare i pannelli e ricoprirli di rete sono state operazioni a tratti esilaranti. Ma maneggiare quei cartellini, con i nomi, le dati, i crimini riassunti in poche lapidarie parole, è stato un pugno nello stomaco. Anche per questo, per la riflessione che ci ha fatto fare, ringraziamo l’opportunità che ci è stata offerta". 

"Dopo l'esposizione - continua Francesca - i nostri manufatti andranno alla Casa delle Donne di Bologna e verranno probabilmente riutilizzati in altri contesti".

Chi sono le donne che "fanno la maglia" nel vostro gruppo? "Il gruppo sui social ha 500 iscritti, ma le magliaie operative (in realtà abbiamo anche un maschio da qualche tempo!) sono trenta, mentre sono state 17 quelle che hanno lavorato a questo progetto. Siamo eterogenee, dai 35 ai 70 anni, professioni differenti fra dirigenti, insegnanti, baby sitter...Non tutte hanno avuto la fortuna di avere una mamma o una nonna che insegnasse loro a lavorare con ferri e uncinetto e noi passiamo in qualche modo il testimone. Il che è una grande soddisfazione". 

L'installazione di "Maglia che ti passa" riporta dunque i nomi di 100 donne uccise in Italia per violenza di genere: sarà esposta in Piazza Maggiore dal 7 novembre al 4 dicembre

IL GRUPPO DI LANISTE CHE HA 500 ISCRITTI SU FACEBOOK. Maglia che ti passa-laniste bolognesi è un gruppo spontaneo, nato sui social, che raduna persone accomunate dalla passione per il lavoro a maglia o uncinetto, è luogo virtuale in cui incontrarsi -per poi vedersi davvero!- scambiarsi idee, modelli, chiacchierare, ridere e scherzare, ma anche raccontarsi la vita. Su Facebook il gruppo conta oltre 500 iscritti e una trentina di persone si incontrano regolarmente, sempre in luogo pubblico, per dare a tutti la massima libertà di partecipare e per mettere in mostra una forma di artigianato tradizionale che vogliamo tenere viva. Partecipano persone di diverse età, di varie provenienze geografiche, professioniste e impiegate, baby-sitter, pensionate, insegnanti e dirigenti e il frequentarsi diventa per tutti un momento di conoscenza e di approfondimento di altre sfere, che esulano dal lavoro a maglia. 
 

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